«I care» è l’esclamazione che sintetizza la vocazione e la missione incarnate dal prete di Barbiana Lorenzo Milani; il suo impegno ministeriale si è svolto – primieramente – a vantaggio delle giovani generazioni che necessitavano di istruzione e di formazione. “Mi interessa”, “mi sta a cuore” sono ulteriori traduzioni di questo tipo di sensibilità.
Immersi nelle attuali settimane del tempo estivo, siamo costantemente raggiunti da tragiche notizie che ci raccontano del dilagarsi di decine e decine di incendi che interessano varie Regioni della nostra Penisola; il Meridione, soprattutto, rimane la “vittima” più colpita dal fenomeno rogoso.
L’espressione “I care” – dunque – ci dovrebbe appartenere: bruciano interi boschi, spariscono ampie aree di vegetazione, l’aria che respiriamo diventa insalubre, gli uomini e i mezzi del soccorso diventano sempre più insufficienti a contenere le emergenze.
Già nel 2015, con l’enciclica Laudato si’, il Vescovo di Roma Francesco si interrogava su «ciò che sta accadendo alla nostra casa» (capitolo primo), al fine di «prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo, e così riconoscere qual è il contributo che ciascuno può portare» (19). San Francesco di Assisi – anche dopo ottocento anni – testimonia che l’intera creazione è elargizione della bontà divina: «Altissimu, onnipotente, bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedizione» (Cantico di frate Sole, Fonti Francescane 263); siamo suoi ospiti, «pellegrini e forestieri in questo mondo» (Regola bollata VI, Fonti Francescane 90), depositari di ogni dono. D’altro canto, invece, la tentazione, sempre serpeggiante, ci seduce verso la tecnocrazia, l’economia imperante, il potere «“privato”» (Leone XIV, Magnifica Humanitas 5), l’assolutizzazione dell’umano e la sua pretesa di autosufficienza (cfr. Magnifica Humanitas 7).
La persona umana di buona volontà, che vive di libertà responsabile, è capace di espropriazione, di sobrietà, di rispetto, di edificazione nel bene, di prospettive lungimiranti, di concordia nella fraternità. Sono questi anche i fondamenti della Dottrina sociale della Chiesa; che si declinano, poi, in: bene comune, sussidiarietà, solidarietà, destinazione universale dei beni, partecipazione, diritto alla famiglia e al lavoro, custodia del creato.
La sfida perenne degli eventi critici – che siano catastrofi naturali o mano dell’uomo – rimane una chiamata alla responsabilità personale e comunitaria. Vedere andare in fumo tanti ettari di bosco deve scuotere la nostra coscienza; al fine di orientarci verso la prevenzione, la sapiente custodia del territorio, il rispetto delle norme e del buon vivere civile, il saper lavorare in squadra, l’impegno nella sensibilizzazione, la vocazione della riconsegna della nostra madre Terra alle generazioni che verranno, la difesa dei più vulnerabili.
È responsabilità di tutti e di ciascuno! «Dio, che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto, ci offre le forze e la luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade. A Lui sia lode!» (Francesco, Laudato si’ 245).
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