Come essere missionari oggi? È una domanda che ritorna spesso e non sempre è facile trovare una risposta. Per questo mi servo del messaggio che Papa Leone ha preparato per la 100ª Giornata Missionaria Mondiale «Uno in Cristo, uniti nella missione».
Dopo 50 anni di ordinazione sacerdotale di cui 13 e mezzo vissuti in Africa, mi trovo d’accordo su quello che ha scritto il Papa. Anzi, aggiungo qualcosa.
L’amore di Gesù al centro della missione
È chiaro che la missione deve essere vissuta nell’amore, altrimenti non si va da nessuna parte. Quindi, la prima cosa da far conoscere è che l’Amore è Gesù Cristo. Senza questa conoscenza, approfondita giorno dopo giorno, tutto diventa difficile. Non bastano le preghiere, la lettura della Parola di Dio, il partecipare alla messa, a pellegrinaggi, se non c’è questo continuo cammino insieme con Lui.
Poi, come dice il Papa, bisogna ascoltare (e non solo sentire), lasciare entrare in noi la sua Parola, rileggerla spesso, perché è sempre nuova (lo dico per esperienza personale). A questo, naturalmente, si aggiunge il vivere ogni giorno quello che si è ascoltato (sia che le cose vadano bene, sia che ci siano problemi, difficoltà di ogni tipo).
Fiducia, ascolto e condivisione fraterna
L’importante è avere fiducia in Gesù, come Lui fa con noi. Non si scoraggia di fronte ai nostri cali di tensione, ma è sempre vicino, ci fa coraggio, ci prende per mano e ci dice di non lasciarci andare, qualunque cosa succeda (a volte è dura).
Poi, bisogna condividere quello che stiamo vivendo (Gesù che è dentro di noi, le nostre esperienze di vita e anche quelle che gli altri ci donano: e se siamo attenti, ne siamo sommersi). Condividere con chi ci sta attorno e con chi è più lontano.
Testimoni di speranza nel proprio ambiente e nel mondo
Certo, bisogna anche avere il coraggio di andare lontano, di aprire le porte della nostra casa, di lasciare entrare aria fresca e di portare agli altri la gioia che ci viene dal Vangelo, vissuto da noi e da tante persone che abbiamo conosciuto durante la nostra vita.
Soprattutto occorre fare memoria di tante persone buone che, in silenzio, ci hanno aiutato a crescere, ci hanno sostenuto nei momenti difficili, e che con poche parole (magari anche con un sorriso) ci hanno fatto capire che non siamo soli in questa missione di annuncio. Molte di loro non possono andare lontano, ma sono missionarie nel loro ambiente. Tocca a noi scoprire queste perle preziose e condividerle con gli altri.
Poi, se si ha la gioia di andare in altri Paesi, bisogna fare la medesima cosa. Imparare ad ascoltare, a non avere fretta, a dare importanza a tutti, a sentirsi a casa propria in qualsiasi posto del mondo e a lottare insieme con loro per la giustizia, la pace e ad avere misericordia.
Tutto questo, e anche di più, è la Missione dell’amore.
Immagine creata digitalmente da padre Oliviero Ferro

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