“Dio ha una fantasia enorme nel suo modo di chiamare” | Terza puntata

14 Agosto 2026

fra Paolo Braghin in Amazzonia
Fra Paolo Maria Braghini, frate minore cappuccino, è stato per 20 anni in Amazzonia, tra i Ticuna dell’Alto Solimões
La terza puntata della testimonianza di fra Paolo Maria Braghini, Frate Minore Cappuccino, al “Go! Franciscan Youth Meet 2026”, evento promosso dai Frati Minori, dai Frati Minori Conventuali e dai Frati Minori Cappuccini che si è tenuto ad Assisi dal 3 al 6 agosto. Una storia che ci mostra la fantasia e la misericordia di Dio.

La chiamata al francescanesimo e la missione in Amazzonia

Io ho proprio sentito che il Signore mi chiamava ad essere frate. Ho visto un uomo radicale, in fraternità, nella povertà, anche nel vivere radicalmente il Vangelo, e ho detto di sì al Signore. Non ho avuto timore.

Ebbene, ho cominciato il cammino per essere frate e dopo pochi anni io e un altro giovane frate siamo stati inviati in Amazzonia. Ho passato 20 anni lì.

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Le sfide della natura e la scoperta dei 72 villaggi

Sicuramente, quello che normalmente i giovani vogliono sapere sono le avventure: pericoli di vita tantissimi, lì solo acqua, senza strade, senza moto, senza macchine, realtà veramente difficili e pericoli anche della natura. Ho anche naufragato, ma il Signore mi ha salvato per i capelli! Coccodrilli, serpenti che ti passano sui piedi, tarantole…

Ci sarebbero da raccontare tante cose, ma la cosa bella che vi voglio dire è questa: dopo 3 anni, io e altri due giovani frati abbiamo scoperto che dalla nostra parrocchietta — un villaggio indio senza energia, senza elettricità, senza telefono, con precarietà veramente grandissima (io avevo perso già 10 chili, preso la malaria, eccetera, eccetera) — potevamo raggiungere altri 72 villaggi, dove si poteva arrivare solo in canoa, alcuni a un giorno e più di viaggio.

Ci siamo guardati e abbiamo detto: «Ma se noi continuiamo con questo ritmo moriamo, ci ritrovano al cimitero! Come avrebbe fatto Gesù? Ma come ha fatto, infatti?».

Lui ha chiamato i 12 apostoli, poi ha visto che la missione era grande e ne ha chiamati altri 72, che non erano più solo i sacerdoti, ma erano famiglie, giovani, uomini, donne.

Il coinvolgimento degli indios Ticuna e la nascita di una chiesa viva

E così abbiamo fatto con gli indigeni, gli indios Ticuna, popolo generoso. Quelli più vicini, quando abbiamo cominciato a capire e a parlare la lingua loro dopo 3 anni e più, li abbiamo invitati ad essere missionari anche loro.

Non vi dico la generosità di questo popolo umile…

Oggi, ci sono non solo catechisti che riuniscono centinaia, migliaia di bimbi contando tutti i villaggi, ma anche tanti giovani che, con una disponibilità, generosità e fiducia immensa nello Spirito Santo, sono diventati grandi missionari.

E ricordiamo che tanti giovani diventano papà e mamma a 15 anni e, quando ne hanno 20-25, hanno già 6, 7, 8 figli!

Oggi, abbiamo una chiesa indigena viva, grazie alla generosità di questi giovani che dicono sì al Signore.

FINE TERZA PARTE

Foto di fra Paolo Maria Braghini

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