Professare Gesù Cristo
Letture: Is 22,19-23; Rm 11,33-36; Mt 16,13-20
La prima Lettura (Is 22,19-23) ci racconta che Sebna, maggiordomo di Ezechia (716-687 a. C.), a causa della sua sete di potere, venne sostituito con Eliakim. L’apertura e la chiusura delle porte della “casa del re” (Is 22,22) erano prerogativa del gran vizir egiziano, di cui il maggiordomo è l’incarico corrispondente in Israele. L’Apocalisse (Ap 3,7) cita questo testo applicandolo al Messia, come fa la liturgia dei Vespri del 20 dicembre: “O clavis David et sceptrum domus Israel!”.
Il Vangelo (Mt 16,13-20) ci ribadisce che nostra la fede è cristocentrica: solo confessando il Cristo si può essere salvati: “Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede («omologhèitai») per avere la salvezza” (Rm 10,10); “Perciò, fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate bene lo sguardo in Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo” (Eb 3,1); “Esaminate voi stessi se siete nella fede, mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi? A meno che la prova non sia contro di voi!” (2 Cor 13,5).
Dobbiamo proclamare con forza la Signoria di Gesù, come Pietro (Mt 16,16), ribadendo che solo in Cristo abbiamo la redenzione: “In nessun altro c’è salvezza. Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12). È ciò è estremamente importante in quest’epoca di New Age, dove Gesù da molti è visto come uno dei tanti profeti di Dio (il cosiddetto “gesuanesimo”), e non l’unico Salvatore Figlio di Dio (il vero “cristianesimo”); in questo tempo in cui, secondo un recente sondaggio per conoscere a chi si rivolgono gli Italiani nella preghiera, solo il 35,5% prega Dio, quando il 14,4% invoca solo la Madonna, il 12,5% Sant’Antonio, e Gesù, con il 9,5%, è quasi alla pari… di Santa Rita e di Padre Pio! Questa “confusione” è proprio l’opera del biblico “anticristo”: “Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo” (1 Gv 4,2-3.15). “Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo!” (2 Gv 1,7). “Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre” (1 Gv 2,23); “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio” (Mt 10,32; Lc 12,8; Ap 3,5).
Il credente proclama la Signoria di Cristo in occasione del Battesimo: “Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni” (1 Tm 6,12; cfr At 8,37). Ma la professione di fede è atto di ogni giorno: “Manteniamo ferma la professione della nostra fede!” (Eb 4,14). E non basta una dichiarazione a parole: occorre l’“hypotaghè homologhìas”, l’obbedienza alla professione di fede (2 Cor 9,6-13), che si dimostra in una vita di amore e di servizio: perché “se possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla” (1 Cor 13,2.13): “la fede senza le opere è morta” (Gc 2,14-26). Gesù stesso ci ricorda: “Non chiunque dice: «Signore! Signore!» entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio” (Mt 7,21).
La Chiesa, che Gesù fonda su Pietro (Mt 16,18-19), è chiamata ad essere il primo sacramento, cioè segno concreto, di Cristo. “La Chiesa non è altro che il risultato della missione del Figlio nello Spirito Santo. È lo spazio attorno alla Parola di Dio fatta carne, Gesù Cristo: spazio in cui si narra il Padre, in cui si spiega con la vita dei credenti e sacramentalmente che il Dio vivente è il Padre di Gesù Cristo, il Signore” (E. Bianchi).

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Salmo XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO
10 Settembre 2026