Nella Valle della Bekaa, una comunità di religiose tra cristiani e musulmani come segno di pace, dialogo e annuncio del Vangelo
(di sr. Damiana, sr. Celina, sr. Lucia, sr. M. Grazia, sr. Gloria)
L’annuncio del Vangelo non passa sempre attraverso grandi parole o iniziative straordinarie. Molto spesso prende forma nella scelta di abitare un luogo, condividere la vita delle persone e testimoniare con semplicità che Dio continua a camminare accanto all’umanità.
È questa la strada intrapresa da una comunità di suore che ha deciso di fondare il proprio monastero a Rayaq, nella Valle della Bekaa, in Libano, una regione dove i cristiani rappresentano una minoranza e la popolazione è in prevalenza musulmana.
Essere segno di speranza per tutti
Le religiose raccontano con grande semplicità il senso della loro scelta:
«Quando le persone ci domandano dove sarà il nostro monastero e rispondiamo: a Rayaq, nella Valle della Bekaa, si stupiscono e spesso non comprendono il senso di andare dove i cristiani sono pochi e i musulmani sono la maggioranza. Per noi, invece, ha senso così. Ci confermiamo nella chiamata ad essere per gli uni e per gli altri: per i pochi cristiani che vedono la nostra presenza come un segno di speranza e per i musulmani che ci guardano e accolgono con rispetto e con i quali, speriamo, di instaurare relazioni di amicizia, collaborazione e di buon vicinato.
Vorremmo, con tutto il cuore, essere per tutti un richiamo al primato di Dio, alla preghiera, alla pace possibile nel rispetto delle diversità di ciascuno».
Parole che esprimono una spiritualità profondamente evangelica. La loro presenza vuole essere un piccolo segno di speranza per la comunità cristiana locale, ma anche un invito al dialogo con chi professa un’altra fede.
L’annuncio cristiano, infatti, non si misura dal numero dei fedeli, bensì dalla capacità di rendere visibile l’amore di Dio attraverso relazioni autentiche.
Il coraggio di una fede che costruisce pace
Le suore confessano di essersi interrogate più volte se questa scelta potesse apparire ingenua. Hanno condiviso i loro dubbi con il vescovo Cesar e la risposta ricevuta è diventata per loro una conferma della chiamata ricevuta: «Allora io sono più ingenuo di voi! Questo è il Vangelo!».
In queste parole si racchiude il cuore della missione cristiana. Il Vangelo continua a sembrare ingenuo agli occhi del mondo perché propone la logica della fiducia, dell’incontro e della pace anche dove prevalgono la paura e la diffidenza.
Il Libano ferito ha bisogno di donne e uomini che scelgano di restare, di condividere le fatiche della popolazione e di credere nella possibilità di una convivenza pacifica.
L’annuncio è una preghiera che diventa vita
L’ultima richiesta delle religiose è rivolta a tutti coloro che le accompagnano spiritualmente: continuare a pregare perché possano rimanere fedeli alla strada che il Signore ha tracciato per loro.
Concludono affidando la loro missione alle parole del Salmo 122: «Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: Su di te sia pace!».
È una preghiera che diventa programma di vita.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni


