«Poi prese i cinque pani e i due pesci e, alzando gli occhi al cielo, recitò la benedizione su di essi, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà» (Lc 9,16-17a).
L’esperienza di missione a Imus e i bambini di strada
Quando ero seminarista ho avuto la grande opportunità di vivere per due anni nelle Filippine. Io e gli altri seminaristi eravamo lì per studiare teologia a Tagaytay, non lontano da Manila, e ogni fine settimana ci recavamo in diverse parrocchie per il servizio pastorale. Io ero stato assegnato alla Cattedrale di Imus, nella provincia di Cavite.
Nei dintorni della Cattedrale vivevano molti bambini di strada, che vendevano ghirlande di fiori chiamate sampaguitas, composte da piccoli fiori bianchi simili al gelsomino e dal profumo intenso. Le persone che entravano in chiesa le acquistavano per pochi pesos, ma i bambini non potevano tenere il denaro. Dovevano consegnarlo agli adulti che li sfruttavano per questo commercio.
Non avevano nulla da mangiare né da bere, nemmeno un bicchiere d’acqua. Così cominciai a conoscerli, andando in canonica a prendere dell’acqua per loro.
Avevano fame. Insieme ad Ate Baby, una donna intraprendente e molto coinvolta, e ad alcuni volontari, cominciammo a dar loro da mangiare nel parcheggio davanti alla Cattedrale. Ogni domenica arrivavano sempre più numerosi!
Settimana dopo settimana migliorammo il nostro programma di distribuzione dei pasti, aggiungendo prima una tenda per ripararci e poi una semplice doccia, così che i bambini potessero lavarsi e ricevere un paio di pantaloncini e una maglietta pulita.
Continuammo proponendo loro anche di giocare a basket, il loro sport preferito, perché potessero trascorrere qualche ora da bambini felici e non da bambini-schiavi. Dare loro da mangiare era essenziale: quando lo stomaco è vuoto, il cervello e tutto il corpo non possono funzionare adeguatamente.
Il miracolo dei pani e dei pesci nel Vangelo di Luca
I bambini di strada di Imus mi hanno aiutato a comprendere il miracolo dei pani e dei pesci (Lc 9,10-17).
Come poteva Gesù continuare a insegnare alla gente se aveva fame? È un racconto interessante perché, a differenza delle precedenti scene ambientate attorno alla mensa, nella casa di Levi e in quella di Simone, qui non avviene alcuna guarigione, non segue una chiamata e non precede un perdono. La moltiplicazione del cibo permette però a tutti di mangiare e questo, di per sé, è un segno di salvezza.
Il Maestro non viene accolto in una casa, ma la scena si svolge all’aperto. Il brano segue la tecnica narrativa del «racconto a sandwich», che ruota attorno all’identità di Gesù (9,7-9). È inserito tra l’invio dei Dodici in missione (9,1-6) e il loro ritorno, con il miracolo dei pani e dei pesci (9,10-17). Luca vuole mostrare al suo lettore l’identità profetica di Gesù.
Il segno miracoloso è infatti evidente a noi lettori, che ci troviamo in una posizione privileged rispetto alla folla, la quale non sa da dove provengano tutti quei pani e quei pesci. Il miracolo rimane oscuro per la gente e persino per gli apostoli. Non sappiamo che cosa abbiano compreso gli apostoli mentre distribuivano il cibo alla folla.
Dalla mensa all’Ultima Cena
Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, benedisse il cibo, lo spezzò e lo diede ai discepoli perché lo distribuissero alla folla (9,16). Questa scena ci conduce direttamente all’Ultima Cena (Lc 22,14-20), grazie a una serie di quattro verbi quasi identici: prendere, benedire (9,16) o rendere grazie (22,19), spezzare, dare.
Luca anticipa così ciò che accadrà. Gesù vuole far vivere la folla e, in questo senso, il racconto è in qualche modo una storia di creazione, perché creare significa dare la vita e permettere agli altri di vivere.
Una nuova creazione che continua nel tempo
Una sorta di nuova creazione è avvenuta anche a Imus.
Alcuni anni dopo l’inizio del programma di distribuzione dei pasti, mentre predicavo nella mia parrocchia a Milano, il signor Annibale e sua moglie Isabella, una coppia che non avevo mai incontrato prima, ascoltarono la storia dei bambini di strada e mi chiesero se potevano aiutarli.
Li misi in contatto con il vescovo di Imus di allora, oggi cardinale Luis Antonio Tagle, e comprarono una vecchia casa di grandi dimensioni, che fu ristrutturata e trasformata in una splendida casa di accoglienza per i bambini.
Finalmente quei bambini avevano una vera casa. Alcuni poterono persino tornare a scuola e iniziare una nuova vita.
I bisogni cambiano nel tempo e la casa di accoglienza, dopo aver svolto il suo servizio per molti anni, sta per diventare il Blessings Seminary Bakeshop. Sarà trasformata in una panetteria, con l’obiettivo di contribuire a sostenere diverse attività sociali della diocesi.
Quando inizia una nuova creazione, non possiamo nemmeno immaginare fin dove ci porterà!
(Articolo pubblicato su Mission World (USA), nella rubrica “Word and Mission” di padre Piero Masolo)
Foto di padre Piero Masolo

Stati Uniti



