Nella Striscia di Gaza, l’accesso all’acqua potabile è diventato uno dei drammi più gravi della guerra. Bambini e famiglie affrontano ogni giorno il rischio di disidratazione e malattie, mentre le infrastrutture idriche continuano a essere distrutte
A Gaza la guerra non distrugge soltanto case, scuole e ospedali. Sta cancellando anche uno dei diritti più elementari: quello di bere. L’acqua potabile è ormai un bene rarissimo e milioni di persone sopravvivono con quantità ben al di sotto del minimo necessario per vivere in condizioni dignitose.
Le reti idriche sono state gravemente danneggiate dai bombardamenti, molti pozzi non funzionano più per mancanza di elettricità o carburante e gli impianti di desalinizzazione operano solo a intermittenza. Chi riesce a procurarsi qualche litro d’acqua spesso deve percorrere lunghi tragitti, affrontando file interminabili e il rischio di nuovi attacchi.
Come ricorda Papa Leone XIV, “la pace si costruisce custodendo la dignità di ogni persona”. E non esiste dignità quando un bambino non può nemmeno bere un bicchiere d’acqua pulita.
La sete colpisce soprattutto i più piccoli
Sono i bambini a pagare il prezzo più alto. La carenza di acqua pulita rende quasi impossibile mantenere condizioni igieniche adeguate e favorisce la diffusione di diarrea, infezioni intestinali e malattie della pelle. La disidratazione diventa una minaccia quotidiana, soprattutto durante i mesi più caldi.
Anche gli operatori umanitari denunciano una situazione sempre più drammatica. Le cisterne non riescono a soddisfare il fabbisogno della popolazione e il carburante necessario per pompare e distribuire l’acqua è spesso insufficiente. In molti quartieri le famiglie sono costrette a utilizzare acqua contaminata, mettendo a rischio la propria salute pur di sopravvivere.
L’emergenza idrica non è soltanto una conseguenza della guerra: è una crisi umanitaria che compromette il futuro di un’intera generazione.
La misericordia passa da un bicchiere d’acqua
Nel Vangelo Gesù afferma: «Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli… non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,42). Quelle parole acquistano oggi una forza particolare guardando a Gaza, dove un semplice bicchiere d’acqua rappresenta la differenza tra la vita e la morte.
La comunità internazionale continua a chiedere un accesso umanitario sicuro e continuo, affinché possano entrare carburante, impianti mobili di desalinizzazione, medicinali e aiuti essenziali. Senza queste risorse sarà impossibile evitare un ulteriore aggravamento della crisi sanitaria.
Davanti a questa tragedia il rischio più grande è l’assuefazione. Le immagini della guerra scorrono ogni giorno davanti ai nostri occhi, ma dietro ogni tanica vuota c’è una madre che cerca di dissetare i propri figli, un anziano che aspetta ore sotto il sole, un bambino che sogna semplicemente di aprire un rubinetto.
L’acqua è vita. Difenderne l’accesso significa difendere la dignità umana. E oggi, a Gaza, anche un bicchiere d’acqua può diventare il segno più concreto della speranza e della solidarietà.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni


