La testimonianza di don Vyacheslav Grynevych
Un’altra notte trascorsa nei rifugi, con il rumore assordante delle esplosioni e l’angoscia di non sapere cosa accadrà all’alba. È quanto hanno vissuto gli abitanti di Kyiv nella notte tra il 5 e il 6 luglio, quando la capitale ucraina è stata nuovamente bersaglio di un massiccio attacco con missili e droni.
Una nuova pagina di sofferenza che si aggiunge a una guerra che sembra non conoscere tregua e che continua a segnare la vita quotidiana di milioni di persone.
Le immagini delle abitazioni danneggiate, dei soccorritori al lavoro e dei cittadini costretti a cercare riparo raccontano una realtà che, a distanza di anni dall’inizio del conflitto, resta drammaticamente attuale.
A pagare il prezzo più alto sono ancora una volta le famiglie, gli anziani e i bambini, costretti a convivere con la paura e con un futuro sempre più incerto.
«La gente è stanca, ma continua a resistere»
A descrivere all’Agenzia Sir il clima che si respira nella capitale è don Vyacheslav Grynevych, direttore esecutivo di Caritas-Spes Ucraina, che ogni giorno è accanto alle persone più colpite dalla guerra.
«La gente è stanca, ma la pace è ancora lontana», afferma il sacerdote, sintetizzando in poche parole il sentimento diffuso tra la popolazione. Dopo anni di bombardamenti, allarmi e distruzioni, la fatica si intreccia con la speranza che il conflitto possa finalmente trovare una conclusione.
Nonostante tutto, la rete di solidarietà non si è fermata. Caritas-Spes continua a sostenere migliaia di persone con aiuti alimentari, beni di prima necessità, assistenza psicologica e accompagnamento spirituale.
Un lavoro silenzioso che cerca di restituire un po’ di serenità a chi ha perso la casa, il lavoro o i propri affetti.
La speranza che resiste alla guerra
Tra le macerie continua a emergere anche una straordinaria capacità di resilienza. Le comunità si organizzano per aiutarsi reciprocamente, i volontari non smettono di distribuire viveri e medicine e molte parrocchie restano aperte come punti di riferimento per chi cerca conforto e sostegno.
«La nostra missione è rimanere accanto alle persone, condividere il loro dolore e non lasciarle sole», sottolinea ancora al Sir don Grynevych, spiegando come la presenza sia spesso il primo aiuto di cui una persona ferita dalla guerra ha bisogno.
Ogni nuova notte di bombardamenti ricorda quanto la pace sia ancora fragile e lontana. Eppure, proprio nei momenti più difficili, emergono gesti che testimoniano la forza della fraternità: una porta aperta, un pasto condiviso, un volontario che ascolta, una comunità che non abbandona i più vulnerabili.
È anche da queste testimonianze che nasce l’invito a non assuefarsi alla guerra. Continuare a guardare all’Ucraina significa non dimenticare chi, ancora oggi, attende con ostinazione il giorno in cui la pace non sarà più soltanto una speranza, ma una realtà.
Foto di Etienne Girardet su Unsplash
Fonte: Agenzia Sir


