XXIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

7 Settembre 2026

matteo

Perdonare per essere perdonati

Letture: Sir 27,30-28,7; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35

L’infinita misericordia di Dio arriva a tutti, senza eccezioni, in assoluta gratuità. Ma allora perché, nella preghiera che Gesù ci ha insegnato, dobbiamo dire: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12)? Perché “come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”? Perché il perdono di Dio è condizionato al nostro perdonarci tra di noi? Spesso ci parrebbe più onesto pregare: “Rimetti a noi i nostri debiti molto, ma molto di più di come noi li rimettiamo ai nostri debitori!”…

Il testo di Matteo dice: “come anche noi (òs kaì emèis) li rimettiamo (aphékamen toìs ophelétais emòn)” (Mt 6,12). È una strana formulazione: il tempo è all’aoristo, che indica un’azione passata, e quindi la frase andrebbe tradotta: “come anche noi abbiamo rimesso ai nostri debitori”: il perdono ai fratelli addirittura deve precedere il perdono di Dio. Ma non è escluso che possa trattarsi di un “aoristo drammatico”, con valore di presente: “come noi siamo soliti rimettere ai nostri debitori”.

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La tradizione ha sempre pregato con la versione di Matteo. La Chiesa, nell’ultima traduzione CEI della Bibbia, non ha osato discostarsi dalla preghiera secondo Matteo, che forse anche è la più antica, ma indubbiamente condizionata dal pubblico di questo evangelista, che scriveva per gli Ebrei, tanto legati alle “opere” della Legge. È quindi rimasta la versione matteana ufficiale, con la sola precisazione dell’“anche” (òs kaì), già presente nel testo greco, che in qualche misura tenta di collegare il nostro agire al preveniente agire di Dio: Dio ci perdona e “anche” noi perdoniamo.

Infatti non dimentichiamo mai che il perdono di Dio sempre precede la nostra riconciliazione con il prossimo. Sembra spiegare più adeguatamente ciò il “Padre nostro” del Vangelo di Luca, che prega: “Rimetti a noi i nostri peccati, e infatti noi (kaì gàr autoì) li perdoniamo (aphìomen) ai nostri debitori” (Lc 11,4).

Appare meglio, rispetto al testo matteano, che la nostra capacità di perdonare i fratelli deriva (“e infatti”) dal fatto che Dio ci rimette prima i peccati: quindi si usa semplicemente il presente, “perdoniamo”, e non l’aoristo come in Matteo.

Il testo liturgico pregato nella Messa resta quindi in sé difficile, e ancora una volta ci mostra come si debba studiare con amore tutta la Scrittura, comprendendo qui il genere letterario semitico del paradosso (tante volte presente nella Bibbia), e come ogni versetto vada letto nella completezza del testo sacro.

In ogni caso, il vero amore verso Dio è sempre l’amore per i fratelli: “Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1 Gv 4,21); “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24).

Più volte Gesù esplicita questa logica: “Perdonate e sarete perdonati…, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,36-38); “Se voi perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14-15).

Il rapporto tra essere perdonati e perdonare è dunque strettissimo. La mancanza della pacificazione con gli altri annullerà la misericordia di Dio. Gesù spiega chiaramente questa dinamica nella parabola del servo spietato, cui il Padrone condona un debito immenso (diecimila talenti, una somma esorbitante), e che non sa perdonare un piccolo debito di un altro servo (cento denari: in proporzione alla prima somma, pochi spiccioli (Mt 18,23-35).

Siamo di fronte a un mistero. L’amore di Dio ci precede: il suo amore è gratuito, e ci giunge mentre siamo peccatori, non perdonatori. E se ciascuno di noi aspettasse di presentarsi a Dio solo quando è pienamente rappacificato con tutti i fratelli, non andremmo mai al suo cospetto. E questo deve essere ben chiaro. Ma l’immenso Amore di Dio si blocca se il nostro cuore non è aperto ai fratelli. Un cuore chiuso al prossimo ferma l’onnipotenza di Dio.

Ha detto Papa Francesco: “Dio sempre perdona, sempre. Ma chiede che io perdoni. Se io non perdono, in un certo senso chiudo la porta al perdono di Dio”.

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