Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il genere apocalittico
Il genere apocalittico (da apo-kaluptein = s-velare, togliere il velo del mistero) è una rimeditazione sugli annunci profetici riguardanti gli interventi di Dio nella storia, ma soprattutto una rilettura immaginifica della teologia del “Giorno di IHWH”: esso sarebbe stato il momento del giudizio finale di Dio contro le nazioni infedeli e contro lo stesso Israele peccatore (Is 13,6-13; Sof 1,14; Gl 4,14-20; Zc 14,1; Ml 3,14-19…), ma anche di salvezza dei giusti dopo un periodo di tribolazione e di afflizione, con retribuzione terrena o futura (Dn 9; 11; 12…). In un tempo di crisi e di oppressione, si rinnova la speranza in Dio che, tramite il suo Messia, interverrà per sconfiggere gli empi e far trionfare i buoni. Nella letteratura apocalittica si fa uso di linguaggio simbolico, di visioni, e si attribuiscono i testi a grandi personaggi dell’A.T. (Esdra, Baruk, Mosè, Isaia, Abramo, Giacobbe, Enoch…)
Il lungo discorso che si legge in Luca 21 appartiene al genere apocalittico: vengono descritti gli ultimi tempi come tempi di guerre e di divisioni, di terremoti e di carestie, di catastrofi cosmiche. Questo linguaggio ampiamente presente nel discorso di Gesù, non è il messaggio, ma semplicemente il mezzo espressivo che tenta di comunicarlo. Nessuna di queste frasi deve essere presa alla lettera.
Il discorso apocalittico nasce dalla convinzione che la storia cammina, sotto la guida di Dio, verso una salvezza piena e definitiva. Le delusioni e le continue contraddizioni della storia non riusciranno mai a demolire tale speranza, anzi serviranno a purificarla e a insegnare che la salvezza è, al di là dell’esistenza presente, opera di Dio e non solo dell’uomo.
Il discorso apocalittico invita i credenti – che ora sono i cristiani coinvolti nelle persecuzioni e amareggiati dall’odio del mondo – a rinnovare la loro fiducia nella promessa di Dio e a perseverare nelle scelte di fede e a non cadere in compromessi: “neppure un capello del vostro capo perirà” (Lc 21,18).
Siamo invitati a non appesantire i nostri cuori in dissipazioni o negli affanni della vita (21,34), ma a vegliare in ogni momento pregando, per avere la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo (21,36).
Il Regno di Dio si è instaurato nell’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù, nell’“ora” (Gv 13,1) in cui egli è passato da questo mondo al Padre, e con lui ha fatto fare Pasqua, cioè passaggio, anche a noi. Ma se ciò si è già realizzato nella fede “una volta per tutte” (Rm 6,10; Eb 7,27; 9,12; 1 Pt 3,18), per noi che restiamo ancora nella creaturalità, soggiacendo ai limiti dello spazio e del tempo, c’è ancora l’esperienza della sofferenza e della morte. Nella fede siamo già salvati, partecipi della vita stessa di Dio, del suo regno glorioso; nell’esperienza quotidiana siamo ancora sotto il segno della creaturalità e dei suoi limiti. Per questo preghiamo: “Venga il tuo regno” (Mt 6,10; Lc 11,2), chiedendo a Dio che sperimentiamo presto anche nella nostra dimensione storica quanto si è già realizzato nell’eternità di Dio, la vittoria definitiva sul male e sulla morte da parte del Figlio. È il grido del credente che implora: “Maranà tha: vieni, Signore!” (1 Cor 16,22), come la Sposa dell’Apocalisse (Ap 22,17.20). Che già ora, nella nostra vita, possiamo partecipare, nella fede, alla vittoria di Cristo sul male e sulla morte, che già ora la nostra vita sia piena della gioia del Regno! Nell’attesa dell’incontro definitivo con il Signore che si realizzerà con la nostra morte, quando usciremo dallo spazio e dal tempo per andare incontro a Dio nella sua felice eternità.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il genere apocalittico
Il genere apocalittico (da apo-kaluptein = s-velare, togliere il velo del mistero) è una rimeditazione sugli annunci profetici riguardanti gli interventi di Dio nella storia, ma soprattutto una rilettura immaginifica della teologia del “Giorno di IHWH”: esso sarebbe stato il momento del giudizio finale di Dio contro le nazioni infedeli e contro lo stesso Israele peccatore (Is 13,6-13; Sof 1,14; Gl 4,14-20; Zc 14,1; Ml 3,14-19…), ma anche di salvezza dei giusti dopo un periodo di tribolazione e di afflizione, con retribuzione terrena o futura (Dn 9; 11; 12…). In un tempo di crisi e di oppressione, si rinnova la speranza in Dio che, tramite il suo Messia, interverrà per sconfiggere gli empi e far trionfare i buoni. Nella letteratura apocalittica si fa uso di linguaggio simbolico, di visioni, e si attribuiscono i testi a grandi personaggi dell’A.T. (Esdra, Baruk, Mosè, Isaia, Abramo, Giacobbe, Enoch…)
Il lungo discorso che si legge in Luca 21 appartiene al genere apocalittico: vengono descritti gli ultimi tempi come tempi di guerre e di divisioni, di terremoti e di carestie, di catastrofi cosmiche. Questo linguaggio ampiamente presente nel discorso di Gesù, non è il messaggio, ma semplicemente il mezzo espressivo che tenta di comunicarlo. Nessuna di queste frasi deve essere presa alla lettera.
Il discorso apocalittico nasce dalla convinzione che la storia cammina, sotto la guida di Dio, verso una salvezza piena e definitiva. Le delusioni e le continue contraddizioni della storia non riusciranno mai a demolire tale speranza, anzi serviranno a purificarla e a insegnare che la salvezza è, al di là dell’esistenza presente, opera di Dio e non solo dell’uomo.
Il discorso apocalittico invita i credenti – che ora sono i cristiani coinvolti nelle persecuzioni e amareggiati dall’odio del mondo – a rinnovare la loro fiducia nella promessa di Dio e a perseverare nelle scelte di fede e a non cadere in compromessi: “neppure un capello del vostro capo perirà” (Lc 21,18).
Siamo invitati a non appesantire i nostri cuori in dissipazioni o negli affanni della vita (21,34), ma a vegliare in ogni momento pregando, per avere la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo (21,36).
Il Regno di Dio si è instaurato nell’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù, nell’“ora” (Gv 13,1) in cui egli è passato da questo mondo al Padre, e con lui ha fatto fare Pasqua, cioè passaggio, anche a noi. Ma se ciò si è già realizzato nella fede “una volta per tutte” (Rm 6,10; Eb 7,27; 9,12; 1 Pt 3,18), per noi che restiamo ancora nella creaturalità, soggiacendo ai limiti dello spazio e del tempo, c’è ancora l’esperienza della sofferenza e della morte. Nella fede siamo già salvati, partecipi della vita stessa di Dio, del suo regno glorioso; nell’esperienza quotidiana siamo ancora sotto il segno della creaturalità e dei suoi limiti. Per questo preghiamo: “Venga il tuo regno” (Mt 6,10; Lc 11,2), chiedendo a Dio che sperimentiamo presto anche nella nostra dimensione storica quanto si è già realizzato nell’eternità di Dio, la vittoria definitiva sul male e sulla morte da parte del Figlio. È il grido del credente che implora: “Maranà tha: vieni, Signore!” (1 Cor 16,22), come la Sposa dell’Apocalisse (Ap 22,17.20). Che già ora, nella nostra vita, possiamo partecipare, nella fede, alla vittoria di Cristo sul male e sulla morte, che già ora la nostra vita sia piena della gioia del Regno! Nell’attesa dell’incontro definitivo con il Signore che si realizzerà con la nostra morte, quando usciremo dallo spazio e dal tempo per andare incontro a Dio nella sua felice eternità.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il genere apocalittico
Il genere apocalittico (da apo-kaluptein = s-velare, togliere il velo del mistero) è una rimeditazione sugli annunci profetici riguardanti gli interventi di Dio nella storia, ma soprattutto una rilettura immaginifica della teologia del “Giorno di IHWH”: esso sarebbe stato il momento del giudizio finale di Dio contro le nazioni infedeli e contro lo stesso Israele peccatore (Is 13,6-13; Sof 1,14; Gl 4,14-20; Zc 14,1; Ml 3,14-19…), ma anche di salvezza dei giusti dopo un periodo di tribolazione e di afflizione, con retribuzione terrena o futura (Dn 9; 11; 12…). In un tempo di crisi e di oppressione, si rinnova la speranza in Dio che, tramite il suo Messia, interverrà per sconfiggere gli empi e far trionfare i buoni. Nella letteratura apocalittica si fa uso di linguaggio simbolico, di visioni, e si attribuiscono i testi a grandi personaggi dell’A.T. (Esdra, Baruk, Mosè, Isaia, Abramo, Giacobbe, Enoch…)
Il lungo discorso che si legge in Luca 21 appartiene al genere apocalittico: vengono descritti gli ultimi tempi come tempi di guerre e di divisioni, di terremoti e di carestie, di catastrofi cosmiche. Questo linguaggio ampiamente presente nel discorso di Gesù, non è il messaggio, ma semplicemente il mezzo espressivo che tenta di comunicarlo. Nessuna di queste frasi deve essere presa alla lettera.
Il discorso apocalittico nasce dalla convinzione che la storia cammina, sotto la guida di Dio, verso una salvezza piena e definitiva. Le delusioni e le continue contraddizioni della storia non riusciranno mai a demolire tale speranza, anzi serviranno a purificarla e a insegnare che la salvezza è, al di là dell’esistenza presente, opera di Dio e non solo dell’uomo.
Il discorso apocalittico invita i credenti – che ora sono i cristiani coinvolti nelle persecuzioni e amareggiati dall’odio del mondo – a rinnovare la loro fiducia nella promessa di Dio e a perseverare nelle scelte di fede e a non cadere in compromessi: “neppure un capello del vostro capo perirà” (Lc 21,18).
Siamo invitati a non appesantire i nostri cuori in dissipazioni o negli affanni della vita (21,34), ma a vegliare in ogni momento pregando, per avere la forza di comparire davanti al Figlio dell’uomo (21,36).
Il Regno di Dio si è instaurato nell’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù, nell’“ora” (Gv 13,1) in cui egli è passato da questo mondo al Padre, e con lui ha fatto fare Pasqua, cioè passaggio, anche a noi. Ma se ciò si è già realizzato nella fede “una volta per tutte” (Rm 6,10; Eb 7,27; 9,12; 1 Pt 3,18), per noi che restiamo ancora nella creaturalità, soggiacendo ai limiti dello spazio e del tempo, c’è ancora l’esperienza della sofferenza e della morte. Nella fede siamo già salvati, partecipi della vita stessa di Dio, del suo regno glorioso; nell’esperienza quotidiana siamo ancora sotto il segno della creaturalità e dei suoi limiti. Per questo preghiamo: “Venga il tuo regno” (Mt 6,10; Lc 11,2), chiedendo a Dio che sperimentiamo presto anche nella nostra dimensione storica quanto si è già realizzato nell’eternità di Dio, la vittoria definitiva sul male e sulla morte da parte del Figlio. È il grido del credente che implora: “Maranà tha: vieni, Signore!” (1 Cor 16,22), come la Sposa dell’Apocalisse (Ap 22,17.20). Che già ora, nella nostra vita, possiamo partecipare, nella fede, alla vittoria di Cristo sul male e sulla morte, che già ora la nostra vita sia piena della gioia del Regno! Nell’attesa dell’incontro definitivo con il Signore che si realizzerà con la nostra morte, quando usciremo dallo spazio e dal tempo per andare incontro a Dio nella sua felice eternità.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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