A dieci giorni dalla morte del vescovo di Quelimane, sono tante le domande, tra cui quella del senso della nostra fede
Sono passati dieci giorni dalla tragica morte di monsignor Osório Citora Afonso, vescovo di Quelimane e amministratore apostolico di Beira, in Mozambico. Una notizia che ha lasciato sgomento e dolore nella Chiesa africana e in tutta la comunità cattolica mondiale. Ucciso nella sua residenza episcopale da uomini armati, a soli 54 anni, mentre le autorità stanno ancora cercando di fare piena luce sulle circostanze e sul movente dell’omicidio, il suo nome si aggiunge a quello di tanti cristiani che hanno pagato un prezzo altissimo per la loro fedeltà al Vangelo.
Di fronte a fatti come questo, la prima reazione è il silenzio. Un silenzio fatto di incredulità, di domande senza risposta, di dolore. Perché un vescovo? Perché un uomo che aveva consacrato la propria vita all’annuncio del Vangelo, alla costruzione della pace e al servizio dei più poveri?
Monsignor Osório, missionario della Consolata, era conosciuto come un pastore semplice, vicino alla gente, capace di attraversare villaggi e comunità con la sola forza della Parola di Dio. Chi lo ha incontrato ricorda il suo sorriso, la sua disponibilità, la sua capacità di dialogo. Pochi giorni prima della morte era ancora in visita pastorale tra le comunità affidate alle sue cure.
La sua morte interpella profondamente anche noi.
Viviamo in una parte del mondo dove essere cristiani raramente comporta rischi per la propria incolumità. Possiamo partecipare all’Eucaristia senza paura, professare la nostra fede liberamente, educare i figli secondo i valori cristiani senza dover affrontare persecuzioni. Eppure, proprio questa libertà rischia di renderci tiepidi.
La morte di mons. Osório non può essere letta soltanto come una cronaca dolorosa. È anche una domanda rivolta a ciascuno di noi: quanto siamo disposti a lasciarci guidare dal Vangelo?
In un tempo che esalta il successo personale, la sicurezza e l’autorealizzazione, il Vangelo continua a proporre una strada diversa: quella del dono di sé. Una strada che può sembrare fragile, ma che possiede una forza capace di cambiare il mondo.
Forse, questo è il lascito più prezioso che ci consegna.
La testimonianza di uomini come mons. Osório ci ricorda che il Vangelo è una proposta radicale di vita. È una chiamata a scegliere ogni giorno da che parte stare. È il coraggio di dire la verità, di difendere la dignità delle persone, di restare accanto agli ultimi anche quando questo comporta incomprensioni, isolamento o sacrificio.
Forse, non ci verrà mai chiesto di affrontare la violenza che ha colpito il vescovo di Quelimane. Ma ci viene chiesto ogni giorno qualcosa di altrettanto impegnativo: vivere con coerenza, nel rifiuto dell’indifferenza, nella capacità di perdonare, nel servizio al prossimo e nella difesa dei più fragili.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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