COP 30 a Belém: tra promesse e ritardi nella lotta al clima

Fonte: Flickr
L’evento globale COP30: avanzamenti su adattamento e finanza, ma insuccesso sulla roadmap per abbandonare i fossili
Si è svolto a Belém in Amazzonia, dal 10 al 22 novembre 2025, presieduto dal Brasile di Lula, il più grande evento globale sui cambiamenti climatici, la COP30 (Conference of Parts – Conferenza delle Parti) giunta alla sua trentesima edizione, esattamente dieci anni dopo l’Accordo di Parigi e la pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’.
Anche Papa Leone XIV ha voluto far sentire la sua vicinanza ai partecipanti alla COP30 attraverso un messaggio pronunciato dall’inviato del Papa, Card.Pietro Parolin, nel quale il Santo Padre ha sottolineato le sue “consegne“ fondamentali in tema di cambiamento del clima: «curare il creato per coltivare la pace» e «abbracciare con coraggio la conversione ecologica».
La conferenza è terminata con l’approvazione, all’unanimità, del “Global Mutirão: Uniting humanity in a global mobilization against climate change”, documento finale che ha un nome molto significativo, dal momento che Mutirão significa “sforzi collettivi” nella lingua indigena Tupi-Guarani.
In sintesi il documento:
- ripropone l’ obiettivo di tenere vivo il traguardo di 1,5 °C. I Paesi riaffermano l’obiettivo dell’Accordo di Parigi e dichiarano “irreversibile” la transizione verso un’economia a basse emissioni e resiliente agli impatti del clima. Tuttavia non presenta alcuna roadmap chiara sui fossili: pur parlando di transizione, non introduce un calendario vincolante per l’uscita dai combustibili fossili, lasciando aperto uno dei nodi più controversi e rinviando le scelte più impegnative ai prossimi vertici;
- punta a mobilitare fino a 1,3 trilioni di dollari l’anno entro il 2035 per l’azione climatica, con l’impegno a potenziare in modo deciso i fondi per aiutare i Paesi più vulnerabili ad adattarsi;
- lancia due nuovi strumenti operativi: Global Implementation Accelerator e la “Belém Mission to 1.5°C”, cioè iniziative pensate per aiutare concretamente i Paesi a trasformare gli impegni sulla carta (NDC – Nationally Determined Contributions) in politiche e progetti reali;
- collega l’azione climatica alla tutela dei diritti umani, dei popoli indigeni e delle comunità locali, riconoscendo il ruolo cruciale delle foreste tropicali e della biodiversità nella lotta al cambiamento climatico.
La conferenza, frenata dalle divisioni geopolitiche e dalle posizioni di Paesi come l’Arabia Saudita e Brics, ha mancato l’attesa accelerazione su politiche più restrittive sull’uso dei carburanti fossili: questa la ragione per cui molti osservatori l’hanno definita una “conferenza deludente”.
Risorse
- Sito ufficiale COP30 Brazil Amazonia Belém 2025
Immagine
- COP30_PressConference_22Nov25_KiaraWorth-1– CC BY-NC-SA 2.0 (Flickr)
Fonti
- Dichiarazione finale (in inglese): Global Mutirão: Uniting humanity in a global mobilization against climate change
- Messaggio del Santo Padre Leone XIV alla COP30 a Belém il 7/11/2025
L’evento globale COP30: avanzamenti su adattamento e finanza, ma insuccesso sulla roadmap per abbandonare i fossili
Si è svolto a Belém in Amazzonia, dal 10 al 22 novembre 2025, presieduto dal Brasile di Lula, il più grande evento globale sui cambiamenti climatici, la COP30 (Conference of Parts – Conferenza delle Parti) giunta alla sua trentesima edizione, esattamente dieci anni dopo l’Accordo di Parigi e la pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si’.
Anche Papa Leone XIV ha voluto far sentire la sua vicinanza ai partecipanti alla COP30 attraverso un messaggio pronunciato dall’inviato del Papa, Card.Pietro Parolin, nel quale il Santo Padre ha sottolineato le sue “consegne“ fondamentali in tema di cambiamento del clima: «curare il creato per coltivare la pace» e «abbracciare con coraggio la conversione ecologica».
La conferenza è terminata con l’approvazione, all’unanimità, del “Global Mutirão: Uniting humanity in a global mobilization against climate change”, documento finale che ha un nome molto significativo, dal momento che Mutirão significa “sforzi collettivi” nella lingua indigena Tupi-Guarani.
In sintesi il documento:
- ripropone l’ obiettivo di tenere vivo il traguardo di 1,5 °C. I Paesi riaffermano l’obiettivo dell’Accordo di Parigi e dichiarano “irreversibile” la transizione verso un’economia a basse emissioni e resiliente agli impatti del clima. Tuttavia non presenta alcuna roadmap chiara sui fossili: pur parlando di transizione, non introduce un calendario vincolante per l’uscita dai combustibili fossili, lasciando aperto uno dei nodi più controversi e rinviando le scelte più impegnative ai prossimi vertici;
- punta a mobilitare fino a 1,3 trilioni di dollari l’anno entro il 2035 per l’azione climatica, con l’impegno a potenziare in modo deciso i fondi per aiutare i Paesi più vulnerabili ad adattarsi;
- lancia due nuovi strumenti operativi: Global Implementation Accelerator e la “Belém Mission to 1.5°C”, cioè iniziative pensate per aiutare concretamente i Paesi a trasformare gli impegni sulla carta (NDC – Nationally Determined Contributions) in politiche e progetti reali;
- collega l’azione climatica alla tutela dei diritti umani, dei popoli indigeni e delle comunità locali, riconoscendo il ruolo cruciale delle foreste tropicali e della biodiversità nella lotta al cambiamento climatico.
La conferenza, frenata dalle divisioni geopolitiche e dalle posizioni di Paesi come l’Arabia Saudita e Brics, ha mancato l’attesa accelerazione su politiche più restrittive sull’uso dei carburanti fossili: questa la ragione per cui molti osservatori l’hanno definita una “conferenza deludente”.
Risorse
- Sito ufficiale COP30 Brazil Amazonia Belém 2025
Immagine
- COP30_PressConference_22Nov25_KiaraWorth-1– CC BY-NC-SA 2.0 (Flickr)
Fonti
- Dichiarazione finale (in inglese): Global Mutirão: Uniting humanity in a global mobilization against climate change
- Messaggio del Santo Padre Leone XIV alla COP30 a Belém il 7/11/2025

Fonte: Flickr


