Dall’Atlante digitale della Laudato si’ alle iniziative delle comunità in Africa e Asia: la conversione ecologica passa attraverso solidarietà e nuove alleanze.
La cura del creato non è soltanto una questione ambientale, ma una responsabilità che riguarda la vita delle comunità, la giustizia sociale e il futuro delle popolazioni più vulnerabili. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo Atlante digitale della Laudato si’, presentato il 4 novembre in Vaticano insieme al quinto Rapporto annuale della Piattaforma d’Azione Laudato si’.
Lo strumento mette in relazione le iniziative ecologiche delle istituzioni cattoliche con i dati geografici e climatici dei territori. Attraverso una mappa interattiva è possibile individuare diocesi, parrocchie, congregazioni e altre realtà partecipanti, conoscere i loro progetti e osservare le condizioni ambientali dei luoghi in cui operano, dalla deforestazione alle emissioni, fino all’esposizione agli eventi climatici estremi.
L'obiettivo è favorire lo scambio di esperienze e aiutare le comunità a individuare risposte adeguate alle sfide dei propri territori. La piattaforma, nata nel 2021, conta oggi oltre 13.600 profili registrati, tra cui più di 6.200 istituzioni.
Ma dietro i numeri ci sono soprattutto storie di missione. In Nigeria, per esempio, alcune diocesi hanno aderito a una campagna nazionale di piantumazione di alberi. Una comunità ha scelto di non procedere con nuove piantumazioni prima di avere un piano credibile per garantire l’irrigazione e la cura delle piante già messe a dimora. Un’esperienza che ricorda come la conversione ecologica non si misuri soltanto dal numero delle iniziative avviate, ma dalla loro capacità di produrre cambiamenti duraturi.
In India, nell’arcidiocesi di Mumbai, le comunità cattoliche hanno promosso iniziative per ridurre il consumo di acqua ed energia, limitare l’utilizzo della plastica, raccogliere l’acqua piovana e valorizzare le fonti rinnovabili. Un impegno che risponde anche a problemi molto concreti, come le inondazioni durante i monsoni, la perdita delle mangrovie e l’aumento delle temperature.
In Sud Sudan, invece, alcune religiose accompagnano gli agricoltori locali nel recupero delle competenze agricole, mettendo in relazione tutela ambientale, sicurezza alimentare e sostegno ai mezzi di sussistenza delle famiglie.
Sono esperienze differenti, ma unite da una stessa convinzione: non può esserci cura della terra senza attenzione alle persone che la abitano. È il cuore dell’ecologia integrale proposta da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’.
La sfida dei prossimi anni sarà dare continuità a questi percorsi, sostenendo soprattutto le comunità del Sud del mondo, spesso più esposte alla crisi climatica e meno attrezzate per affrontarla. Perché custodire la casa comune significa anche non lasciare sole le popolazioni che ne subiscono maggiormente le ferite.
Foto di zubair rajpoot su Unsplash
Fonte: Agenzia SIR
Italia


