Europa, Italia | Il cardinale Pizzaballa e Carta di Leuca: il mare che unisce

29 Agosto 2026

Santa Maria divLeuca
Il mare di Santa Maria di Leuca (Lecce)

«Avete un mare aperto che abbraccia lo sguardo. Sembra che non ci sia nulla, ma c’è il mondo, e io guardandolo ho pensato che al di là c’è la Terra Santa dove tornerò presto. Questo mare vi dona uno sguardo aperto, un cuore aperto, libero, che non ha paura, perché guardando in alto, guardiamo Dio che porta consolazione, che porta amore».

È la frase che il cardinale Pizzaballa ha lasciato a Leuca in questi giorni. Una frase detta guardando il mare, ed è da lì che vorrei ripartire anch’io.

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Lo sguardo del patriarca sul Mediterraneo

Prima della messa del mattino il cardinale era sul balcone dell’appartamento in basilica dove aveva dormito, e guardava il mare. Una notte umida aveva lasciato il posto a una mattinata afosa — giornate afose come si vivono in estate su questo lembo di terra, quasi adagiato sul mare come un’isola.

Lui guardava quella distesa che dalla punta del Salento ti abbraccia lo sguardo, che sembra non contenere nulla e invece contiene tutto: ogni punto del Mediterraneo, comprese le coste da cui viene lui, patriarca di Gerusalemme.

Un mare che non separa ma mette in comunicazione, che unisce chi sta su una riva a chi sta sull’altra, anche quando fra le due rive c’è una guerra.

L’incontro tra i giovani e le sponde del mare

Il cardinale ha incontrato i ragazzi di Carta di Leuca, i rappresentanti della Fondazione Don Tonino Bello. È stato omaggiato da Don Luigi Ciotti, salutato da tutte le autorità civili e religiose, fino al presidente della Regione e al vescovo Angiuli.

Un popolo e una terra che lo hanno abbracciato come da sempre abbracciano chi viene da lontano: ospite in un lembo di Puglia che è insieme il punto più remoto e il più aperto verso il mondo, terra di confine che di confini, in realtà, non ne conosce.

Tra quei ragazzi c’erano anche quelli arrivati dalla Palestina, da Betlemme — بيت لحم — la città della natività portata fin qui, sulla punta del Salento, a sedersi allo stesso tavolo di chi veniva da Cipro, dal Nord Africa, dai Balcani.

Un dettaglio che da solo dice cosa sia stata Carta di Leuca quest’anno: non un convegno sulla pace, ma la pace stessa messa provvisoriamente in scena, per pochi giorni, attorno a un mare che non separa.

La proclamazione della Carta di Leuca 2026

È in questa cornice che i giovani hanno scritto la Carta di Leuca 2026, un testo che non si limita a raccontare i giorni vissuti insieme, ma li trasforma in impegno: occhi aperti sulle ferite fra i popoli, memoria da guarire perché non resti prigione, un grido di giustizia che dal Mediterraneo possa oltrepassare ogni confine. Il testo integrale è stato proclamato il 14 agosto sul sagrato della basilica.

Forse è proprio in quello sguardo aperto sull’acqua, che non nasconde nulla e contiene tutto, che si racchiude il senso di questi giorni a Leuca: un cuore aperto, libero, che non ha paura, perché guardando in alto si guarda Colui che porta consolazione. E guardando il mare, i giovani di Carta di Leuca hanno scelto di guardare, senza paura, anche le ferite del proprio tempo.

Foto di Massimo Buccarello

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