{"id":26917,"date":"2025-10-02T00:01:57","date_gmt":"2025-10-01T22:01:57","guid":{"rendered":"https:\/\/spaziospadoni.org\/?p=26917"},"modified":"2026-08-26T10:32:49","modified_gmt":"2026-08-26T09:32:49","slug":"vangelo-di-domenica-05-ottobre-xxvii-domenica-anno-c-luca-17-5-10","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/spaziospadoni.org\/it\/vangelo-di-domenica-05-ottobre-xxvii-domenica-anno-c-luca-17-5-10\/","title":{"rendered":"Vangelo di domenica 05 ottobre: XXVII domenica anno C: Luca 17, 5-10"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center;\">LUCA 17, 5-10<\/h2>\n<p><em>5 Gli apostoli dissero al Signore: 6 \u00abAumenta la nostra fede!\u00bb. Il Signore rispose: \u00abSe aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.<\/em><\/p>\n<p><em>7 Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dir\u00e0 quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? 8 Non gli dir\u00e0 piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finch\u00e9 io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? 9 Si riterr\u00e0 obbligato verso il suo servo, perch\u00e9 ha eseguito gli ordini ricevuti? 10 Cos\u00ec anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi \u00e8 stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Da: C. MIGLIETTA, L\u2019INGIUSTIZIA DI DIO e altre anomalie del suo Amore\u2026, Gribaudi, Milano, 2013<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>SERVI INUTILI O SERVI COCCOLATI?<\/h3>\n<p>In Luca ci sono due parabole sul rapporto tra padrone e servi che sono tra loro contraddittorie. La prima in genere ci lascia sconcertati: \u201cChi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dir\u00e0 quando rientra dal campo: &lt;&lt;Vieni subito e mettiti a tavola?&gt;&gt;. Non gli dir\u00e0 piuttosto: &lt;&lt;Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finch\u00e9 io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu&gt;&gt;? Si riterr\u00e0 obbligato verso il suo servo, perch\u00e9 ha eseguito gli ordini ricevuti? Cos\u00ec anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi \u00e8 stato ordinato, dite: &lt;&lt;Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare&gt;&gt;\u201c (Lc 17,7-10).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>E i diritti dei lavoratori?<\/h3>\n<p>Ci sono parecchie obiezioni da muovere a questo ragionamento. La prima \u00e8 che l\u2019atteggiamento del padrone sembra perlomeno \u201cantisindacale\u201d: dopo una giornata di lavoro, per di pi\u00f9 duro come quello di arare o di portare le greggi al pascolo, il diritto alla \u201cpausa mensa\u201d appare proprio sacrosanto.<\/p>\n<p>Secondo: il padrone tratta i servi davvero&#8230; da schiavi, mentre ogni buona logica di gestione del personale ormai ci sottolinea come sia bene avere rapporti cordiali con i dipendenti, cercando di metterli il pi\u00f9 possibile a loro agio, anche ai fini di una migliore produttivit\u00e0.<\/p>\n<p>Terzo: non si valorizzano certo le risorse umane se, invece di far partecipi i lavoratori del \u201cPiano Aziendale\u201d, li si obbliga a definirsi \u201cinutili\u201d: altro che implementare la loro autostima!<\/p>\n<p>\u201cLa parabola, per quanto teologicamente ineccepibile, lascia un\u2019impressione amara, quasi che Dio si comporti con l\u2019uomo da padrone o tratti la creatura prediletta da schiavo. L\u2019autore \u00e8 cosciente di tale pericolo ed evita per questo di nominarlo direttamente. Ad ogni modo il paragone a cui ricorre \u00e8 del tutto infelice, non quadra con nessuna delle precedenti immagini con cui si \u00e8 sforzato di presentare o di delineare i rapporti e i comportamenti di Dio con l\u2019uomo. Egli \u00e8 l\u2019amico che si pu\u00f2 disturbare a tutte le ore, anche di notte1, il buon pastore2, il padre del figliol prodigo3, ecc&#8230;. Il discorso, applicato alla lettera, diventa insostenibile, paradossale. E\u2019 difficile supporre che l\u2019uomo che ha assolto i suoi compiti davanti a Dio non abbia raggiunto maggior vicinanza e amicizia con lui. Si pu\u00f2 tutt\u2019al pi\u00f9 concludere che ci\u00f2 non sia dovuto in termini contrattuali, a rigore di giustizia, ma per grazia\u201d (O. da Spinetoli4).<\/p>\n<p>Anche Papa Francesco aveva sottolineato che nella Chiesa tutti siamo utili: \u201cNessuno \u00e8 inutile nella Chiesa e se qualcuno a volte dice ad un altro: &lt;&lt;Vai a casa, tu sei inutile&gt;&gt;, questo non \u00e8 vero, perch\u00e9 nessuno \u00e8 inutile nella Chiesa, tutti siamo necessari per costruire questo Tempio che \u00e8 la Chiesa [&#8230;]. Nessuno \u00e8 anonimo: tutti formiamo e costruiamo la Chiesa. Questo ci invita anche a riflettere sul fatto che se manca il mattone della nostra vita cristiana, manca qualcosa alla bellezza della Chiesa.\u201d5.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La gratuit\u00e0 della salvezza<\/h3>\n<p>Il brano \u00e8 allora certamente un richiamo forte all\u2019umilt\u00e0, alla modestia, al nascondimento. Ma \u00e8 anche sottolineatura, ancora una volta, della gratuit\u00e0 della salvezza, che giunge non per le nostre opere, ma solo per la grazia di Dio. Ci\u00f2 che ciascuno fa nel Regno di Dio non ci permette di accampare diritti o privilegi, \u00e8 solo risposta al \u201ccomando\u201d (Lc 17,10) di Dio, al suo disegno di salvezza, per cui Dio ci riempie del suo amore e vuole che ne trabocchiamo ai fratelli, portando frutti di operosit\u00e0 e di bene.<\/p>\n<p>La traduzione: \u201cSiamo servi inutili\u201d non \u00e8 esatta: \u201cachr\u00e8ioi\u201d non significa che essi non hanno nessuna importanza, ma che sono \u201csenza utile\u201d (\u201ca-chr\u00e8ios\u201d), cio\u00e8 senza guadagno, gratuiti. \u201cSignifica che non facciamo il nostro lavoro per guadagno o per utile, ma per dovere e gratuitamente: semplicemente perch\u00e9 siamo suoi e apparteniamo a lui [&#8230;]. Il ministero apostolico \u00e8 di sua natura gratuito, perch\u00e9 rivela la fonte da cui scaturisce: &lt;&lt;Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date&gt;&gt; (Mt 10,8). Per Paolo la ricompensa pi\u00f9 alta \u00e8 predicare gratuitamente il Vangelo6. L\u2019apostolo \u00e8 associato al ministero di grazia e di misericordia del suo Signore per il mondo. Origine del suo servizio \u00e8 la fede, come esperienza personale di colui che lo ha amato e ha dato se stesso per lui7. Per questo, a differenza del fratello maggiore, non \u00e8 pi\u00f9 nella logica del dare\/avere, ma in quella del dono gratuito [&#8230;]. Non si tratta di doverismo o di interesse: l\u2019amore sperimentato lo rende libero di servire come il suo Signore\u201d (S. Fausti8).<\/p>\n<p>Questa parabola esprime quindi in modo al solito paradossale la nostra totale dipendenza dall\u2019iniziativa divina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Un Dio che si fa Servo<\/h3>\n<p>Ma il rapporto tra Dio e noi \u00e8 delineato da un\u2019altra parabola, apparentemente antitetica alla prima: \u201cSiate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno trover\u00e0 ancora svegli; in verit\u00e0 vi dico, si cinger\u00e0 le sue vesti, li far\u00e0 mettere a tavola e passer\u00e0 a servirli\u201d (Lc 12,36-37).<\/p>\n<p>Qui invece stupisce l\u2019eccessiva bont\u00e0 del padrone. Egli \u00e8 lo sposo che torna dalle nozze. Ci si aspetterebbe che venga trattato con ogni riguardo: \u00e8 il festeggiato, a lui vanno tutte le attenzioni e gli onori. Invece questo padrone-sposo si mette a fare il servo e, dismesso l\u2019abito nuziale e indossata la divisa del lavoratore, serve a tavola i suoi dipendenti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 casuale che il padrone sia \u201clo Sposo\u201d: la nuzialit\u00e0 \u00e8 una delle metafore preferite dalla Scrittura per esprimere l\u2019amore di Dio per il suo popolo e per ogni singolo uomo. Solo un Dio amante pu\u00f2 rifiutare il dovuto servizio degli uomini e farsi \u201cServo\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 un comportamento sconcertante, sbalorditivo, che ci viene spontaneo rifiutare per la sua grandezza: come fa Pietro, quando Ges\u00f9, nell\u2019ultima cena, \u201csi alz\u00f2 da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi vers\u00f2 dell&#8217;acqua nel catino e cominci\u00f2 a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l&#8217;asciugatoio di cui si era cinto\u201d (Gv 13,4-5). Il lavare i piedi al padrone era riservato a uno schiavo pagano9: era un gesto di tale abbassamento che, ci dice il Midrash10, non poteva essere richiesto nemmeno a uno schiavo ebreo. Oppure era un gesto di immenso amore: poteva essere praticato dalla moglie nei confronti del marito o anche dalle figlie verso il loro padre. In un\u2019opera giudaica alessandrina si racconta che Asenath, promessa sposa a Giuseppe, figlio di Giacobbe, e che diventer\u00e0 la madre di Efraim e di Manasse11, si offre di lavare i piedi del futuro marito: ma Giuseppe si rifiuta che la sua donna faccia un gesto da schiava. Allora Asenath ribatte dolcemente: \u201cI tuoi piedi sono i miei piedi [&#8230;]. Nessun altro laver\u00e0 i tuoi piedi\u201d. Lavare i piedi, infine, poteva essere un segno di profonda devozione, e talora con questo segno i discepoli omaggiavano il loro Maestro o Rabbi.<\/p>\n<p>La lavanda dei piedi avveniva quando si entrava in casa, non durante il pasto. E il rituale della cena pasquale non prevede nessuna lavanda dei piedi, ma solo il lavarsi delle mani dopo il rito della seconda coppa. Ges\u00f9 quindi compie un gesto irrituale e inaspettato, che scatena la reazione di Pietro, che allibito dichiara: \u201cNon mi laverai mai i piedi!\u201d (Gv 13,8).<\/p>\n<p>Qui abbiamo non solo un gesto esemplare del servizio che i credenti dovranno vivere come dimensione fondamentale della loro Fede: \u201cVi ho dato infatti l&#8217;esempio, perch\u00e9 come ho fatto io, facciate anche voi\u201d (Gv 13,15). Qui abbiamo un\u2019immensa rivelazione teologica: \u201cDopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li am\u00f2 sino alla fine\u201d (Gv 13,1): Dio ama i suoi \u201ce\u00ecs t\u00e8los\u201d, \u201csino alla fine\u201d. Come dice Giovanni Crisostomo, \u201csino alla fine\u201d ha valenza temporale, indicando che tutta la vita di Ges\u00f9 fu amore, ma anche significato quantitativo: \u201cNessuno ha un amore pi\u00f9 grande di questo: dare la vita per i propri amici\u201d (Gv 15,3). Ges\u00f9 ci rivela quindi che Dio \u00e8 amore totale.<\/p>\n<p>I Musulmani chiamano Dio con novantanove nomi, che corrispondono a definizioni bellissime che troviamo anche nell\u2019Antico Testamento: il Misericordioso, il Pietoso, il Santo, la Pace, il Custode, il Potente, il Creatore, il Perdonatore, il Munifico, il Sostentatore, il Sublime, il Generoso, il Perfetto, il Dolcissimo [&#8230;]. Nelle confraternite mistiche islamiche si dice che il centesimo Nome di Dio sar\u00e0 noto solo agli eletti12. In Ges\u00f9 si rivela questo Nome che riempie e compie tutti gli altri: \u201cDio \u00e8 Amore\u201d (1 Gv 4,8). \u201cDio si rivela in quello che costituisce l\u2019aspetto pi\u00f9 profondo della sua divinit\u00e0 e manifesta la sua gloria, proprio facendosi nostro servitore, lavando i piedi alle sue creature\u201d (H. U. Von Balthasar13). \u201cDio non \u00e8 il sommo padrone che possiede tutto. Dio \u00e8 il pi\u00f9 grande povero che non possiede nulla&#8230; Ha donato tutto eternamente e non pu\u00f2 donare di pi\u00f9, perch\u00e9 questo dono lo costituisce nel suo essere persona fondato unicamente sulla carit\u00e0\u201d (M. Zundel14).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Un Dio \u201ccapovolto\u201d<\/h3>\n<p>La rivelazione dell\u2019episodio della lavanda dei piedi \u00e8 anche cristologica: \u201cCristo Ges\u00f9, pur essendo di natura divina [&#8230;], spogli\u00f2 se stesso, assumendo la condizione di servo\u201d (Fil 2,5-8). Fece \u201ck\u00e8nosis\u201d, svuotamento, rinuncia totale: \u201cIo sto in mezzo a voi come colui che serve\u201d (Lc 22,27).<\/p>\n<p>Maggioni afferma che la lavanda dei piedi non \u00e8 semplicemente l\u2019icona del servizio, ma quella del \u201cDio capovolto\u201d, che non vuole essere servito ma che nel Figlio si fa Servo. \u201cGes\u00f9 apre gli apostoli a riconoscere che la suprema dedizione di Dio agli uomini non deve essere cercata in una vittoria conseguita nella soppressione dei nemici e nell\u2019affermazione di s\u00e9, come essi continuano ad aspettarsi fino all\u2019ultimo momento, ma in quella vittoria della carit\u00e0 che consiste nel portare fino alle estreme conseguenze il dono di s\u00e9 anche di fronte al rifiuto dell\u2019altro [&#8230;]. Qualsiasi altra rappresentazione non testimonierebbe il Padre, perch\u00e9 ci\u00f2 che definisce nel pi\u00f9 profondo la sua identit\u00e0 di &lt;&lt;fons et origo totius divinitatis&gt;&gt; \u00e8 l\u2019essere pura, gratuita, incondizionata oblazione di s\u00e9\u201d (A. Bozzolo15).<\/p>\n<p>Lasciamoci pervadere dall\u2019emozione con cui Romano il Melode, diacono siriano del VI secolo, canta la lavanda dei piedi: \u201cPietro trattenne l\u2019Unigenito quando questi si presentava per la lavanda dei piedi e disse: &lt;&lt;Signore! Signore! No, non mi laverai i piedi&gt;&gt;. Il catino era a terra gi\u00e0 riempito: il Salvatore stava in piedi, il Redentore portava intorno ai fianchi il telo, come uno schiavo. Le schiere degli angeli guardavano dall\u2019alto del cielo e gettarono grida di stupore, invece lo spudorato (Giuda) non ne fu commosso, al contrario si volt\u00f2 contro di lui! Inibiti da timore, gli spiriti di fuoco stupivano quando i loro cori invisibili vedevano l\u2019incomprensibile che si piegava spontaneamente a servire il fango (cio\u00e8 l\u2019uomo plasmato dalla polvere del suolo). Gabriele diceva in apprensione: &lt;&lt;Angeli santi, compagni miei, guardate, stupitevi! Pietro tende il piede e Colui che \u00e8 nato da un seno verginale lo prende e lo lava. E non lava soltanto Pietro, ma con lui anche Giuda. Guardate la grande benevolenza del Creatore ed il contegno del Plasmatore nei confronti delle proprie creature. Essi siedono a tavola ed egli sta in piedi; essi si lasciano nutrire ed egli li serve; si lasciano lavare ed egli li asciuga. Ed i piedi fatti di polvere non restano dissolti tra le mani di fuoco!&gt;&gt;\u201d16.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em style=\"font-size: 16px;\">Buona Misericordia a tutti!<\/em><\/p>\n<p><em style=\"text-transform: initial;\">Chi volesse leggere un\u2019esegesi pi\u00f9 completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a\u00a0<a href=\"mailto:migliettacarlo@gmail.com\" title=\"migliettacarlo@gmail.com\">migliettacarlo@gmail.com<\/a>.<\/em><\/p>\n<h3>Fonte dell&#8217;articolo<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/spaziospadoni.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"spazio + spadoni\">spazio + spadoni<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LUCA 17, 5-10 5 Gli apostoli dissero al Signore: 6 \u00abAumenta la nostra fede!\u00bb. 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