Il Salmo 137 può essere definito “il canto della chiamata universale” a causa dell’espressione: “Tutti i re della terra loderanno il Signore, quando udranno le parole della sua bocca” (v. 4). E’ un inno di ringraziamento, il primo di un fascicolo di otto Salmi che l’antica tradizione giudaica aveva attribuito a Davide (138-145). In realtà, un’analisi più accurata di questi canti fa pensare a un’epoca posteriore, forse postesilica. Il carme si svolge in tre momenti.
- Si parte con un ringraziamento dell’orante (vv. 1-3) che sta invocando il suo Signore nella cornice del santuario di Sion: “Mi prostro verso il tuo santo tempio” (v. 2). Il salmista è certo che il “nome” (“rendo grazie al tuo nome”), cioè la persona di Dio, e il suo amore fedele, non rimangano indifferenti di fronte all’invocazione del giusto. Nel giorno del pericolo la supplica rivolta al Signore non finisce contro un cielo sordo e muto, ma riceve attenzione: “Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza” (v. 3). L’immagine è suggestiva: Dio entra nella vita di una persona con un’irruzione veemente che rende fecondo e vigoroso l’intero essere del fedele.
- Di fronte a questo inno di gratitudine, il salmista nella seconda parte del suo canto immagina una sorta di reazione planetaria: tutti i re della terra si associano a lui in una lode universale in onore della grandezza e potenza sovrana di IHWH (vv. 4-6). Ora questa dimensione universalistica è una caratteristica della profezia postesilica, presente nel Secondo Isaia (Is 40-55), il profeta del ritorno di Israele dall’esilio babilonese (VI sec a. C.). Ma il Signore è, sì, “eccelso”, ma “guarda verso l’umile” con tenerezza, mentre “da lontano volge lo sguardo al superbo”, cioè dall’alto in basso e con disprezzo (v. 6).
- Dopo questa apertura sull’orizzonte universale, l’orante implora un aiuto costante anche per le nuove angustie che investiranno la sua esistenza di domani. Il Salmo si chiude con un’ultima professione di fiducia nei confronti di Dio:”Il Signore completerà per me l’opera sua… Egli non abbandonerà l’opera delle sue mani” (v. 8), cioè la sua creatura, capolavoro della sua amorosa bontà e della sua azione salvifica.

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Salmo XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
10 Settembre 2026