Mi chiamo Baba Luba, che significa nonna Amore. L’amore è tutto ciò che ci circonda: quello tra le persone, per la famiglia e per il proprio Paese».
Con queste parole semplici e profonde si presenta un’anziana donna di 80 anni che ha vissuto sulla propria pelle il dramma della guerra in Ucraina. La sua storia non è soltanto il racconto di una fuga dalla devastazione, ma un inno straordinario alla forza della maternità, della cura e della protezione intergenerazionale.
La fuga dalla guerra per salvare i nipoti
Quando le bombe hanno iniziato a cadere e i boati delle esplosioni facevano tremare le finestre di casa, la vita della famiglia di Luba si è fermata. Per giorni la nipote Victoria, 23 anni, è stata costretta a dormire nella vasca da bagno, unico riparo improvvisato contro la violenza dei bombardamenti. Di fronte a una realtà sempre più pericolosa e alla crescente difficoltà di reperire persino il cibo, l’angoscia cresceva. Tuttavia, nonna Luba non ha permesso che la paura paralizzasse la speranza.
Con la saggezza dei suoi ottant’anni e l’amore incrollabile di chi vuole proteggere la vita a ogni costo, nel 2022 Luba ha guidato la sua famiglia verso la salvezza. Tre generazioni di donne – Luba, le sue due figlie e quattro nipoti – si sono unite per affrontare un lungo e incerto viaggio verso l’Italia, lasciandosi tutto alle spalle pur di garantire un futuro sicuro ai più piccoli.
L’arrivo a Trieste e l’abbraccio dell’accoglienza
Dopo giorni di viaggio estenuante, la famiglia è arrivata al valico di Trieste. Ad accoglierle presso i punti “blue dot” allestiti da UNICEF, UNHCR e dalle organizzazioni partner, operatori e mediatori pronti a offrire ristoro, primo supporto psicologico e uno spazio a misura di bambino.
In questo luogo di confine, l’accoglienza cessa di essere un concetto astratto e si trasforma in un’Opera di Misericordia concreta: accogliere lo straniero, consolare gli afflitti e restituire dignità a chi ha perso tutto. Le opere di misericordia prendono forma proprio dove la fragilità incontra la mano tesa del prossimo, generando una reciprocità che trasforma sia chi riceve sia chi dona.
La forza di restare uniti
«Non siamo rimaste sole, siamo partite insieme: questa è la nostra forza», racconta nonna Luba guardando fiera la sua famiglia. Nel suo sguardo stanco ma pieno di dignità risuona il desiderio profondo della pace e la speranza di poter un giorno tornare a casa. La storia di nonna Luba ci ricorda che la vera rivoluzione parte dalla cura quotidiana e dalla capacità di farsi scudo per gli altri attraverso l’amore operoso.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Fonte: Sito web Unicef
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