{"id":23896,"date":"2025-07-14T00:01:46","date_gmt":"2025-07-13T22:01:46","guid":{"rendered":"https:\/\/spaziospadoni.org\/?p=23896"},"modified":"2025-07-14T00:01:46","modified_gmt":"2025-07-13T22:01:46","slug":"vangelo-di-domenica-20-luglio-xvi-domenica-anno-c-luca-10-38-42","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/spaziospadoni.org\/it\/vangelo-di-domenica-20-luglio-xvi-domenica-anno-c-luca-10-38-42\/","title":{"rendered":"Vangelo di domenica 20 luglio: XVI domenica anno C: Luca 10, 38-42"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\">LUCA 10,38-42<\/h2>\n<p>Ges\u00f9 compie un gesto di rottura: va a casa di due donne (cfr Gv 4,27). Se poi si identifica Maria con la peccatrice anonima di Luca 7,27 (cfr Gv 12,3, che attribuisce a Maria sorella di Lazzaro l\u2019unzione di Betania), il gesto \u00e8 ancora pi\u00f9 clamoroso. La Legge proibiva di comunicare i segreti di Dio alle donne come ai pagani: \u201cSi brucino le Parole della Torah, ma non siano comunicate e una donna\u201d (j. Sot\u00e0 19 a 8). Si noti che Maria \u00e8 accovacciata ai piedi del Signore (cfr At 22,3), in posizione discepolare, uno status che all\u2019epoca era riservato solo ai maschi.<\/p>\n<p>Si riprende qui il tema dell\u2019accogliere-non accogliere. In 9,53 dechomai raccontava un rifiuto, qui hypo-dechomai (10,38) racconta un\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>Luca ha collocato questo episodio subito dopo la parabola del Samaritano (10,25-37) per illustrare le due facce dell\u2019unico comandamento: l\u2019amore per il prossimo e l\u2019amore per il Signore. Nei confronti del prossimo il servizio e la carit\u00e0, nei confronti del Signore l\u2019ascolto e il discepolato.<\/p>\n<p>Le parole con le quali Ges\u00f9 risponde a Marta ricordano che il servizio non deve assillare al punto da far dimenticare l\u2019ascolto. Il servizio della tavola non \u00e8 pi\u00f9 importante dell\u2019ascolto della Parola (cfr At 6, 1-2).<\/p>\n<p>Affannarsi e agitarsi \u00e8 l\u2019atteggiamento dei pagani (12,29), non perch\u00e9 \u00e8 pagano l\u2019oggetto della ricerca (in questo caso Dio e il prossimo), ma \u00e8 pagano il modo di cercare: affannoso, inquieto, agitato. Marta non \u00e8 \u201coccupata\u201d dal servizio, ma \u201cdistolta\u201d, distratta.<\/p>\n<p>La ragione di tanta agitazione sono le \u201ctroppe cose\u201d (10,41), la tensione, cio\u00e8 tra il troppo e l\u2019essenziale, il secondario e il necessario. Il troppo \u00e8 sempre a scapito dell\u2019essenziale. Le troppe cose impediscono non soltanto l\u2019ascolto, ma anche il vero servizio. Fare molto \u00e8 segno di amore, ma pu\u00f2 anche far morire l\u2019amore. L\u2019ospitalit\u00e0 ha bisogno di compagnia, non soltanto di cose. Perfino il troppo \u201cdare\u201d, anche per amore, rischia di togliere spazio elle relazioni.<\/p>\n<p>Alcuni manoscritti tralasciano la frase: \u201cuna cosa sola \u00e8 necessaria\u201d, o la sostituiscono con: \u201cc\u2019\u00e8 bisogno di poche cose\u201d per il pranzo (interpretazione ascetica). Altri uniscono le due formule: \u201cc\u2019\u00e8 bisogno di poche cose, anzi di una sola\u201d (soluzione di compromesso). La \u201cparte buona\u201d (v. 42) indica la porzione di cibo, ma soprattutto l\u2019eredit\u00e0: in ambito ebraico \u00e8 lo studio della Legge.<\/p>\n<p>La contrapposizione del brano non \u00e8 tra servizio e contemplazione, ma \u201ctra preoccupazioni distraenti e atteggiamento discepolare\u201d (M. Crimella). Il \u201cfare\u201d non \u00e8 un\u2019alternativa all\u2019\u201cascoltare\u201d. Solo dall\u2019ascolto pu\u00f2 scaturire il vero amore per il prossimo.<\/p>\n<p>\u201c\u00abContemplazione e servizio\u00bb: questa \u00e8 \u00abla strada\u00bb da scegliere nella vita per non cadere nella tentazione dei \u00abcultori di quella religione che \u00e8 l\u2019\u201cindaffaratismo\u201d\u00bb, i quali \u00abfanno anche del bene, ma non del bene cristiano: un bene umano\u00bb. \u00c8 l\u2019insegnamento che Papa Francesco ha tratto dall\u2019episodio evangelico di Marta e Maria proposto dalla liturgia durante la messa celebrata a Santa Marta nella mattina di marted\u00ec 9 ottobre.<\/p>\n<p>Riferendosi al passo di Luca (10,38-42) il Pontefice ha subito osservato che \u00abGes\u00f9 approfitta del modo di agire di queste due sorelle per insegnarci come deve andare avanti la vita del cristiano\u00bb. Nella casa in cui \u00e8 ospitato, infatti, \u00abc\u2019era Maria, che ascoltava il Signore\u00bb, mentre la sorella Marta \u00abera occupata nei servizi, andava da una parte all\u2019altra, \u201cdistolta\u201d, come dice il Vangelo\u00bb. Lei stessa, ha notato Francesco, \u00absi lament\u00f2\u00bb con Ges\u00f9 dicendogli: \u00abNo, ma, Signore, ma questa non fa nulla, questa guarda te, ascolta te ma ci vuole il lavoro&#8230;\u00bb. E lo fece \u00abcon coraggio\u00bb. Marta, del resto, \u00abera una di quelle donne forti\u00bb. E non a caso, secondo quanto riferisce Luca, \u00absi fece avanti e disse&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 \u00abuna di quelle donne che sanno farsi avanti\u00bb ha rimarcato il Papa, citando anche un altro brano evangelico e ricordando che \u00ablei stessa \u00e8 andata da Ges\u00f9, quando ha sentito che stava arrivando, dopo la morte di Lazzaro, e lo ha rimproverato: \u201cSe tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto. Ma io so che quello che tu chiederai al Padre, lo far\u00e0\u201d\u00bb. Anche in quella circostanza \u00absi fece avanti\u00bb, dimostrando di essere una di quelle \u00abdonne che hanno il coraggio di andare sempre avanti\u00bb. E tuttavia \u00abera troppo indaffarata: i lavori la prendevano; era sempre, sempre indaffarata\u00bb. E \u00abnon aveva tempo per guardare Ges\u00f9, per contemplare Ges\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Evidenziando la differenza tra Marta e Maria, il Signore \u00abci vuole insegnare come deve essere la vita dei cristiani\u00bb. Infatti, ha fatto notare il Pontefice, \u00abci sono tanti cristiani che vanno, s\u00ec, la domenica a messa, ma poi sono indaffarati, sempre\u00bb, al punto che \u00abnon hanno tempo n\u00e9 per i figli, neppure per giocare con loro; \u00e8 brutto, questo: \u201cHo tanto da fare, sono indaffarato\u201d\u00bb. Alla fine queste persone \u00abdiventano cultori di quella religione che \u00e8 l\u2019\u201cindaffaratismo\u201d: sono del gruppo degli \u201cindaffaratisti\u201d, che sempre stanno facendo\u00bb. A loro si potrebbe dire: \u00abFermati, guarda il Signore, prendi il Vangelo, ascolta la parola del Signore, apri il tuo cuore\u00bb. Ma essi preferiscono \u00absempre il linguaggio del fare, sempre\u00bb. E anche se \u00abfanno del bene\u00bb, non si tratta di \u00abbene cristiano\u00bb ma di \u00abbene umano\u00bb.<\/p>\n<p>In sostanza, ha affermato il Papa, \u00aba questi manca la contemplazione\u00bb. E a Marta stessa \u00abmancava quello\u00bb. Era \u00abcoraggiosa, sempre andava avanti, portava le cose in mano\u00bb, ma \u00able mancava la pace: perdere il tempo guardando il Signore\u00bb.<\/p>\n<p>Da parte sua Maria non si beava in un \u00abdolce far niente\u00bb. Ella invece \u00abguardava il Signore perch\u00e9 il Signore toccava il cuore e da l\u00ec, dall\u2019ispirazione del Signore, \u00e8 da dove viene il lavoro che si deve svolgere dopo\u00bb. A conferma di ci\u00f2 il Pontefice ha indicato l\u2019esempio delle monache e dei monaci di clausura, che \u00abnon stanno tutta la giornata guardando il cielo. Pregano e lavorano\u00bb secondo \u00abil motto di san Benedetto: ora et labora, prega e lavora. Le due cose insieme. La contemplazione e l\u2019azione\u00bb. Da qui la domanda di Francesco \u00abper ognuno di noi: \u201cIo, da quale parte mi schiero? Sono troppo contemplativo&#8230; o troppo indaffarato?\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Per completare la sua meditazione il Papa ha suggerito anche \u00abl\u2019esempio del cristiano Paolo\u00bb descritto nella prima lettura, tratta dalla lettera ai Galati (1, 13-24). In essa l\u2019apostolo \u00abracconta la sua vita, come perseguitava ferocemente la Chiesa, la devastava\u00bb. Ma \u00abquando Dio lo tocc\u00f2, quando Dio lo scelse, ha ricevuto il dono della contemplazione di Ges\u00f9\u00bb. Il suo atteggiamento \u00e8 in apparenza \u00abcurioso\u00bb: egli infatti, ha notato il Pontefice, \u00abnon \u00e8 andato a predicare\u00bb immediatamente, ma \u2014 come racconta nella lettera \u2014 \u00absubito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano Apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco\u00bb. Dunque \u00abse n\u2019\u00e8 andato a pregare, se n\u2019\u00e8 andato a contemplare il mistero di Ges\u00f9 Cristo che gli era stato rivelato\u00bb. Perch\u00e9 \u00abogni cosa che faceva Paolo, la faceva con questo spirito di contemplazione, di guardare il Signore. Era il Signore che parlava dal suo cuore, perch\u00e9 Paolo era un innamorato del Signore\u00bb.<\/p>\n<p>Questa, secondo Francesco, \u00ab\u00e8 la parola-chiave per non sbagliare: innamorati\u00bb. Cos\u00ec \u00abnoi, per sapere da quale parte stiamo, se esageriamo perch\u00e9 andiamo in una contemplazione troppo astratta, anche gnostica, o se siamo troppo indaffarati, dobbiamo farci la domanda: \u201cSono innamorato del Signore? Sono sicuro, sono sicuro, sicura che lui mi ha scelto, mi ha scelta? O vivo il mio cristianesimo cos\u00ec, facendo delle cose&#8230; s\u00ec, faccio questo, faccio, faccio&#8230;\u00bb. Ma, ha esortato, \u00abguarda il cuore, contempla!\u00bb.<\/p>\n<p>Per esemplificare la sua riflessione il Papa ha invitato a pensare \u00aba una donna, sposata; il marito torna dal lavoro, stanco&#8230; si vogliono bene\u00bb. E \u00ablei dice: \u201cCom\u2019\u00e8 andata?\u201d \u2014 \u201cBene, bene\u201d \u2014 \u201cMa, siediti, accomodati: io continuo\u201d\u00bb. Questo per\u00f2, ha affermato Francesco, \u00abnon \u00e8 amore\u00bb, perch\u00e9 \u00abuna donna innamorata, quando torna il marito dal lavoro, lo abbraccia, lo bacia, prende il tempo per stare con lui; anche il marito con la moglie\u00bb. Questo significa che bisogna \u00abprendere il tempo davanti al Signore, nella contemplazione, e fare di tutto per il Signore al servizio degli altri. Contemplazione e servizio: questa \u00e8 la strada nostra della vita\u00bb.<\/p>\n<p>In conclusione il Pontefice ha proposto un esame di coscienza. \u00abOgnuno di noi \u2014 ha detto \u2014 pensi: quanto tempo al giorno do a contemplare il mistero di Ges\u00f9? E poi: come lavoro? Lavoro tanto che sembra un\u2019alienazione, o lavoro coerente alla mia fede, lavoro come un servizio che viene dal Vangelo? Ci dar\u00e0 bene pensare questo\u00bb\u201d.<\/p>\n<p><em style=\"font-size: 16px;\">Buona Misericordia a tutti!<\/em><\/p>\n<p><em style=\"text-transform: initial;\">Chi volesse leggere un\u2019esegesi pi\u00f9 completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a\u00a0<a href=\"mailto:migliettacarlo@gmail.com\">migliettacarlo@gmail.com<\/a>.<\/em><\/p>\n<h3>Fonte dell&#8217;articolo<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/spaziospadoni.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">spazio + spadoni<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LUCA 10,38-42 Ges\u00f9 compie un gesto di rottura: va a casa di due donne (cfr Gv 4,27). Se poi si identifica Maria con la peccatrice anonima di Luca 7,27 (cfr Gv 12,3, che attribuisce a Maria sorella di Lazzaro l\u2019unzione di Betania), il gesto \u00e8 ancora pi\u00f9 clamoroso. 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