Da Ashqout (Beirut), ci scrivono le Suore Clarisse che di recente hanno aperto una Comunità nel Paese dei Cedri: “ora, tocca anche a noi!”
(di Sr. Damiana, sr. Celina, sr. Lucia, sr. M. Grazia, sr. Gloria)
Carissimi amici,
il Signore ci doni la Sua Pace, quella vera, quella sincera e affidabile, quella duratura che tanto speriamo per l’amato Libano e per il mondo intero.
Veniamo a voi con questo aggiornamento soprattutto riguardo alla guerra. Purtroppo, non ci sono, ad oggi, buone notizie. Israele sta avanzando nel sud del Libano; ormai ha abbondantemente superato la “famosa” linea gialla, oltrepassando il fiume Litani (Leonte), e occupando postazioni strategiche.
Continuano gli ordini di evacuazione di interi villaggi, non solo sciiti, ora anche i cristiani sono costretti ad abbandonare le loro case. Giorni fa, hanno chiesto l’evacuazione dell’intera città di Tiro (sì, la Tiro dei Vangeli!), la terza più grande del Libano. L’autostrada verso Beirut era completamente intasata.
Se nella guerra del 2024 le persone sono poi potute rientrare nei loro villaggi, questa volta, per moltissimi, non sarà possibile perché l’esercito israeliano conquista e distrugge tutto, bombarda i ponti tanto che non si riesce a far giungere gli aiuti umanitari a chi è rimasto.
Ogni giorno si contano in media venti o trenta morti, tra cui civili. È onesto dire che, dall’altra parte, Hezbollah non molla e continua a mandare i suoi missili verso il nord di Israele; ora, è in possesso di droni che l’esercito israeliano, incredibilmente, non riesce ad intercettare e che hanno già ucciso più di un militare.
Questa non è una guerra “normale”, infatti lo scopo ultimo del “Partito di Dio” (Hezbollah) non è necessariamente vincere, ma piuttosto morire martire, uccidendo il nemico invasore e guadagnarsi così il paradiso. È il motivo per cui, nonostante la battaglia sia tra “Davide e Golia”, non si arrende e non cede le armi. Ciò che più preoccupa è che Hezbollah sta iniziando ad alzare i toni contro il governo libanese che considera traditore in quanto, pur di raggiungere una tregua, sta tentando, non senza fatica, di negoziare con Israele attraverso la mediazione degli Stati Uniti.
Il 15 giugno scorso, Stati Uniti e Iran, pare, abbiano raggiunto un accordo per cui è stato sancito il cessate il fuoco tra le parti. Sembra che in tale accordo sia stato incluso il Libano; quindi, in teoria, dovrebbero terminare anche qui le ostilità. Purtroppo, così non è…Israele, scontento degli obiettivi sanciti nell’intesa, ha dichiarato di non volersi ritirare dai territori conquistati e continua imperterrito a bombardare.
È tutto molto precario e fragile e davvero nessuno sa dove condurrà tutto questo. Il senso di impotenza che attraversa tutti è grande, non si sa cosa augurarsi,
Possiamo comunque fare la nostra piccola parte per essere costruttori di pace e pregare!
Nel mezzo di tutto questo caos, la gente del nord del Paese, della Valle della Bekaa, del distretto di Beirut e del Monte Libano, insomma dell’intero Libano, continua vivere, a lavorare, ad andare a scuola, abituata ormai a questo clima di incertezza sul futuro, ai costi della vita altissimi (i generi alimentari, la benzina, le tasse…
Tutto è molto più costoso dell’Italia, l’economia stenta a risollevarsi, i giovani cristiani, in tantissimi, lasciano il Paese. E le ultime statistiche, anche se non ufficiali – perché, per ragioni di equilibri politici, non possono essere rese note – dicono che i cristiani in Libano sono appena il 18%. Un crollo clamoroso!.
Anche noi, ovviamente, risentiamo dell’incertezza che aleggia, leggiamo e interpretiamo le notizie chiedendoci cosa sarà domani. Ma intanto oggi ci siamo e siamo contente di essere qui! La sera, prima della Compieta, spesso usciamo fuori e, come Abramo, guardiamo il cielo e proviamo a contare le stelle.
E’ vero…non si riesce a contarle! Sono troppe. Ma ci ricordano della promessa di vita del Signore, Lui ci ha volute qui e siamo ricolme di stupore per essere state chiamate da Dio, grate di far parte, indegnamente e senza volerci paragonare a loro, della scia delle persone che hanno dato la vita a Dio e ai fratelli in terra d’Islam.
Non possiamo non pensare, infatti, ai martiri di Algeria (i monaci di Tibhirine, e gli altri), a don Andrea Santoro, a mons. Padovese…per noi tutte figure di riferimento importanti, da anni esempi di fedeltà quotidiana, rinnovata costantemente. Esperienze di vita che abbiamo sempre ammirato con rispetto e affetto.
E ora siamo qui, in Libano, e li sentiamo ancora più vicini; le loro storie, le scelte di marginalità, la vicinanza alla gente comune, ci riempiono di stupore grato: ora tocca anche noi!
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni


