Fra Nazareno da Pula – Provincia e Diocesi di Cagliari – è stato un religioso Cappuccino della religiosa Provincia di Sardegna e Corsica.
Il 22 maggio 2026, il Santo padre Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il relativo Decreto virtutibus.
Fra Nazareno, umile frate questuante per le strade di Sassari, Cagliari e Sorso, cuoco e portinaio dei conventi da lui abitati, è ora Servo di Dio.
Al secolo Giovanni Zucca (1911-1992), il Cappuccino sardo dedicò la sua missione terrena primieramente all’accoglienza, al consiglio e alla consolazione della gente che incontrava; parallelamente all’espletamento dei quotidiani servizi conventuali.
Anche san Pio da Pietrelcina indicava ai fedeli sardi fra Nazareno come testimone evangelico a cui andare per attingere la consolazione dello Spirito. La sua intima vita divina – alimentata dalla Eucaristia e dalla preghiera personale – traboccava nella prossimità ai dubbiosi, agli afflitti, ai poveri.
La vocazione francescana e la missione apostolica accolte e scelte dal Servo di Dio Nazareno incarnano la strada che Leone XIV indicava per la Chiesa universale, per mezzo della Esortazione Apostolica Dilexit te: «La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa.
Sul volto ferito dei poveri troviamo impressa la sofferenza degli innocenti e, perciò, la stessa sofferenza del Cristo.
Allo stesso tempo, dovremmo parlare forse più correttamente dei numerosi volti dei poveri e della povertà, poiché si tratta di un fenomeno variegato.
Infatti, esistono molte forme di povertà: quella di chi non ha mezzi di sostentamento materiale, la povertà di chi è emarginato socialmente e non ha strumenti per dare voce alla propria dignità e alle proprie capacità, la povertà morale e spirituale, la povertà culturale, quella di chi si trova in una condizione di debolezza o fragilità personale o sociale, la povertà di chi non ha diritti, non ha spazio, non ha libertà»; così come annunciano la fecondità del proficuo lavoro nella vigna del Signore: «Tale missione trova pienezza di senso in Cristo e si può comprendere solo a partire da Lui.
In fondo, la santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita. Consiste nell’unirsi alla morte e risurrezione del Signore in modo unico e personale, nel morire e risorgere continuamente con Lui.
Ma può anche implicare di riprodurre nella propria esistenza diversi aspetti della vita terrena di Gesù: la vita nascosta, la vita comunitaria, la vicinanza agli ultimi, la povertà e altre manifestazioni del suo donarsi per amore» (Francesco, Gaudete et exsultate 20).
Gli uomini di Dio della “porta accanto” e del quotidiano ci rilanciano – dunque – la bellezza del dono di sé nell’amore, la dignità di ogni persona umana, la meta della comune redenzione universale.
Foto di fra Piero Sirianni

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