Il direttore del Centro Missionario Diocesano di Brescia invita la Chiesa diocesana a celebrare il centenario guardando al futuro: una missione che parla ai giovani, rinnova la fede e ha bisogno di nuove vocazioni e partenze.
Cento anni di vitalità
Don Roberto Ferranti, sacerdote della diocesi di Brescia ed ex fidei donum in Albania, guarda al centenario della Giornata Missionaria Mondiale come a un anniversario da valorizzare, senza fermarsi alla memoria. «100 anni di Giornata Missionaria Mondiale, un anniversario da non far passare sotto traccia e che vale la pena solennizzare», scrive, richiamando una storia che continua a coinvolgere la Chiesa e a interrogare le comunità cristiane.
Sono cento anni che, nelle sue parole, «continuano a parlare alla vita anche dei più giovani» e che invitano le Chiese ad «amare il mondo, a farsi carico del cammino di altri fratelli e sorelle con cui condividiamo l’esperienza della fede».
Un cammino reso possibile da missionari e missionarie che hanno messo radici in altre parti del mondo, «tante volte in modo eroico», contribuendo alla crescita di Chiese locali oggi capaci di offrire a loro volta una testimonianza di vitalità.
Una missione che apre domande
La storia, però, non è conclusa. «100 anni, ma il cammino non è ancora compiuto», sottolinea don Roberto. Le vocazioni sacerdotali e religiose possono diminuire, così come le partenze missionarie e la percezione della presenza cristiana nel mondo. Eppure, proprio per questo, occorre continuare a investire nella missione.
«Il cammino missionario deve continuare, perché è uno dei pochi strumenti che ci aiutano a non chiuderci ideologicamente in noi stessi e nei nostri apparenti bisogni». L’incontro con altre Chiese, infatti, offre ai giovani l’occasione di porsi «domande serie sulla vita, sul futuro e sulla vocazione», interrogativi che nel nostro contesto sembra sempre più difficile suscitare.
Al centro rimane il Vangelo: «l’unica risposta che rende bella la vita degli uomini che lo accolgono». Da qui nasce il desiderio di annunciarlo anche a chi ancora non lo conosce.
Non basta sostenere, occorre partire
«La missione oggi è anche qui», riconosce don Roberto, ma questa consapevolezza non può diventare una giustificazione per disinteressarsi della Chiesa nel mondo. Una diocesi può continuare a essere generosa nel sostegno economico, ma «non basta, non è sufficiente una generosa offerta».
Serve «offrire e donare vita concreta con nuove vocazioni missionarie» per mantenere vivo l’annuncio del Vangelo. L’augurio finale diventa così un impegno:
«Vogliamo augurarci che questi 100 anni possano aprire a una nuova stagione missionaria anche per la nostra Chiesa diocesana».
Un centenario, dunque, non soltanto da celebrare, ma da trasformare in nuove disponibilità, incontri e partenze.

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