Asia, Turchia | Dissolvenze, tra memoria e missione

28 Agosto 2026

Alcuni mesi fa, spazio + spadoni ha proposto quella che poi si sarebbe rivelata un’idea davvero piacevole per chi vi ha aderito, accettando di scrivere qualcosa relativamente a quello che ha chiamato “L’alfabeto della Misericordia”.

La proposta, per chi avesse voluto partecipare, era quella di scegliere una lettera dell’alfabeto e quindi scrivere qualcosa partendo proprio da quella lettera. Gabriella (mia moglie) ed io abbiamo scelto la lettera -S, che per noi si ricollega alla parola ‘Scuolina’.

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Sì, ‘Scuolina’ perché Scuola è una parola molto importante e non sarebbe stata aderente alla realtà. Sì, Scuolina, che da diciassette anni indica una realtà in cui ragazze provenienti dall’Iran e dall’Afghanistan e rifugiate in Turchia hanno accesso gratuito per poter studiare il Turco e l’Inglese, grazie a due insegnanti Afghane anch’esse rifugiate a Van. 

È stato molto bello per noi vedere come alcune di queste ragazze, che non erano mai state a scuola nei loro Paesi, abbiano iniziato a leggere e scrivere, anche se in una lingua così diversa dalla loro. La Scuolina ha potuto prendere forma e continuare a vivere grazie ad amici che l’hanno sostenuta e la sostengono.

Gabriella ed io, Roberto, abbiamo vissuto ventuno anni in quella nazione, la Turchia, come Fidei Donum della Diocesi di Firenze, e più precisamente nella città di Van, al confine con l’Iran.

La Scuolina è nata perché, vivendo a stretto contatto con i rifugiati, ci siamo resi conto di come fosse difficile per quelle ragazze imparare anche soltanto a leggere la lingua turca, che usa caratteri così diversi da quelli dell’alfabeto persiano.

La scuolina e tutto quello che per noi significa ci porta a raccontarvi qualcos’altro:

Siamo rientrati in Italia poco più di quattro anni fa, ma il termine ‘rientrati’ si riferisce solamente alla geografia, nel senso che fisicamente, per la maggior parte dell’anno viviamo in Italia, riservandoci però sempre uno spazio ogni anno per tornare dove ormai abita maggiormente il nostro cuore, il nostro pensiero.

A questo proposito desideriamo condividere con voi una cosa particolare, e per noi anche divertente, che ormai viene a trovarci spesso.

Noi li chiamiamo i momenti delle ‘dissolvenze’, prendendo spunto da questa tecnica cinematografica. Spesso in un film, in un documentario, il regista ‘sfuma’ quello che la cinepresa sta inquadrando per trasferirlo delicatamente ad altra immagine.

Cosa vogliamo dire? Talvolta, durante la giornata, capita che mentre guardiamo qualcosa, improvvisamente quella stessa cosa si trasforma, e con una specie di ‘dissolvenza’, da oggetto osservato reale quale è, passa ad essere il ricordo di un’immagine molto simile vista in Turchia.

L’altro giorno, per esempio, stavo guardando dalla spiaggia di Marina di Ragusa una petroliera che passava molto al largo e sulla stessa linea c’era anche una nave porta container. Ecco che con la dissolvenza mi sono ritrovato a ‘vedere’ le petroliere che con Gabri seguivamo nel loro passaggio sul Mar di Marmara o sul canale del Bosforo.

E ancora: spesso qui in Sicilia agli angoli delle strade ci sono persone che vendono frutta o verdura in casse appoggiate per terra o nel bagagliaio aperto della macchina. Vedevamo spesso questa stessa immagine a Van o a Istanbul, per strada, fuori dai mercati, immagine che era per noi una gioia grazie a quella semplicità, a quella fantasia lavorativa che l’immagine emanava.

Immagine di lavoro umile, di fatica, di inventiva, che loro chiamano ‘ekmek parasi’ (i soldi per il pane… e non molto di più).

Facile avere una dissolvenza con i paesaggi che qui, talvolta, ci ricordano quelli visti a migliaia di chilometri di distanza in contesti completamente diversi…

Difficile a spiegarsi con le parole, ma ci è capitato in diversi momenti, con tante immagini diverse, di passare da qua a là; ed è bello per noi che la nostra mente possa collegare momenti, situazioni, posti diversi, per regalarci un essere insieme qua adesso ed il là prima!

Questo gioco della dissolvenza, che purtroppo dura solo pochi secondi, ci ha fatto pensare – o meglio sognare volando con la fantasia – a come sarebbe bello per Gabri e per me se esistesse qualcosa capace di fare con quelle immagini una specie di copia-incolla per poterle mettere insieme e ‘salvarle’, per sempre dentro di noi.

Dove? Non lo so, ma forse il cuore potrebbe essere il luogo più adatto se, come dice la Volpe al Piccolo Principe:

“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

Rileggendo queste righe, mi accorgo che sono tutte permeate di dissolvenze e copia incolla di momenti della nostra vita. Questo, per Gabri e per me, è molto bello perché significa che il nostro ricordare e sentire, ieri come oggi, è ben custodito e procede ovunque con la stessa passione…

“Viaggiatore, non c’è sentiero, il sentiero si fa mentre cammini” (Antonio Machado).

Foto di Roberto e Gabriella Ugolini

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