In occasione della Giornata mondiale dell'Alimentazione, il Papa ha rivolto un vibrante messaggio all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), richiamando la comunità internazionale a una decisa assunzione di responsabilità.
Il Pontefice ha denunciato con fermezza una drammatica realtà: la fame nel mondo non è affatto un'anomalia statistica o una fatalità incontrollabile, bensì la diretta conseguenza della mancanza di volontà politica e di un grave deficit di solidarietà globale tra gli Stati.
Il pane non può essere ostaggio della guerra
Nel suo intervento indirizzato al direttore generale dell’agenzia delle Nazioni Unite, Qu Dongyu, il Papa ha ribadito con vigore che il pane quotidiano di milioni di persone innocenti non deve mai diventare merce di scambio né ostaggio delle contese belliche.
«Il pane non dovrebbe essere né uno strumento di pressione geopolitica né un bene finanziario volatile. Né deve mai essere usato come arma di guerra».
Con queste parole inequivocabili, il Pontefice ha stigmatizzato la speculazione economica sui mercati dei cereali e i monopoli commerciali sulle sementi, che soffocano il lavoro dei piccoli agricoltori e privano popolazioni inermi dei beni primari.
Di fronte al dramma delle popolazioni colpite dalla denutrizione, l’appello papale chiede un atto di audacia morale: l’urgente riconversione delle immense risorse impiegate nelle spese belliche verso la ricerca agricola sostenibile, la rigenerazione ecologica dei suoli e la salvaguardia dell’acqua come bene comune inalienabile.
Le comunità contadine custodiscono un sapere prezioso che le istituzioni hanno il dovere di tutelare da logiche meramente speculative.
La prima opera corporale come imperativo di giustizia
Questo severo monito si salda intimamente con la radice più profonda della prima opera di misericordia corporale: «dar da mangiare agli affamati».
Garantire l’accesso a un’alimentazione sana, sicura e adeguata non rappresenta un semplice gesto di elemosina o una concessione assistenziale, ma un vero obbligo di giustizia vincolante per l’intera comunità internazionale.
Sfamare chi patisce l’indigenza significa compiere un dovere etico fondamentale e riconoscere la sacralità della persona, abbattendo quelle disuguaglianze strutturali che generano esclusione e miseria.
L’intervento alla Fao sollecita dunque la costruzione di un rinnovato ordine alimentare globale improntato all’autentica fraternità, in cui l’innovazione tecnologica sia sempre subordinata al bene comune. Solo proteggendo la dignità dei più deboli e custodendo la terra potremo gettare le basi di una pace stabile e duratura.
Foto di Khalil Radi su Unsplash
Fonte: Vatican News
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