Oltre vent’anni fa, Nataliya lasciava l’Ucraina con un obiettivo semplice e carico di sacrificio: lavorare all’estero per dodici mesi, sostenere economicamente i propri familiari e garantire gli studi ai suoi figli. Nei suoi piani vi era un rapido rientro in patria con qualche risparmio. La realtà dell’emigrazione, tuttavia, si rivelò profondamente diversa e complessa.
Lo sradicamento e il distacco dai figli rappresentavano un dolore quotidiano, aggravato da una vulnerabilità diffusa.
All’inizio degli anni Duemila, moltissime donne provenienti dall’Europa orientale giungevano in Italia prive di riferimenti, senza padronanza della lingua e all’oscuro dei propri diritti fondamentali. Una condizione di fragilità che esponeva molte lavoratrici al rischio di sfruttamento, solitudine e precarietà lavorativa.
La svolta: la scoperta dei diritti e della reciprocità
Il momento di svolta nel percorso di Nataliya è scaturito dall’incontro con un’altra donna, una ragazza polacca che la indirizzò verso la CGIL. In quello spazio di tutela, la partecipazione a un corso di lingua italiana e l’accesso gratuito alla consulenza legale hanno aperto orizzonti inediti.
Apprendere i vocaboli della nuova terra ha significato acquisire consapevolezza, comprendere i servizi territoriali a Napoli e riconoscersi parte di una collettività.
Insieme ad altre compagne di strada, accomunate dal medesimo anelito a una vita dignitosa, Nataliya ha compreso che il riscatto personale doveva tradursi in reciprocità.
In modo spontaneo è nata una prima forma di mutuo aiuto: accompagnare le nuove arrivate negli uffici pubblici, tradurre documenti complessi e offrire orientamento per prevenire soprusi. L’esperienza vissuta è divenuta così uno strumento di protezione per le altre.
Dalla cura informale alla costruzione dell’Associazione Donne dell’Est
Constatando il moltiplicarsi dei bisogni, nel 2003, grazie all’incoraggiamento e al supporto dell’avvocata Liana Nesta, il gruppo ha compiuto un passo decisivo fondando l’Associazione Donne dell’Est.
La missione dell’ente si è concentrata sull’integrazione a tutto tondo: supporto lavorativo, orientamento scolastico, mediazione linguistica e garanzia di accesso alle cure sanitarie e alla prevenzione.
Negli anni, l’associazione ha intessuto una solida collaborazione con le istituzioni e il Terzo Settore. Quando nel febbraio 2022 è esploso il conflitto in Ucraina, questo presidio di prossimità ha saputo rispondere prontamente all’arrivo di migliaia di profughi, offrendo beni di prima necessità e supporto burocratico.
Il dono che genera vita
Nel maggio 2022, l’ingresso nel progetto Community Outreach Volunteer di INTERSOS, sostenuto da UNHCR, ha rappresentato per Nataliya un’ulteriore rinascita. Divenuta mediatrice culturale qualificata, oggi mette la propria competenza al servizio di quanti rischiano l’emarginazione.
La sua testimonianza dimostra come chi riceve cura possa a sua volta farsi fonte viva di accoglienza, confermando che «quando una comunità si unisce, nessuno è più solo».
Foto di Alexander Simmons su Unsplash
Fonte: Intersos
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