Le Opere di Misericordia sono esempi di concretizzazione del comando dell’amore fraterno: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,39), esplicitati in vari insegnamenti del Vangelo (Mt 25,31-46). Si tratta di 14 azioni – 7 corporali e 7 spirituali – attraverso cui i fedeli si prendono cura del prossimo nei suoi bisogni fisici e immateriali.
Le Opere di Misericordia non devono essere intese come meri precetti dogmatici, bensì come una vera e propria guida pratica, che illustra come tradurre in atti la parola di Gesù, praticando l’amore, l’ascolto e la giustizia sociale nella vita di tutti i giorni.
Opere di Misericordia Corporali e Opere di Misericordia Spirituali
Nella tradizione cristiana, le 14 Opere di Misericordia sono suddivise in due categorie da 7:
- Opere di Misericordia Corporali: rivolte alle necessità fisiche e ai bisogni primari dell’individuo.
- Opere di Misericordia Spirituali: si riferiscono a necessità che riguardano l’interiorità della persona, invitando a offrire supporto e guida morali.
Corporali
| N. | Opera di Misericordia |
|---|---|
| 1 | Dar da mangiare agli affamati |
| 2 | Dar da bere agli assetati |
| 3 | Vestire gli ignudi |
| 4 | Alloggiare i pellegrini |
| 5 | Visitare gli infermi |
| 6 | Visitare i carcerati |
| 7 | Seppellire i morti |
Spirituali
| N. | Opera di Misericordia |
|---|---|
| 1 | Consigliare i dubbiosi |
| 2 | Insegnare agli ignoranti |
| 3 | Ammonire i peccatori |
| 4 | Consolare gli afflitti |
| 5 | Perdonare le offese |
| 6 | Sopportare le persone moleste |
| 7 | Pregare Dio per i vivi e per i morti |
Le 7 Opere di Misericordia Corporali
Le Opere di Misericordia Corporali indicano al praticante la via per l’accudimento pratico del prossimo, tutelandone la dignità fisica e le necessità basilari quali il nutrimento, l’accoglienza e la cura. Questi atti invitano il fedele a riconoscere il valore sacro del corpo umano, con particolare attenzione ai più bisognosi come ammalati, affamati ed emarginati.
Le 7 Opere di Misericordia Corporali sono:
- Dar da mangiare agli affamati
- Dar da bere agli assetati
- Vestire gli ignudi
- Alloggiare i pellegrini
- Visitare gli infermi
- Visitare i carcerati
- Seppellire i morti
Dar da mangiare agli affamati
Dar da mangiare agli affamati significa riconoscere che il nutrimento è un diritto fondamentale di ogni persona, in un atto che risponde a un bisogno primario legato alla sopravvivenza.
Quest’opera di misericordia chiede di scorgere nella fame del prossimo una mancanza che non riguarda il singolo individuo, bensì l’intera comunità. In quest’ottica, sfamare chi ne ha bisogno non rappresenta il solo soddisfacimento di una necessità fisiologica, ma è un atto di dignità e cura che, attraverso la condivisione, permette di costruire una società più equa, fatta di amore e rispetto per la vita.
Esempi del Vangelo: la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mt 14,13-21)
A seguito della morte di Giovanni Battista, Gesù si ritira in un luogo deserto e isolato. Lì, una folla giunge a piedi delle città per ascoltarlo. Sta per giungere la sera e i discepoli si avvicinano al loro Maestro per suggerirgli di congedare le persone accorse al suo cospetto, in modo che possano recarsi nei villaggi vicini per acquistare del cibo.
Gesù, però, chiede ai suoi di nutrire essi stessi la folla. I discepoli reagiscono con sgomento: dispongono solo di cinque pani e di due pesci, una quantità di cibo insufficiente per soddisfare l’appetito di tutti i presenti.
Gesù invita le persone a prendere posto sull’erba e, davanti a loro, alza gli occhi al cielo, esegue la benedizione, quindi prende il pane, lo spezza e lo porge ai discepoli, affinché possano distribuirlo a tutti. Il cibo basta a nutrire tutti e avanzano persino dodici ceste piene.
Così, il Figlio di Dio compie un miracolo concreto, che permette di soddisfare un bisogno corporale. Per affrontare la fame, la risposta più autentica consiste nella volontà di condivisione: ecco come la scarsità diventa abbondanza.

“Le opere del cuore” – La prima opera di misericordia corporale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla prima opera di misericordia corporale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Dar da bere agli assetati
Dar da bere agli assetati significa custodire uno dei beni più preziosi dell’umanità e renderlo accessibile a tutti. L’acqua non risponde solo alla necessità più immediata del corpo umano, ma diventa simbolo di vita e di rigenerazione. La sete manifestata dal prossimo non è solo materiale, ma anche intima, spirituale: è la sete di chi non trova un senso alla propria esistenza, di chi ricerca nell’altro il conforto che ha smarrito.
Papa Francesco ha dedicato una grande parte della sua Enciclica “Laudato si’”, nel 2015, a quella che lui definisce “La questione dell’acqua”. A tal proposito scrive: “L’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto essenziale, fondamentale ed universale perché determina la sopravvivenza delle persone e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani” (n. 30).
Esempi del Vangelo: Gesù riceve da bere sulla Croce (Gv 19,28)
Gesù è agonizzante sulla Croce. Ormai provato dal supplizio, disidratato e sofferente, pronuncia le parole: “Ho sete“.
In questa semplice frase, il Figlio di Dio manifesta la sua natura umana. Uno dei presenti, udita la richiesta, imbeve una spugna in una bevanda acidula, utilizzata dai soldati per dissetarsi, la fissa in cima a una canna d’issopo e la avvicina alle sue labbra.
Qui, Gesù non è il protagonista dell’atto di misericordia, bensì è colui che lo riceve: nella genuinità di quel gesto, egli riscopre la pietà umana, un bagliore di luce in uno scenario così drammatico e brutale. In quel momento, Gesù pronuncia le sue ultime parole, prima di consegnare il suo spirito: “È compiuto“.

Essere testimoni di misericordia – OFFRIRE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “offrire” e l’opera “dare da bere agli assetati” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 63 (62):…

“Le opere del cuore” – La seconda opera di misericordia corporale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla seconda opera di misericordia corporale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Vestire gli ignudi
Vestire gli ignudi significa restituire protezione, dignità e appartenenza. Un abito può coprire il corpo, ma può anche aiutare una persona a sentirsi nuovamente accolta e riconosciuta. Questa opera invita a restituire valore a chi ne è stato privato, a chi è stato spogliato di tutto. È un atto che affronta l’emarginazione, la malattia, la discriminazione attraverso la cura, la tutela dei più deboli, l’accoglimento delle vulnerabilità umane.
Esempi del Vangelo: il padre veste il Figliol Prodigo pentito (Lc 15,11-32)
Un giovane chiede al padre la sua quota di eredità, abbandona la casa di famiglia e si reca a vivere lontano, dissipando le sue ricchezze in una vita di eccessi. Nel paese in cui dimora si abbatte una carestia che riduce il giovane in totale povertà: finisce a fare il guardiano dei porci, vestito di stracci e privato del suo rango.
Pentito, il giovane sceglie di tornare da suo padre, sperando di essere nuovamente accolto come garzone. Il padre lo vede arrivare, lo raggiunge di corsa, lo abbraccia e lo bacia. Il figlio inizia a esprimere la propria contrizione, ma il padre lo interrompe subito, si rivolge ai suoi servi e ordina: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi“.
Con quel gesto di profonda umanità e compassione, il padre non si limita a coprire suo figlio, ma gli restituisce la dignità smarrita, riaccogliendolo in famiglia e donandogli il completo perdono.

Essere testimoni di misericordia – PARTIRE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “partire” e l’opera “vestire gli ignudi” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 121 (120) Canto delle…

“Le opere del cuore” – La terza opera di misericordia corporale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla terza opera di misericordia corporale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Alloggiare i pellegrini
Alloggiare i pellegrini significa aprire spazi di incontro e superare la paura dell’altro. Ogni persona che arriva porta con sé sofferenze, sogni e ricchezze da condividere. Un forestiero che si trova lontano da casa non è solo in cerca di un rifugio, ma desidera sentirsi accolto, rispettato nella sua identità e riconosciuto nella sua umanità.
Accogliere gli stranieri è dunque un invito all’apertura profonda nei confronti di storie, culture e usanze diverse. Significa ripensare tutte le nostre politiche migratorie, sapendo che “il Signore… ama il forestiero” (Dt 10,18). E Dio ci chiede di amare come lui gli stranieri: “Amate dunque il forestiero!” (Dt 10,19).
Tutti siamo stranieri: “Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Es 22,20). E tutti siamo ospiti di Dio: “perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini” (Lv 25,23).
Il misericordiato sa che la grande novità è che addirittura Gesù si identifica con chiunque necessita di essere ospitato: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40). “Ero forestiero e mi avete accolto” (Mt 25,35).
Esempi del Vangelo: due discepoli accolgono un forestiero lungo la via di Emmaus (Lc 24,13-34)
È il giorno della resurrezione di Gesù: due discepoli camminano verso il villaggio di Emmaus, nei pressi di Gerusalemme, tristi e affranti per la morte del loro Maestro. Durante il cammino, uno sconosciuto gli si affianca e inizia a conversare con loro, parlando del senso delle Sacre Scritture.
Arrivati a destinazione, il forestiero si congeda, mostrando l’intenzione di proseguire da solo, ma i due discepoli lo fermano e lo invitano a restare con loro. Il viandante accetta.
Durante la cena, l’ospite prende il pane, recita la benedizione e lo spezza, porgendolo ai due discepoli. In quel gesto, per loro così famigliare, i due riconoscono nel forestiero Gesù risorto.
L’episodio assume così una valenza profondamente simbolica: accogliendo un estraneo, i due discepoli, senza saperlo, hanno lasciato entrare Dio in casa propria.

Essere testimoni di misericordia – ACCOGLIERE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “accogliere” e l’opera “ospitare i pellegrini” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 15 (14) Signore, chi…

“Le opere del cuore” – La quarta opera di misericordia corporale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla quarta opera di misericordia corporale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Visitare gli infermi
Visitare gli infermi significa affermare che nessuna malattia può cancellare il valore di una persona. L’ascolto e la vicinanza diventano medicina dell’anima. La malattia non infiacchisce solo il fisico, ma genera isolamento e paura. Questa opera ci ricorda che la solitudine della sofferenza deve essere affrontata attraverso la presenza costante, la condivisione e la cura. Di fronte alla fragilità del corpo, il conforto è ciò che permette di preservare la dignità del prossimo e di restituirgli il suo inestimabile valore umano.
Esempi del Vangelo: la guarigione del paralitico di Cafarnao (Mc 2,1-12)
Gesù si trova a Cafarnao, un villaggio di pescatori della Galilea. Quando la notizia della sua presenza si diffonde, tutti i residenti accorrono presso la residenza che lo ospita, rendendo impossibile persino raggiungere l’uscio.
Tra i presenti, vi è anche un uomo paralizzato, giunto sul posto grazie all’aiuto di quattro persone misericordiose, che lo hanno accompagnato trasportandolo sul suo letto. La folla, tuttavia, impedisce ai quattro uomini di condurre l’infermo al cospetto di Gesù. Essi non si arrendono, salgono sul tetto della dimora e, approfittando di un’apertura, riescono a calare il malato dall’alto.
Gesù resta profondamente colpito dalla volontà e dall’impegno dei quattro uomini e li ricompensa, donando loro il perdono di tutti i peccati commessi. Dunque si rivolge all’infermo, perdona anche i suoi peccati e lo guarisce: l’uomo si alza con le proprie gambe e ritorna a casa, sanato nel corpo e nello spirito.
Il miracolo di Gesù giunge solo alla fine dell’episodio: prima, il più profondo e disinteressato atto di cura è quello compiuto dai quattro uomini, che scelgono di non abbandonare lo sfortunato, ma lo conducono verso la via della guarigione.

Essere testimoni di misericordia – SERVIRE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “servire” e l’opera “visitare gli infermi” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 82 (81) 3-4: Difendete…

“Le opere del cuore” – La quinta opera di misericordia corporale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla quinta opera di misericordia corporale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Visitare i carcerati
Visitare i carcerati è un atto di profonda umanità, proprio di chi riconosce che ogni persona è più grande dei propri errori e conserva la propria dignità anche nella privazione della libertà. La reclusione genera isolamento e pregiudizio sociale: quest’opera di misericordia chiede di offrire ascolto e speranza a chi ha sbagliato, affermando che ogni vita merita un’opportunità di redenzione e ricordando che la vera giustizia non si esaurisce nella punizione, ma si compie nella rieducazione.
Ciascuno deve interrogarsi su come obbedire al comando della Parola di Dio: “Avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di esser spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi” (Eb 10,34); “Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere, e di quelli che soffrono, essendo anche voi in un corpo mortale” (Eb 13,3).
Ha detto Papa Francesco: “Non dimentichiamo che anche Gesù e gli apostoli hanno fatto esperienza della prigione. Nei racconti della Passione conosciamo le sofferenze a cui il Signore è stato sottoposto: catturato, trascinato come un malfattore, deriso, flagellato, incoronato di spine… Lui, il solo Innocente! E anche San Pietro e San Paolo sono stati in carcere (cfr At 12,5; Fil 1,12-17)… È commovente la pagina degli Atti degli Apostoli in cui viene raccontata la prigionia di Paolo: si sentiva solo e desiderava che qualcuno degli amici gli facesse visita (cfr 2 Tm 4,9-15). Si sentiva solo perché la grande maggioranza lo aveva lasciato solo… il grande Paolo”.
Esempi del Vangelo: Gesù racconta la Fine dei Tempi
“Ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,31-46)
Queste parole vengono pronunciate da Gesù descrivendo il momento del Giudizio Finale. Un’affermazione che provoca confusione fra i suoi discepoli, che si domandano quando il loro Maestro sia stato recluso.
“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, spiega Gesù. Una rivelazione rivolta a chiunque sia stato privato della libertà e che non pone distinzioni fra colpevoli e innocenti. Queste parole ci ricordano che visitare i reclusi non significa approvarne le scelte, ma riconoscere Dio anche nella fragilità e nell’errore.

Essere testimoni di misericordia – INCONTRARE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “incontrare” e l’opera “visitare i carcerati” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 133 (132) Ecco quanto…

“Le opere del cuore” – La sesta opera di misericordia corporale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla sesta opera di misericordia corporale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Seppellire i morti
Seppellire i morti significa custodire il valore unico di ogni vita fino all’ultimo istante. È un gesto di rispetto, memoria e speranza attraverso cui la comunità afferma che nessuno deve essere dimenticato. Seppellire i morti vuol dire anche accompagnare le sofferenze di chi rimane e ricordare che la morte non cancella il valore di chi c’è stato: la cura del prossimo prosegue anche oltre la sua esistenza terrena e si trasforma in memoria, preghiera e speranza di eternità.
Bisogna che si intensifichi in ogni Comunità la “Pastorale del lutto”. Il funerale non deve essere un momento di celebrazione della vita del defunto, ma di solenne proclamazione del Mistero Pasquale di Gesù che, con la sua Resurrezione, ci fa risorgere con lui.
La Chiesa non afferma l’immortalità dell’anima, ma nel suo “Credo” proclama: “Credo la resurrezione della carne, la vita eterna” (Simbolo apostolico); “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà” (Simbolo niceno-costantinopolitano).
Paolo annuncia la resurrezione non come esigita da una presunta immortalità dell’anima, ma dall’amore di Dio per l’uomo: “Il corpo è per il Signore, e il Signore è per il corpo” (1 Cor 6,13). È un concetto che ci mette i brividi: Dio stesso ama e santifica il nostro corpo, chiamato a immortalità, membro del corpo stesso di Cristo, “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6,13-19).
Esempi del Vangelo: la degna Sepoltura di Gesù Cristo (Mt 27,57-60)
Dopo la morte di Gesù, Giuseppe d’Arimatea, autorevole membro del Sinedrio divenuto in segreto suo discepolo, si reca con coraggio al cospetto di Ponzio Pilato chiedendo di ricevere il corpo esanime del suo Maestro. Il Prefetto della Giudea acconsente.
L’uomo, insieme a Nicodemo, si reca sul Golgota per offrire una degna sepoltura: il corpo di Gesù viene avvolto in teli di lino e profumato con una miscela di mirra e aloe, secondo l’usanza funebre del tempo.
Nelle vicinanze si trova un sepolcro nuovo scavato nella roccia, ancora inutilizzato. È lì che Giuseppe e Nicodemo depongono Gesù, chiudendo l’entrata con un grande masso. Anche di fronte alla morte, i due discepoli dimostrano una profonda venerazione e un infinito rispetto verso il loro Maestro.

“Le opere del cuore” – La settima opera di misericordia corporale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla settima opera di misericordia corporale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…

Un’opera di misericordia a settimana con… Carlo Miglietta | 7. SEPPELLIRE I MORTI
Il commento del biblista Carlo Miglietta della settima opera di misericordia corporale: Seppellire i morti “Credo nella resurrezione della carne” La Chiesa non afferma l’immortalità dell’anima, ma nel suo “Credo” proclama: “Credo la resurrezione della carne, la vita eterna” (Simbolo apostolico); “Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà” (Simbolo niceno-costantinopolitano),…
Le 7 Opere di Misericordia Spirituali
Le Opere di Misericordia Spirituali sono atti di compassione indirizzati al benessere dell’anima che riguardano le sfere emotiva, psicologica e relazionale. Sono atti che invitano il fedele a esperire l’empatia verso gli altri esseri umani, fornendo sostegno morale e spirituale mediante la comprensione, l’ascolto, il consiglio e il perdono.
Le 7 Opere di Misericordia Spirituali sono:
- Consigliare i dubbiosi
- Insegnare agli ignoranti
- Ammonire i peccatori
- Consolare gli afflitti
- Perdonare le offese
- Sopportare pazientemente le persone moleste
- Pregare Dio per i vivi e per i morti
Consigliare i dubbiosi
Ogni persona affronta, nel corso della propria vita, momenti di incertezza. Consigliare i dubbiosi significa, prima di tutto, ascoltare chi ne ha bisogno, offrire comprensione e vicinanza. Solo così è possibile riuscire a dare consigli che siano davvero in grado di aiutare il prossimo, con lo scopo di supportarlo nella ricerca di chiarezza, con rispetto e discrezione, senza prevaricare il suo punto di vista per imporre il proprio.
Esempi del Vangelo: lo scetticismo del discepolo Tommaso (Gv 20,25-29)
Tommaso, uno dei dodici apostoli, era un uomo pragmatico e passionale. Quando Gesù risorge e si mostra ai suoi discepoli, Tommaso non è presente. Egli sceglie di non credere al racconto dei discepoli, pronunciando la celeberrima frase: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.
Gesù appare a Tommaso otto giorni dopo. Il Figlio di Dio non si mostra subito al suo scettico adepto, ma gli concede del tempo per elaborare i suoi turbamenti. Quando sceglie di mostrarsi a lui, Gesù non lo giudica né lo rimprovera per i suoi dubbi, ma lo accoglie. Inoltre, non domanda fede cieca, ma comprende il suo scetticismo concedendogli di toccare con mano le piaghe del suo martirio.

Essere testimoni di misericordia – DISCERNERE

“Le opere del cuore” – La prima opera di misericordia spirituale
Insegnare agli ignoranti
Gli insegnamenti di Gesù mostrano come insegnare agli ignoranti non significhi mettere in atto un rapporto di superiorità, dove chi sa istruisce dall’alto chi non sa. Al contrario, la trasmissione della conoscenza è un gesto di profonda condivisione.
Insegnare agli ignoranti significa offrire a ciascuno gli strumenti per emanciparsi, comprendere il mondo ed elevare la propria mente. Non si tratta di nozionismo, ma di generare consapevolezza, scoprendo e valorizzando i talenti di ogni persona affinché nessuno resti escluso dalla possibilità di crescere.
Gesù ci esorta: “Andate dunque e fate miei discepoli tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,18-20).
Il misericordiato scopre talenti, capacità e responsabilità che forse non aveva mai riconosciuto, diventando a sua volta portatore di luce per altri: “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” (Gv 20,21). “Voi mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8).
Esempi del Vangelo: la donna di Samaria al pozzo di Sicàr (Gv 4,1-39)
Gesù, stanco per via di un lungo viaggio dalla Giudea alla Galilea, si ferma a ristorarsi accanto al pozzo di Giacobbe, a Sicàr, nella Samaria. È mezzogiorno, l’ora più calda, quando sopraggiunge una donna con una brocca in mano. Ella ha scelto l’orario più caldo per recarsi al pozzo per evitare gli sguardi giudicanti della gente: è una persona fragile, che ha avuto cinque mariti e convive con un uomo con cui non è sposata. Inoltre è una samaritana, popolazione considerata eretica dagli ebrei.
Gesù, travalicando ogni convenzione e tabù, le rivolge la parola, domandandole dell’acqua. La donna è sorpresa dalla richiesta e si domanda perché un uomo ebreo scelga di rivolgere la parola a una samaritana. Gesù le spiega che, se lei sapesse con chi sta parlando, sarebbe lei a chiedere a quell’uomo “acqua viva”, affinché possa essere dissetata per sempre.
Nasce così un confronto serrato: la donna basa l’interazione su questioni pratiche, facendo presente che Gesù non è neppure provvisto di un secchio da cui attingere. Gli domanda poi quale sia il luogo adatto per pregare.
Gesù la sorprende: le spiega che sta giungendo il tempo in cui le persone non saranno più separate da questioni etniche e di luogo, ma “adoreranno il Padre in spirito e verità“. Poi le mostra di conoscerla a fondo, parlandole dei suoi cinque mariti e della sua condizione. Infine, le rivela apertamente di essere il Messia.
La samaritana abbandona il pozzo trasformata: lascia la brocca sul posto e corre in città a farsi portavoce del messaggio ricevuto. La popolazione la segue, recandosi al pozzo ad ascoltare la Parola. La donna è stata istruita e ora è lei stessa a farsi testimone.

Essere testimoni di misericordia – NARRARE

“Le opere del cuore” – La seconda opera di misericordia spirituale
Ammonire i peccatori
Ammonire i peccatori è un atto di amore e di coraggio: significa usare la verità e la misericordia per aiutare chi sbaglia a ritrovare la retta via. Quest’opera concretizza la visione di chi sceglie di prendere a cuore la sorte dell’altro, senza abbandonarlo all’errore, ma sostenendolo affinché non danneggi se stesso e la comunità. Ammonire non significa giudicare o porsi in una posizione di superiorità morale, ma proporsi come una guida, un consigliere profondo, un amico sincero.
Esempi del Vangelo: Gesù e la donna adultera (Gv 8,1-11)
Una mattina, sul presto, Gesù è nel Tempio di Gerusalemme, attorniato dai fedeli. I suoi insegnamenti sono interrotti dall’irruzione di un gruppo di scribi e farisei e, assieme a loro, una donna. Questa viene spinta in mezzo alla folla per esporla al pubblico ludibrio: è stata sorpresa mentre commetteva adulterio.
Gli accusatori domandano a Gesù di esprimere un parere, con l’intento celato di tendergli una trappola: chiedendo di lasciarla andare, il Figlio di Dio violerebbe la sacra Legge di Mosè, che prevede per la colpa di cui si è macchiata la donna il castigo della lapidazione; se si esprimesse a favore della lapidazione, contraddirebbe i suoi stessi insegnamenti, che predicano la pace e la misericordia.
Qui Gesù pronuncia la proverbiale frase: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. Nessuno, tra i presenti, scaglia alcun sasso, il Tempio si svuota, lasciando soli Gesù e la donna. Il primo prende la parola e le domanda se qualcuno dei suoi accusatori l’abbia condannata: “Nessuno, Signore”, risponde la donna.
“Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” le risponde Gesù, rigettando la logica del castigo, ma senza sminuire le sue colpe. Così, restituisce alla donna peccatrice la sua dignità.

Essere testimoni di misericordia – ILLUMINARE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “illuminare” e l’opera “ammonire i peccatori” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 42-43 (41-42) Manda la…

“Le opere del cuore” – La terza opera di misericordia spirituale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla terza opera di misericordia spirituale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Consolare gli afflitti
Il senso fondamentale del Consolare gli afflitti sta nella presenza empatica, genuina e autentica al dolore di chi soffre. La consolazione non può eliminare la pena, ma trova la sua piena realizzazione nell’ascolto e nella comprensione nei confronti di chi affronta una malattia, un lutto o è vittima di sconforto e di solitudine. Consolare è un atto di vicinanza, che invita a non voltarsi dall’altra parte, riconoscendo e affrontando l’angoscia del prossimo.
Il misericordiato non è definito dalla sua ferita: attraverso l’incontro misericordioso può riscoprire risorse interiori, nuove relazioni misericordiose e la certezza di non essere solo nel cammino della vita.
Il termine ebraico per consolare-consolazione proviene dalla radice ‘nhm’, che significa anzitutto respirare profondamente, gemere e, nel senso causativo, “far respirare”, far tirare il fiato in una situazione di dolore, di paura (Gn 50,21). Consolare è aiutare una persona oppressa, schiacciata da non poter più tirare il fiato, a respirare nuovamente.
Esempi del Vangelo: Gesù alla tomba di Lazzaro (Gv 11,1-45)
Lazzaro muore presso il suo villaggio di Betania. Quando Gesù, legato al defunto da un profondo affetto, giunge presso la sua tomba, incontra le sorelle Marta e Maria, afflitte dal dolore per la scomparsa del famigliare.
Entrambe le donne cercano consolazione in Gesù, esprimendo il loro profondo rammarico poiché, se il Figlio di Dio fosse stato presente, Lazzaro si sarebbe salvato. Gesù non ammonisce le donne, non si giustifica e non adopera spiegazioni astratte, ma vive il lutto delle due sorelle e si unisce a loro abbandonandosi a un pianto.
Prima di eseguire il celebre miracolo della resurrezione di Lazzaro, Gesù sceglie di rendersi compartecipe delle sofferenze delle due sorelle, dimostrando un dolore umano, una connessione vera, una vicinanza capace di profondere speranza anche davanti alla peggiore delle tragedie.

Essere testimoni di misericordia – SPERARE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “sperare” e l’opera “consolare gli afflitti” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, grande amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 37 (36) 3Confida…

“Le opere del cuore” – La quarta opera di misericordia spirituale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla quarta opera di misericordia spirituale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…
Perdonare le offese
Perdonare le offese è una delle forme più alte di libertà. Non significa giustificare il male, ma interrompere la catena dell’odio e della vendetta. È un atto radicale e faticoso, che invita a compiere una scelta consapevole: una liberazione che estirpa il rancore, gettando il seme per una ricostruzione incardinata sui valori della pace e dell’armonia.
Il verbo ebraico ’slh’, il termine più comune per designare il perdono, significa cancellare il ricordo del male ricevuto. Altre volte nella Bibbia si usa ‘nasa’, che denota un sollevare per rimuovere, ma anche togliere, eliminare. Il perdono è quindi annientamento del male commesso, liberazione da un peso che ci opprime, liberazione completa dalla negatività della nostra vita.
Esempi del Vangelo: Gesù sulla Croce perdona i suoi carnefici (Lc 23,33-47)
L’immagine più potente che ci ha trasmesso la vita di Gesù: egli è sulla croce, deriso, insultato, umiliato nel corpo e nella mente. Eppure, il Figlio di Dio non cede alla violenza brutale, non concede spazio alla rabbia, non maledice i suoi aguzzini, ma ne riconosce la cecità spirituale e invoca la loro assoluzione: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
Gesù, sulla croce, non solo perdona, ma scusa, “riuscendo anche a trovare, dinanzi all’inferno, la motivazione tecnica per l’assoluzione: gli imputati – tutti gli uomini – vanno assolti per incapacità di intendere e di volere” (A. D’Ascanio).
Gesù sceglie la via del perdono nonostante i suoi carnefici non dimostrino alcun segno di pentimento, fa sì che la forza dell’amore abbia la meglio sull’odio. Quel gesto trasforma le persone accanto a sé: uno dei due ladroni crocifissi al suo fianco lo riconosce come Salvatore, Gesù gli promette di portarlo con sé nel Regno dei Cieli; persino un centurione ne riconosce la grandezza, provando contrizione.
Così, attraverso quell’atto di misericordia sconfinato, la ferocia più bestiale muta nella forma più compiuta e sublime di amore.

Essere testimoni di misericordia – AMARE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “amare” e l’opera “perdonare le offese” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 118 (117) Celebrate il…

Perdonare le offese: un’opera di misericordia che possono imparare anche i bambini
In un mondo sempre più dominato dall’orgoglio, le famiglie hanno il compito di insegnare ai bambini a perdonare e a chiedere scusa (a cura di don Bruno Ferrero) Oggi è diffusa un’evidente difficoltà a chiedere scusa. Il concetto di perdono è largamente ignorato. Uno dei motivi per cui molti adulti hanno difficoltà a esprimersi con…
Sopportare pazientemente le persone moleste
Sopportare pazientemente le persone moleste significa scegliere la comprensione al posto dell’intolleranza e la relazione al posto dell’esclusione. Significa esercitare costantemente l’autocontrollo e la riflessione, rifiutarsi di cedere agli impulsi. Non è un’accettazione passiva dell’abuso e della prepotenza, ma riconoscere che dietro l’aggressività altrui si cela spesso una fragilità emotiva, un dolore mai risolto. Rifiutare la reazione istintiva è un atto che avvicina il credente al raggiungimento della pace interiore, preferendo la comprensione alla rabbia.
Questa opera educa a riconoscere che ogni persona custodisce un valore. Il misericordiato sparge con pazienza misericordia attorno a sé, ricordando la Parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).
Esempi del Vangelo: Gesù guarisce Malco, il servo del sommo sacerdote (Gv 18,1-11)
La notte prima della sua Passione, Gesù si trova nel Getsemani. Lì, Giuda Iscariota lo consegna ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, lo bacia, utilizzando un gesto d’affetto per compiere il suo tradimento. Le guardie arrestano Gesù, scatenando l’ira di Pietro, il quale sguaina la spada e ferisce a un orecchio Malco, il servo del sommo sacerdote. Gesù disapprova l’azione di Pietro, gli ordina di rinfoderare la spada e mettere fine alla violenza; poi tocca l’orecchio di Malco e lo guarisce.
Il Figlio di Dio agisce nel pieno controllo delle sue emozioni, sceglie la via della misericordia, andando incontro al suo destino: la dimostrazione più compiuta che la vera forza è propria degli animi che sanno governare le proprie pulsioni istintuali.

“Sopportare pazientemente le persone moleste”: la misericordia nascosta che custodisce la vita quotidiana
Un’opera di misericordia spesso trascurata che, nella vita quotidiana, diventa scuola di pazienza, custodia delle relazioni e costruzione silenziosa della pace 1. Un’opera di misericordia necessaria Tra le opere di misericordia spirituale, sopportare pazientemente le persone moleste è forse la meno considerata e la meno “spendibile” nei discorsi pubblici, eppure è una delle più necessarie…

Essere testimoni di misericordia – OBBEDIRE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “obbedire” e l’opera “sopportare le persone moleste” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 86 (85) Mostrami,…
Pregare Dio per i vivi e per i morti
Pregare per i vivi e per i morti significa riconoscere che nessuno è solo e che ogni vita è custodita in una comunione più grande. La preghiera diventa un ponte che unisce generazioni, popoli e storie, travalicando il tempo e lo spazio.
Pregare per i vivi vuol dire proteggere e sostenere il prossimo, facendosi carico delle sue gioie e dei suoi dolori. Pregare per i defunti significa custodirne la memoria e l’affetto oltre i confini della vita terrena.
Esempi del Vangelo: l’intercessione di Gesù durante l’Ultima Cena (Gv 17,1-26)
Durante l’Ultima Cena, in un momento di profondissimo raccoglimento, Gesù solleva gli occhi al cielo e prega il Padre. Il suo primo pensiero è rivolto ai suoi discepoli, le persone a lui fisicamente e spiritualmente più vicine. Intercede affinché loro possano continuare a perseguire la retta via, trovando nella verità il conforto al dolore che sta per giungere. La preghiera assume poi una dimensione più ampia: il Maestro rivolge il proprio pensiero a tutti quelli che, nei secoli, sceglieranno di credere nella sua parola. Il suo auspicio finale è che l’umanità intera possa, un giorno, riunirsi nella gloria eterna del Padre.
La preghiera, in questo episodio di intensa connessione, assurge a forma più alta e autentica di cura verso il prossimo, in un atto di misericordia che abbraccia tutti: i vivi, i morti, coloro che verranno.

Essere testimoni di misericordia – PREGARE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “pregare” e l’opera “pregare Dio per i vivi e per i morti” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog…

“Le opere del cuore” – La settima opera di misericordia spirituale
Una breve meditazione di mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, sulla settima opera di misericordia spirituale, per viverla concretamente nella vita di ogni giorno “Le opere del cuore” è un opuscolo scritto da mons. Paolo Giulietti in occasione del Giubileo straordinario della misericordia indetto nel 2015, quando lui era ancora vescovo ausiliare di Perugia e…

Contenuti ideati e realizzati da Luigi Spadoni, fondatore di Spazio Spadoni.
Timeline delle opere di misericordia
- I SECOLO – VANGELO
In Matteo 25, 31-46 è Gesù stesso che – nel discorso c.d. “giudizio finale” – indica quelli che sono unanime mente considerati i riferimenti originali alle OdM. - II SECOLO – ERMA
Propone 20 opere di bene e attitudini buone, non solo come azioni ma come disposizioni d’animo e modi di vivere le relazioni. - 150-200 – S. IRENEO DI LIONE
Commenta Mt 25 sostenendo che donare ai bisognosi equivale a donare a Dio. - 200-250 – ORIGENE
Offre un’interpretazione allegorica di Matteo 25, sottolineando l’importanza di nutrire sia il corpo sia l’anima. - 250-300 – LATTANZIO
Presenta una lista simile a quella che diventerà tradizionale per le “opere di misericordia”. Invita a sviluppare l’idea e la pratica delle OdM induttive. - III SECOLO – CIPRIANO DI CARTAGINE
Nel suo trattato, enfatizza che la preghiera deve essere accompagnata da opere di bene. - 347-407 – S. GIOVANNI CRISOSTOMO
Introduce il concetto del “Sacramento del fratello”. - 354-430 – S. AGOSTINO DI IPPONA
Stabilisce le due forme di opere di misericordia, corporali e spirituali, con il concetto di “dare e condonare” e le raggruppa in tre categorie: la riconciliazione, l’invito ad essere attenti alle necessità spirituali del prossimo e la preghiera. - 470-542 – CESAREO D’ARLES
Riflette sulla carità, sottolineando l’importanza di donare nonostante le limitazioni personali. - 604 – PAPA GREGORIO MAGNO
Attesta l’interpretazione spirituale e materiale delle opere di misericordia, con riferimento a Giobbe 29,12 13. - 1050-1107 – TEOFILATTO DI OCRIDA
Commentando Mt 25, enfatizza la duplice natura umana (anima e corpo) e la necessità di carità in entrambe le forme. - 1179 – COMESTORE
Aggiunge la settima opera corporale di misericordia, “seppellire i morti”, tratta da Tobia 1,17. - 1244 – SAN PIETRO MARTIRE
Nell’ambito del fiorire di confraternite e compagnie mariane, fra’ Pietro da Verona fonda a Firenze la prima Misericordia, chiamata ad “onorare Dio con opere di misericordia verso il prossimo” - 1274 – TOMMASO D’ACQUINO
Conferma la lista delle opere di misericordia, includendo le sette corporali (con la settima da Tobia) e le sette spirituali. - 1549-1563 – CONCILIO DI TRENTO
Sottolinea che le opere di misericordia sono un’espressione naturale e necessaria della fede in Dio e dell’amore verso il prossimo. - 1908 – PAPA PIO X
Nel Catechismo della Dottrina Cattolica, sintetizza le 14 opere di misericordia discusse nel Congresso Catechistico Nazionale del 1889. - 1992 – CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA
Afferma che le opere di misericordia sono azioni caritatevoli che aiutano il prossimo nelle sue necessità, sia corporali sia spirituali. - 1992 – PAPA GIOVANNI PAOLO II
Ha approvato il Catechismo della Chiesa Cattolica e in forma definitiva nel 1995 e nella sezione Formule della Dottrina Cattolica troviamo le 14 opere di misericordia. - 2005 – PAPA BENEDETTO XVI
Motu Proprio per l’approvazione e la pubblicazione del Compendio della Chiesa Cattolica. - 2015 – PAPA FRANCESCO
Il 13 marzo proclama per mezzo della bolla pontificia Misericodiae Vultus il Giubileo straordinario della misericordia. - 2023 – SPAZIO SPADONI
A settembre promuove OPERAM attraverso i Forum sulla riEvoluzione delle opere di misericordia in Italia – Noto/Sicilia e in Africa – Benin/Cotonou, Burkina Faso/Bobo-Dioulasso.
Domande frequenti sulle Opere di Misericordia
Le radici storiche e teologiche delle Opere di Misericordia sono riconducibili:
All’Antico Testamento: i Testi dell’Antica Alleanza professano la cura dei più poveri, dei forestieri e degli orfani, temi centrali negli insegnamenti dei profeti.
Al Nuovo Testamento: il messaggio di Gesù trova il suo fondamento nel capitolo 25 del Vangelo secondo Matteo, nel quale il Maestro indica l’attenzione verso gli affamati, gli assetati, i malati, gli stranieri, i nudi e i carcerati come misura dell’amore autentico.
Tali insegnamenti sono stati codificati dalla Chiesa Cattolica nel corso dei secoli. Durante il Medioevo, traendo ispirazione dal libro di Tobia, è stato aggiunto l’atto di seppellire i morti. Successivamente, i bisogni materiali sono stati integrati a quelli spirituali, definendo il quadro delle quattordici opere di misericordia così come le conosciamo oggi.
La numerologia del quattordici deriva dalla perfetta simmetria tra le sette Opere Corporali e le sette Opere Spirituali. Il numero 7, nella visione cristiana, ha una forte vocazione simbolica, rappresentando la totalità e la perfezione.
Le sette opere di cura corporali e i sette atti di conforto spirituale incarnano l’assunzione di responsabilità nella cura della persona in tutte le sue esigenze e assolvono in modo globale a ogni necessità umana, nelle sue sfere fisica e interiore.
La differenza tra opere di misericordia corporali e quelle spirituali risiede nel diverso ambito di sofferenza a cui ciascun gruppo risponde, sebbene le due categorie restino profondamente interconnesse.
Le Opere Corporali riguardano le necessità fisiche e materiali dell’uomo, offrendo sollievo ai dolori e alle fragilità del corpo.
Le Opere Spirituali curano invece le ferite dell’anima, concretizzandosi in atti quali l’insegnamento, il consiglio, il perdono e la preghiera.
Nella loro globalità, le quattordici opere mostrano come l’autentica cura del prossimo sia tale solo nella misura in cui sia in grado di offrire sostegno all’essere umano nella sua pienezza.
La società odierna è contraddistinta da individualismo, volubilità relazionale e incapacità di dialogo. In un mondo così definito, le Opere di Misericordia assumono una rilevanza e un ruolo di guida profondamente attuali. Esse mostrano come i comportamenti umani debbano riappropriarsi dell’empatia e dell’interesse nei confronti del prossimo, quali bussole morali contro l’indifferenza e l’egoismo.
Le Opere di Misericordia ci consentono di affrontare i mali e le vulnerabilità dell’uomo moderno attraverso la cura degli altri e una nuova connessione autentica. Esse rappresentano un percorso di salvezza contro l’emarginazione sociale, l’isolamento digitale e tutte le moderne forme di precarietà sociale, materiale e affettiva. In definitiva, ci ricordano che la forza di una comunità si misura nella capacità di proteggere e valorizzare i suoi membri più deboli.
Il grande insegnamento delle quattordici Opere sta nell’invito a esercitare la misericordia nella nostra quotidianità non come singoli e sporadici atti eroici, bensì come attitudine costante a interessarsi al bene del prossimo.
Oggi, come Gesù ha mostrato attraverso l’esempio e non solo con le parole, le Opere di Misericordia devono tradursi in gesti semplici, ma capaci di valorizzare la vita degli altri: aiutare chi è in difficoltà, preoccuparsi delle altrui necessità, dedicarsi alla cura del prossimo senza attendere che sia lui a chiederlo, ascoltare gli emarginati, trattare ogni individuo con profonda dignità.
Ogni interazione quotidiana diventa così un’occasione per praticare il bene, inteso come la forma più alta di connessione comunitaria e la via autentica per avvicinarsi a Dio.
Insegnare efficacemente le Opere di Misericordia ai più giovani significa riuscire a tradurre i concetti teologici in immagini concrete, utilizzando storie, parabole ed esempi legati alla vita quotidiana.
Bambini e ragazzi non amano gli elenchi di regole astratte, ma comprendono a fondo le narrazioni nelle quali possono riconoscersi, traendo modelli positivi da seguire. In questo senso, gli innumerevoli episodi di misericordia che caratterizzano la vita di Gesù mostrano con immediata chiarezza cosa significhi prendersi cura degli altri, al riparo da giudizi, preconcetti e distanze sociali.
I giovani devono essere guidati a comprendere che la misericordia non è una prerogativa degli adulti, ma un’attitudine che può e deve orientare le azioni di ciascuno, non solo come forma di rispetto verso Dio, ma come sforzo costante di chi vuole contribuire a rendere il mondo un posto migliore.
Ultime news sulle opere di misericordia

Italia
Timor Est
Repubblica Democratica del Congo
Essere testimoni di misericordia – ZAPPARE
La rubrica “Testimoni di misericordia” con il libro (sfogliabile) di Nino Savarino. Questo lunedì, il verbo “zappare” e l’opera “dar da mangiare agli affamati” Un capitolo per volta del libro di Nino Savarino, Governatore della Misericordia di Rosolini, amico di spazio + spadoni e collaboratore di diversi progetti e del blog Dal Salmo 145 (144)…