Alcuni luoghi non sono semplicemente edifici. Sono segni e raccontano una visione della società e ricordano che dietro ogni fragilità c’è una persona che attende di essere riconosciuta, ascoltata e accompagnata. È il caso del nuovo Centro di accoglienza “Santa Bakhita” che la Caritas diocesana di Roma inaugura il 26 giugno ad Acilia, dopo un importante intervento di ristrutturazione reso possibile dalla Fondazione Caritas Roma.
La struttura, di proprietà della diocesi di Roma, accoglierà mamme con bambini richiedenti o titolari di protezione internazionale, offrendo loro non soltanto un tetto, ma un percorso concreto di inclusione e autonomia. I 41 posti disponibili saranno destinati prevalentemente a nuclei monoparentali, una delle realtà più vulnerabili tra coloro che arrivano nel nostro Paese dopo aver attraversato guerre, persecuzioni, povertà o lunghi viaggi segnati dalla sofferenza.
L’accoglienza, infatti, non può limitarsi a garantire un posto letto. Per essere autentica deve diventare accompagnamento. Per questo il centro offrirà orientamento legale, supporto sanitario, corsi di lingua italiana, formazione professionale e percorsi di inserimento abitativo e lavorativo. Strumenti indispensabili per trasformare una situazione di emergenza in un’opportunità di rinascita.
Spesso, il fenomeno migratorio viene raccontato attraverso numeri, statistiche e contrapposizioni ideologiche, ma iniziative come questa ricordano che, prima delle categorie, ci sono le persone. Donne che portano con sé storie di dolore, ma anche desideri, capacità, sogni e speranze per il futuro dei propri figli.
La scelta del nome non è casuale
Santa Giuseppina Bakhita, nata in Sudan nel 1869, conobbe la schiavitù e la violenza prima di intraprendere un cammino di libertà che la condusse alla fede e alla vita religiosa tra le Canossiane. E la sua storia continua ancora oggi a parlare a chi ha sperimentato l’oppressione, l’esclusione o la perdita di ogni sicurezza.
Bakhita è diventata nel tempo un simbolo di riscatto e di speranza. La sua vicenda dimostra che nessuna ferita può avere l’ultima parola e che ogni persona conserva una dignità che nessuna violenza può cancellare. È questo il messaggio che il nuovo centro desidera incarnare.
L’accoglienza delle donne rifugiate con bambini fa parte dell’impegno della Caritas di Roma fin dal 1995. Un lavoro spesso silenzioso, lontano dai riflettori, che ogni giorno contribuisce a costruire ponti di integrazione e convivenza.
Una casa che apre le sue porte diventa un segno concreto di fraternità. E il Centro Santa Bakhita nasce proprio con questa missione, offrire non soltanto ospitalità, ma la possibilità di ricominciare.
All’inaugurazione saranno presenti il vescovo ausiliare per il settore Sud della diocesi di Roma, mons. Andrea Carlevale, l’assessora alle politiche sociali di Roma Capitale, Barbara Funari, e il direttore della Caritas di Roma, Giustino Trincia. Con la testimonianza di una delle mamme accolte nella struttura.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni


