La capitale haitiana torna a vivere giornate di profonda angoscia e sofferenza. Nella zona di Plaine de Cul-de-Sac, a nord-est di Port-au-Prince, l’intensificarsi degli scontri a fuoco e delle esplosioni provocate da droni ha precipitato la popolazione civile in una drammatica spirale di insicurezza. A lanciare un grido d’allarme è Medici Senza Frontiere (Msf), presente sul campo nei presidi medici della capitale per prestare soccorso a chi è intrappolato nel fuoco incrociato.
Feriti tra donne e bambini: il tributo dei civili
L’ondata di violenze è riesplosa a seguito dell’uccisione di diversi membri della Forza di soppressione delle bande. Nel giro di pochi giorni, le strutture sanitarie gestite dall’ong a Tabarre e Cité Soleil hanno accolto trenta persone ferite da colpi d’arma da fuoco o investite da deflagrazioni.
Il quadro testimoniato dagli operatori sanitari rivela la crudeltà degli impatti sui contesti residenziali. Davina Hayles, coordinatrice generale di Msf nel Paese caraibico, ha espresso profonda apprensione per l’incolumità delle fasce più deboli: «Ci preoccupa enormemente questo aumento della violenza in diversi quartieri densamente popolati della capitale. Tra le vittime abbiamo assistito numerose donne, bambine e bambini. È sconvolgente vederli arrivare nei nostri ospedali con ferite da arma da fuoco o causate da esplosioni».
L’insicurezza non risparmia nemmeno chi presta aiuto: diversi collaboratori locali dell’organizzazione hanno dovuto abbandonare le proprie case per rifugiarsi negli alloggi dell’ong. Di fronte a questo scenario critico, l’appello resta perentorio: «È indispensabile proteggere la popolazione civile ed evitare che rimanga esposta alla violenza».
Il doppio colpo: sospesi soccorsi sanitari e acqua potabile
Gli scontri armati rendono le strade impraticabili, impedendo a molti feriti di raggiungere tempestivamente gli ospedali. L’escalation ha inoltre costretto l’organizzazione umanitaria a sospendere le attività delle cliniche mobili e la distribuzione di acqua potabile trattata nei quartieri maggiormente contesi.
La sospensione di questi interventi essenziali infligge un danno devastante alle famiglie già stremate. Come sottolineato da Hayles: «Questo rappresenta un doppio colpo per le persone che assistiamo e per chi non ha accesso all’acqua potabile in questi quartieri della capitale. In qualsiasi momento possono diventare vittime dirette o collaterali della violenza e, inoltre, si vedono private dell’accesso all’assistenza sanitaria e all’acqua. La situazione è terribile».
Garantire corridoi umanitari e tutelare la vita degli innocenti rappresentano urgenze indifferibili per scongiurare una catastrofe umana ancora più profonda.
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Fonte: Agenzia SIR
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