Tricase, Casa Betania | Quando la musica diventa carezza

14 Luglio 2026

L'appello di una musicista per creare rete volontari in un hospice a Tricase

L’appello della musicista Irene Maglie: creare una rete di volontari che, attraverso la musica, possano donare tempo, conforto e speranza agli ospiti di un hospice

Casa Betania, una casa che accoglie

Ci sono luoghi in cui la cura assume un significato più profondo della semplice assistenza sanitaria. Luoghi in cui ogni persona continua a essere guardata con rispetto, tenerezza e dignità fino all’ultimo istante della propria vita. Casa Betania, a Tricase, in provincia di Lecce, è uno di questi.

Qui il tempo sembra rallentare per lasciare spazio alle relazioni, all’ascolto, alla presenza discreta di chi sceglie di accompagnare senza invadere. Non è soltanto una struttura dedicata alle cure palliative: è una casa dove la fragilità non viene nascosta, ma accolta.

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Lo racconta con parole semplici e intense la pianista ed organista taurisanese Irene Maglie:

“Casa Betania, un luogo che si fa casa, un luogo dove la cura va ben oltre l’aspetto clinico della persona, un luogo dove regna l’amore, in cui si dà dignità alla vita fino all’ultimo istante, in cui l’altro diventa il centro di tutto”.

A farle eco, è il violinista Vittorio Ciurlia:

“Questa mattina, insieme a Irene, ho camminato tra le corsie di un luogo speciale: l’Hospice Casa di Betania di Tricase.
E ogni volta ne esco con una certezza: la musica è una medicina universale. Non sostituisce le cure, ma sa raggiungere luoghi dell’anima dove, a volte, la medicina non può arrivare”.

L’appello social di Irene Maglie ai musicisti

Dall’esperienza vissuta a Casa Betania nasce un appello. Dal suo profilo Facebook, Irene Maglie propone di costruire una rete di musicisti disposti a donare parte del proprio tempo a chi vive gli ultimi tratti del cammino terreno.

Il suo appello è tanto semplice quanto concreto:

“A tutti gli amici musicisti… Vorrei rivolgervi un invito: unire le nostre sensibilità e creare una rete di persone disponibili a donare un po’ del proprio tempo”.

E così, i social network diventano lo spazio per far nascere e diffondere iniziative di solidarietà, capaci di mettere in contatto persone, idee e disponibilità… Non più solo canale di tormentoni estivi e gossip.

La proposta è quella di una presenza costante, anche minima, ma fedele. Non servono grandi eventi né concerti organizzati: basta esserci perché “la musica ha una forza straordinaria. Una voce, una melodia, possono essere un dono”:

La musica che accompagna e consola

Ed è proprio questo dono che può alleggerire la paura, evocare ricordi, regalare serenità ai pazienti e ai loro familiari. La musica, infatti, non elimina il dolore, ma aiuta a non affrontarlo da soli.

Per questo conclude:

“Anche una sola ora, una volta ogni tanto, può diventare un dono immenso per chi sta affrontando un momento così delicato. Perché la musica, quando nasce dal cuore, cura anche ciò che non può guarire”.

Foto di Debby Hudson su Unsplash

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