Le Suore Clarisse raccontano la loro vita quotidiana ad Ashqout (Beirut)
(di Sr. Damiana, sr. Celina, sr. Lucia, sr. M. Grazia, sr. Gloria)
Dopo aver vissuto quasi tre mesi con i frati, in una parrocchia francescana davvero molto frequentata, ora ci ritroviamo qui solo noi Sorelle, con i nostri spazi, con i precisi tempi di preghiera e di silenzio, gustando la quiete e ammirando la natura che ci circonda e che ci conduce alla contemplazione.
Siamo a 1000 m. di altitudine, il clima è dunque abbastanza fresco e dall’alto vediamo addirittura il mare! Guardandolo non possiamo non pensare che è il meraviglioso Mediterraneo, che è lo stesso mare che bagna le nostre coste in Italia, e dunque ci fa sentire tutti un po’ più vicini.
È il mare che tanti attraversano sperando una vita migliore, ma è anche il mare di chi non ce la fa, di chi muore o vede morire, è il mare le cui onde gridano, sempre se le si vuole ascoltare, l’ingiustizia immane che divide banalmente le genti tra “i fortunati” e “gli sfortunati”.
Forse, il Signore ci ha condotte in questo luogo di tranquillità per farci fare un’esperienza più intima con Lui e tra di noi? Ci è chiaro che questo è un ulteriore tempo di grazia e sicuramente anche di preparazione a quello che ci attenderà più avanti.
Certamente, si tratta anche di imparare a cavarcela da sole: ci si organizza per fare la spesa, se suonano alla porta ci tocca per forza parlare in arabo, si fa conoscenza col nuovo vicinato, ecc… Il nostro conventino è all’interno di una grande casa di spiritualità, in questi tempi estivi sta infatti prendendo vita.
È per noi l’occasione di conoscere nuove persone, i vari gruppi ecclesiali; tutti sono incuriositi dalla nostra vita, e soprattutto dal nostro arrivo proprio in questo preciso tempo storico.
Come mai cinque suore lasciano l’Italia per venire a vivere per sempre in un Paese come il Libano? È la domanda che tutti ci pongono.
Per noi, in realtà, è tutto piuttosto semplice: il fatto è che ci sentiamo solo tanto privilegiate di poter essere in questa terra così bella. Fino ad oggi abbiamo avuto la grazia di avere in casa la Messa quotidiana. Il nostro “cappellano”, che si alterna con il caro Vescovo Cesar, è don Carlo Giorgi, sacerdote italiano, appartenente al cammino Neocatecumenale e missionario in Libano.
La Chiesa latina è piccolissima e don Carlo è uno dei tre sacerdoti diocesani che vi appartengono (tutti gli altri fanno parte di congregazioni o ordini religiosi). Quasi tutte le mattine, con davanti una tazza di caffè, risponde con pazienza alle nostre domande e curiosità e, piano piano, ci aiuta ad entrare sempre di più nella realtà di questo Paese davvero tanto variegato e complesso.
Don Carlo abita con il Vescovo e presta il suo servizio tra i migranti della grandissima parrocchia dei Gesuiti a Beirut. In modo particolare si occupa dei neofiti, cioè i giovani e adulti che, dopo un cammino di preparazione, arrivano a chiedere il battesimo. Ci racconta che quasi tutti provengono da famiglie miste (cristiani e musulmani), sono figli di immigrati filippini, o provenienti dall’Africa, famiglie molto povere; decidendo di diventare ufficialmente cristiani, la maggior parte delle volte, rischiano la rottura con la famiglia o ripercussioni anche violente.
In Libano, l’appartenenza religiosa è molto importante, la religione professata è addirittura scritta nei documenti d’identità. Con don Carlo facciamo lunghe chiacchierate sulla cultura libanese, sulla politica, sull’andamento della guerra.
I suoi sono consigli preziosi: ci aiuta, per esempio, a non prendercela troppo per le questioni burocratiche (come la volta in cui la nostra cassa dall’Italia è stata “sequestrata” per due settimane in dogana con l’unico intento di guadagnarci qualche soldo in più!), oppure ci incoraggia a non mollare con lo studio dell’arabo. Se non fosse per i doveri giornalieri che attendono lui e noi, andremmo avanti ad ascoltarlo per ore!
La chiesa più vicina alla nostra casa per partecipare alla Messa è una parrocchia maronita; è bello cominciare a prendere familiarità con i diversi riti delle chiese orientali e, se pur nello spaesamento iniziale, ci ricordiamo che professiamo la stessa fede nel Cristo risorto, che in Lui siamo tutti un Corpo solo, il Corpo di Cristo.
La Chiesa Maronita in Libano è la chiesa principale e maggioritaria, risale al 400 d. C. È una chiesa cattolica insignita del titolo patriarcale, in comunione con il papa. Riti e liturgia derivano dalla tradizione antiochena, la lingua liturgica tuttora adottata accanto all’arabo, è il siriaco. È l’unica Chiesa d’Oriente rimasta sempre in comunione con la Santa Sede.
Partecipare alla Messa ci permette anche di incontrare le persone, di accettare qualche invito per prendere insieme il tipico, e amaro, caffè libanese, e quindi… esercitare la lingua!!!
Le nostre giornate, come vi dicevamo, stanno ritornando a una certa normalità: la preghiera, la cura della liturgia (prove dei canti), il lavoro domestico (pulizie, cucina, lavanderia, ecc…), qualche lavoretto all’esterno, la scrittura delle icone (approfittiamo per dire che il laboratorio è sempre aperto, è possibile dunque ordinare delle icone anche dall’Italia, approfittando dei viaggi abbastanza frequenti dei nostri frati), la Lectio Divina personale e comunitaria, le riunioni fraterne, ecc…
I pomeriggi sono interamente occupati dallo studio dell’arabo e ce la stiamo mettendo tutta, anche perché siamo mosse dal bisogno e dal gusto di comunicare con le persone. Ci pare un’esperienza a volte fallimentare, è un idioma così diverso dal nostro!
Ma sentiamo che anche qui c’è una chiamata alla perseveranza che porterà frutti più avanti.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni


