Padre Simone Caelli, missionario Pime, racconta una storia di riscatto attraverso lo studio
Mi piace iniziare riecheggiando le parole del poeta francese Charles Péguy nel suo poema, Il portico del mistero della seconda virtù, scritto nel 1911, dove egli parla della speranza come della bambina più piccola, che, sorprendentemente, tenendo per mano le sorelle maggiori, fede e carità, le trascina verso il futuro.
Per noi il futuro è un volto, quello di Gesù che ci attende alla fine del nostro cammino terreno.
Anni fa, stavo visitando un’area depressa della nostra parrocchia conosciuta come la Carbonaia, perché qui viene impacchettato il carbone che poi viene venduto nei negozi. Fino a pochi anni fa, la legna veniva bruciata qui, mentre ora il carbone arriva in sacchi grandi, viene fatta a pezzetti più piccoli e messo in pacchetti per essere venduto ai negozi della zona.
Passando un giorno, ho visto che vi erano due adulti e sette bambini tra i cinque i nove anni, che lavoravano. I loro volti e le mani erano tutti coperti da nero del carbone. Scintillavano solo gli occhi brillanti il sorriso dei bambini più socievoli, mentre quelli già più timidi guardavano in basso continuando i loro lavoro. C’erano anche altri due bambini più piccoli che stavano di lato e che giocavano con il carbone.
Parlando con i due adulti ho scoperto che tre bambini erano i loro figli. Gli altri erano figli di parenti da poco trasferitisi da una provincia delle Filippine centrali a causa dell’alluvione che aveva reso inagibile diverse case, compresa la loro. Una volta trasferiti, i bambini sono stati reclutati per lavorare nella carbonaia insieme ai cugini. Anche se non lo usiamo nella nostra cucina, ho comprato del carbone per sostenere l’attività dei genitori, e poi li ho invitati alla festa organizzata in parrocchia per circa 600 bambini. Ho chiesto ad una giovane universitaria, che abita nella zona che fa parte dei giovani della parrocchia, di invitarli di nuovo in modo che i bambini partecipassero.
Arrivato il giorno della festa, ho chiesto se i bambini incontrati nella carbonaia fossero presenti. Quando li ho visti, non credevo ai miei occhi. Erano tutti ben vestiti e puliti, così che per la prima volta ho visto i loro volti e mi sono commosso.
Dopo poche settimane, ho fatto in modo che almeno un bambino per famiglia fosse inserito nel programma di aiuti per il sostegno allo studio. Sono passato ancora una volta nella carbonaia e ho chiesto anche ad alcune persone della zona: quei bambini non sono più tornati a lavorare là, sono riusciti a completare le pratiche per il trasferimento alla scuola anche grazie al nostro aiuto.
Recentemente, li ho incontrati ancora e ho visto loro volti contenti e pieni di speranza.
La speranza cristiana ci spinge ad agire per poter dare speranza a chi non ce l’ha o l’ha persa. La speranza è la sorella più piccola che ci spinge ad amare concretamente anche quando tutto dice che sarebbe meglio non farlo. Lo studio può cambiare le condizioni di vita della persona. […].
Con l’aiuto di molte persone generose in Italia, noi missionari di vari istituti, religiosi e diocesani, sparsi nel mondo, diamo speranza molti ragazzi e ragazze, permettendo loro di accedere all’istruzione. Anche questa è speranza.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Fonte: “Sto alla porta e busso”, itinerario 2025 a cura della Diocesi di Como, pp. 60-61.


