Carissimi tutti,
nel vangelo di domenica scorsa, Gesù esultava nel Signore perché il Padre ha nascosto il suo segreto ai potenti e lo ha affidato ai deboli, dicendo ai più piccoli: “venite a me”, al mio cuore, alla mia cura.
I madjiri
Qui in Ciad questo vangelo è rivolto particolarmente ai bambini “ma ha djiri” (letteralmente “colui che è uscito per Dio”) che secondo una certa usanza di parte del mondo musulmano vengono affidati ad un catechista (Marabout) per l’educazione alla fede.
Il problema è che non hanno nessun supporto economico per cui all’età di 6, 7, 8 anni devono, lontano da casa, badare a sé stessi cercando il cibo, le medicine, il vestito.
I madjiri sono veri e propri mendicanti e girano dal mattino a sera in cerca di cibo. “Chan Allah” (fai questo per Dio) dicono tendendo la ciotola in acciao inox e sperando di ricevere la polenta del giorno prima, una cipolla, un piccolo obolo.
Di questo fenomeno non si parla, c’è una coltre che lo copre. E purtroppo a volte i bambini soccombono alla durezza della loro vita. Altri ce la fanno, imparano il piccolo commercio, sono solidali tra loro, sono un esercito di piccoli cercatori di vita.
“Un cuore solo”
Kemkogi (letteralmente: “un cuore solo”) è il nome dell’Azione Cattolica del Ciad. Sono bambini dai 5 ai 12 anni che vivono l’ideale dell’unità in un Paese multiculturale e multireligioso.
Giovedì scorso, si sono riuniti in 210 alla parrocchia “S. Giuseppe” di Bongor per il campo estivo. I bimbi del nostro vicariato erano in 56, accompagnati da 2 ragazze più grandi.
La cosa che mi colpisce di più dei ciadiani è la loro estrema adattabilità alle situazioni. Per i nostri bimbi non è un problema dormire per terra in una classe. Stendono il tappeto, cercano qualche appiglio per appendere la zanzariera ed il gioco è fatto.
Per divertirsi ci vuole un tamburo, per lavarsi un secchio, per mangiare le mani. Ci si siede per terra, ci si lava le mani, si fa la preghiera e si mangia insieme.
La vita scorre
Come vedete, la vita scorre qui a Bongor. Cerchiamo di starle dietro.
La nostra comunità si è ristretta per la partenza di p. Thierry. Rimaniamo io e Marco. Il vescovo mi ha chiesto di assumere la parrocchia per un anno. Così ora il campo si estende dal piccolo vicariato di Sile alla grande città di 120.000 abitanti con tutti i villaggi annessi.
Gesù nel vangelo dice ancora: “il mio giogo è dolce ed il carico leggero”.
Nella nostra zona pastorale (che comprende 6 parrocchie), i missionari che ci hanno preceduto hanno previsto un centro di formazione in un posto molto bello vicino al fiume. I vescovi italiani hanno donato 25.000 € per la ristrutturazione. Ogni parrocchia deve dare un contributo economico, e siccome il Vicariato non ha soldi ma braccia, due giovedì fa abbiamo lanciato una petizione per una mattinata di lavoro. Hanno risposto in 50 per la pulizia del luogo.
“Ero carcerato e mi avete visitato”
Un’altra attività che ci ha visti impegnati ultimamente è il carcere. Qui a Bongor ci sono 560 prigionieri. La piccola comunità cristiana è visitata settimanalmente da un pastore protestante e da me. Abbiamo già celebrato tre messe coinvolgendo i giovani del vicariato e ieri sono andato per le confessioni.
Un signore anziano mi ha confidato che desiderava confessarsi da 3 anni.
C’è tanta sofferenza in carcere ma anche tanta santità.
In diversi non battezzati sono venuti alla confessione perché desideravano affidare a Dio il peso grave sul cuore.
Carissimi, tanta vita, tanta luce, tanto riscatto nel Paese senza sbocco sul mare più grande dell’Africa.
Vi saluto chiedendovi di pregare per me, per noi, per loro.
Salam Alekum! Alla prossima.
Foto di padre Carlo Salvadori

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