L’odissea della cura in un tempo che rischia di dimenticarla

25 Giugno 2026

La Compagnia di Teatro Integrato Capodarco porta in scena a Nepi "I Care. L'Odissea della Cura"
La Compagnia di Teatro Integrato Capodarco - Artecheinclude

La Compagnia di Teatro Integrato Capodarco porta in scena al Festival di Nepi “I Care. L’Odissea della Cura”, uno spettacolo che invita a riscoprire il valore umano, sociale e cristiano della cura

In un mondo che corre veloce, dove l’efficienza sembra aver sostituito l’attenzione alle persone e dove perfino le relazioni rischiano di essere misurate in termini di utilità, parlare di cura è quasi un atto rivoluzionario.

È proprio questa la sfida raccolta dalla Compagnia di Teatro Integrato Capodarco che, in occasione del Festival di Teatro Integrato di Nepi (Vt) “L’altro lato della luna”, il 26 giugno, alle 21.00, porterà in scena lo spettacolo I Care. L’Odissea della Cura, ispirato all’omonimo libro di Riccardo Sollini. Un’opera che, tra musiche e sottofondi eseguiti dal vivo, invita il pubblico a interrogarsi su una domanda fondamentale: che cosa significa davvero prendersi cura degli altri oggi?

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Sul palco, il mito di Ulisse viene trasformato in una grande metafora contemporanea. L’eroe omerico non è più il navigatore che cerca la strada di casa, ma un lavoratore, un cittadino, una persona comune che attraversa le contraddizioni del welfare, della sanità pubblica e dei servizi sociali.

Nel suo viaggio incontra un Polifemo monocolo, simbolo di un sistema accecato dal profitto, incapace di vedere la persona nella sua interezza.

E deve resistere alle Sirene della propaganda politica e ai sotterfugi di Circe, immagine di un modello che rischia di trasformare operatori sociali, educatori e caregiver in semplice manodopera sostituibile, svuotando di significato la loro vocazione e riducendo la cura a una prestazione da contabilizzare.

A fare da contrappunto c’è Penelope, una donna che tesse e disfa la propria tela come gesto di resistenza. La sua è una scelta politica prima ancora che personale: rifiutarsi di accettare che la cura diventi una merce. Filo dopo filo, infatti, custodisce la speranza di un welfare fondato sulla reciprocità.

In fondo, nella tradizione cristiana, il Vangelo racconta un Gesù che si ferma davanti ai malati, agli esclusi, ai poveri, alle persone ferite nel corpo e nello spirito. Che non offre semplicemente una risposta ai problemi, ma restituisce loro dignità attraverso una relazione.

Per questo la cura non può essere ridotta a un gesto tecnico. È uno sguardo che riconosce l’altro come persona. È la capacità di accorgersi delle fragilità senza giudicarle. È il coraggio di rallentare quando tutto spinge ad andare oltre.

Non è un caso che a portare in scena questo tema sia una compagnia di teatro integrato. L’integrazione, infatti, è già di per sé una forma di cura. Significa creare spazi in cui ogni persona possa esprimere il proprio talento, indipendentemente dai limiti, dalle fragilità o dalle differenze. Significa costruire comunità invece di alimentare separazioni.

Il messaggio più profondo di I Care. L’Odissea della Cura è quello che nessuno si salva da solo e che la qualità di una società si misura dalla sua capacità di prendersi cura delle persone più fragili.

Don Lorenzo Milani aveva scelto come motto quelle due semplici parole inglesi: “I care”, “mi sta a cuore”. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di riscoprirne il significato. Perché una comunità che smette di avere cura dell’altro perde progressivamente anche la capacità di avere cura di sé stessa.

Note sulla Compagnia:

La Comunità di Capodarco dell’Umbria è la compagnia di teatro integrato della Comunità di Capodarco dell’Umbria, supportata dalla Capodarco di Perugia. Diretta artisticamente da Artecheinclude, nello specifico dal regista pedagogista Andrea Lombardi, si tratta di una realtà integrata e partecipativa.
Sul palcoscenico, attrici e attori, musicisti, educatrici, coordinatrici, si fondono armoniosamente, dimostrando concretamente che la diversità, in particolare quella invalidante, non è un limite da nascondere o da assistere passivamente, ma una formidabile opportunità creativa e un patrimonio di umanità da mettere in condivisione.

Con il supporto attoriale dell’attrice Elisa Gallucci e del musicista cantautore Julian “Julico” Corradini, lo spettacolo offre un teatro pensato per la crescita della persona. Lo scorso anno la compagnia si era esibita con lo spettacolo “39+1”; questo nuovo appuntamento conferma e consolida una collaborazione artistica di grande valore tra compagnia umbra e città di Nepi.

Foto della Compagnia di Teatro Integrato Capodarco – Artecheinclude

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