“L’alfabeto della Misericordia” | V come VISITARE

11 Marzo 2026

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Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Una lettera dell’alfabeto per poi pensare a una parola che ci rimandi alle opere di misericordia. Questo mercoledì, abbiamo la – V

Dal Salento, la nostra corrispondente Antonella Attanasio, vicepresidente Della Cooperativa “iPad Mediterranean”, ci racconta l’opera “visitare i carcerati”, invitandoci a guardarli senza pregiudizi, come persone con nuove possibilità

Una donna anziana, vestita di nero, in lutto perenne. Ricurva, come se portasse sulle spalle un peso enorme. Le sue gambe erano sottili, sembravano fragili, ma la sua andatura, seppur lenta e stanca, rivelava una determinazione e una forza che raramente ho incontrato.

La determinazione con cui ha chiesto di partecipare a quell’incontro era sorretta dalle braccia che la aiutavano a camminare: quelle di sua figlia, una donna minuta come lei, dolce ma forte allo stesso modo. Mi hanno chiamata perché cercavano una possibilità.

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Un loro caro era in carcere, recluso per un reato grave, quasi inevitabile. L’umiltà e la rassegnazione con cui hanno raccontato la storia di Alessandro, figlio e fratello smarrito, sono state la chiave che ha aperto le porte della mia anima.

Non hanno cercato giustificazioni, neppure una volta. Volevano soltanto riavere il loro Alessandro vicino.

Sapevano, e sanno, che il carcere non è il luogo giusto per lui per espiare le proprie colpe. È un uomo che merita sì una punizione, ma anche la possibilità di rieducarsi, così come prevede la pena nel nostro ordinamento. Lì dove ora si trova Alessandro, però, non c’è rieducazione: ci sono isolamento, solitudine, etichette, distruzione di qualunque speranza di riscatto.

Ho chiesto di incontrarlo. Mi sono trovata davanti un uomo consapevole del proprio errore, pentito ma profondamente ferito.

Il suo sguardo, che a tratti si perdeva nel vuoto, circondato da occhiaie grigie come le sbarre attraverso cui guarda il cielo, era una lama che squarciava ogni illusione di poter uscire un giorno e ricominciare.

Eppure, Alessandro merita una possibilità. La merita lui, e la merita anche sua madre, che sogna di vivere gli ultimi anni che le restano accanto a suo figlio e di vederlo finalmente ritrovare un posto in un mondo che non lo giudichi soltanto per il passato e per i suoi errori.

Dietro quelle mura, tra sbarre e corpi stanchi, la colpa resta presente. Ma, più forte di tutto, emerge l’umanità.

Visitare i carcerati significa allora guardare oltre i reati, oltre le condanne, per scorgere la fragilità di un uomo che, nonostante tutto, continua a tendere la mano in cerca di riconoscimento.

Per tutte le madri e per tutte le donne che non smettono di lottare, che affrontano il dolore con dignità e che non si arrendono di fronte alle ingiustizie. Smettiamo di giudicare le persone per il loro passato.

La società cresce davvero solo quando è capace di punire senza annientare, di correggere senza distruggere, di vedere oltre l’errore la persona che ancora può rinascere.

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Se anche tu vuoi scrivere la “tua” parola della misericordia, scegli una lettera e invia a: editor@spaziospadoni.org (Loredana Brigante)

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