La storia di don Aldo Mei, don Egisto Salvadori e Stella Coppedè, riconosciuti Giusti tra le Nazioni per aver salvato vite umane durante la Shoah
“Giusto tra le Nazioni” sono stati riconosciuti don Aldo Mei, parroco di Fiano, della diocesi di Lucca, don Egisto Salvadori, parroco di Terrinca, diocesi di Pisa e Stella Coppede di Terrinca. “Giusto tra le Nazioni” è titolo onorifico che lo Yad Vashem, il memoriale dell’Olocausto a Gerusalemme, conferisce a persone non ebree che durante la Shoah rischiarono la vita per salvare ebrei perseguitati dai nazisti.
La storia di questi tre “Giusti” è legata alla vita di Adriana Funaro, che oggi vive in Israele. La piccola nacque nell’ospedale “Pio Campana” di Seravezza il 6 giugno 1944. La mamma Enrica Cremisi, nel periodo della gestazione, fino al parto, fu assistita e nascosta dalle suore Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, che operavano nel Pio Istituto. Dopo la nascita della bambina don Egisto Salvadori, parroco di Terrinca, le procurò una “mamma di latte”, la signora Stella Coppedè.
La famiglia Cremisi e Funaro avevano trovato rifugio sulle colline di Pescaglia, tra Loppeglia e Fiano, dove il giovane e generoso parroco, assicurava protezione e cibo. Diverse famiglie ebraiche, provenienti da Livorno, la Spezia, e Torino, si erano rifugiate su queste colline. Tra queste la anche la famiglia del Rav Luciano Meir Caro, oggi rabbino capo di Ferrara.
Dopo l’arresto per delazione e la deportazione ad Auschwitz di Ernesto Funaro, Enrica cercò rifugio a Terrinca dove trovò altri “salvatori” che gli diedero gratuitamente protezione, incuranti della loro vita. Grazie alla testimonianza di Adriana Funaro, confidenzialmente soprannominata “Lilli”, oggi sono stati riconosciuti “Giusti”. Mentre per le due religiose ancora gli atti sono allo studio per la verifica.
Don Aldo Mei fu arrestato il 2 agosto 1944 e, dopo un processo sommario, venne fucilato la sera del 4, sotto gli spalti delle Mura di Lucca, nei pressi di Porta Elisa.

Tra le motivazioni della condanna, l’aver dato ospitalità ad un giovane ebreo, Adolfo Cremisi, zio di “Lilli”. Don Aldo, appresa la sentenza, scrisse nel buio del carcere un luminoso testamento.
Ad Adolfo, manifestata piena serenità nell’affrontare l’arresto e la condanna, scrisse: “Adolfo caro – quanto la vita mia – Io muoio sereno per la sua salvezza e di tutta la sua famiglia – godo di dare sia pure indegnamente – come il mio Maestro Gesù la vita”.
Questo riconoscimento non aggiunge niente alle loro persone e all’operato generoso del loro cuore. Costituisce piuttosto un forte richiamo agli uomini e donne di oggi di operare sempre scelte che siano a favore della vita del prossimo. Noi abbiamo bisogno di accendere il lume della loro bontà, di considerare il loro concetto di persona e il loro senso giustizia e di bene.
Oggi, questo nostro mondo ha bisogno di guardare a loro per camminare nella via della carità di Cristo. Don Aldo coronò nel martirio una vita consacrata al mirabile ideale dell’amore. Nel testamento scrisse: “Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio io che non ho voluto vivere che per l’amore!”.
La memoria di questi tre nuovi “Giusti” è un richiamo alla responsabilità ad operare sempre e comunque il bene, a difendere la vita di ogni uomo, promuovere la dignità della persona. Davanti al male e a ideologie di violenza, che ancora s’impongono in tanti parti della terra, che seminano terrore e morte, l’encomio dello Yad Vashem a don Aldo, a don Egisto, alla mamma Stella, costituisce un forte richiamo, alle coscienze.
Solo dalla forza mite e disarmata della carità, cominciando dalla nostra Città Santa di Gerusalemme, può sorgere una nuova umanità aperta ad una fraternità universale, dove l’amore vince sull’odio e il perdono disarma la vendetta. Nel libro del Talmud è scritto: “chiunque salva una vita, è come se avesse salvato il mondo intero”. Questi “Giusti” hanno salvato in “Lilli” l’umanità intera!
Con il riconoscimento viene piantato un albero con il loro nome nel “Giardino dei Giusti” a Gerusalemme. Mentre uomini di potere e governo distruggono con le armi interi spazzi di vita e libertà, noi preferiamo piantare alberi nel “Giardino dei Giusti” perché crescano e con la loro linfa diano vita ad una nuova umanità. Preferiamo incidere i loro nomi sulle pietre della memoria, perché si possa costruire una città fondata sulla pace e la giustizia.
Chi è il “Giusto”? È colui che si lascia plasmare dall’Amore, che depone le armi della violenza, dell’odio e dell’egoismo e apre il proprio cuore con infinita misericordia verso tutti, perché tutti trovino accoglienza e protezione e la vita di ciascuno sia salva e promossa.
Benedetti siano i nomi di don Aldo, don Egisto e Stella e benedetti siano tutti coloro che trarranno esempio dalla loro testimonianza e concretamente amino la vita ed operino secondo la legge della Carità di Cristo.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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