La testimonianza di fra Paolo Maria Braghini, Frate Minore Cappuccino, al “Go! Franciscan Youth Meet 2026”, evento promosso dai Frati Minori, dai Frati Minori Conventuali e dai Frati Minori Cappuccini che si è tenuto ad Assisi dal 3 al 6 agosto.
Noi di spazio + spadoni ve la proponiamo in più puntate, per accompagnarvi passo dopo passo nella lettura e nell’ascolto di una storia che ci mostra, ancora una volta, la fantasia e la misericordia di Dio.
L’incontro con i giovani ad Assisi e la vocazione
Quando, qualche sera fa, sono salito lì sul palco davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli, ero molto emozionato.
Vedere quella moltitudine di giovani — erano più di 2000 giovani da diversi paesi d’Europa e anche dall’America — mi ha veramente colpito.
I frati organizzatori – per questo evento organizzato da tutta la famiglia francescana – mi avevano chiesto e mi hanno chiesto di testimoniare la mia chiamata per partire.
Poi, c’erano anche la testimonianza di un sacerdote che lavora con i giovani del carcere a Milano e quella di PizzaBanda. Era una veglia di preghiera.
Io ho cercato di parlare al cuore dei giovani e ho detto:
«Guardate, Dio chiama e chiama in modi diversi… Ha una fantasia enorme nel suo modo di chiamare».
L’incidente, la sofferenza e la nascita del desiderio di missione
Quando ero giovane, frequentavo la chiesa all’acqua di rose; a volte, durante la messa domenicale, mi mettevo in fondo alla chiesa con gli amici, a volte un po’ distratto: era quello il mio essere cristiano.
E quando sentivo il Vangelo del Signore che parlava della chiamata, tipo «Vai, vieni e seguimi», mi dava un po’ fastidio, non so spiegare bene.
Il Signore, allora, ha trovato altri modi per chiamarmi, e uno di questi è stato l’incidente in moto. Quel famoso incidente in moto dopo una partita di pallavolo, la notte tardi… Ero un po’ in ritardo a scuola, un incidente non per colpa mia, tre mesi paralizzato.
L’esperienza del dolore di quei tre mesi e la lettura del libro La città della gioia (che ho consigliato ai giovani di leggere) mi hanno messo dentro un desiderio di missione.
Anche quando quel periodo passò, quella chiamata ad andare tra i poveri dei Paesi più poveri era sempre presente. Mi ha aiutato tanto la mia fidanzata di allora, una ragazza straordinaria che mi metteva giustamente in discussione e diceva:
«Ma perché andare? Non puoi essere missionario anche qui?».
Giustamente provocato, ho cominciato a fare volontariato con i figli dei carcerati, servendo tra gli anziani.
FINE PRIMA PARTE
Foto di fra Paolo Maria Braghini

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