La terza puntata della testimonianza di fra Paolo Maria Braghini, Frate Minore Cappuccino, al “Go! Franciscan Youth Meet 2026”, evento promosso dai Frati Minori, dai Frati Minori Conventuali e dai Frati Minori Cappuccini che si è tenuto ad Assisi dal 3 al 6 agosto. Una storia che ci mostra la fantasia e la misericordia di Dio.
La chiamata al francescanesimo e la missione in Amazzonia
Io ho proprio sentito che il Signore mi chiamava ad essere frate. Ho visto un uomo radicale, in fraternità, nella povertà, anche nel vivere radicalmente il Vangelo, e ho detto di sì al Signore. Non ho avuto timore.
Ebbene, ho cominciato il cammino per essere frate e dopo pochi anni io e un altro giovane frate siamo stati inviati in Amazzonia. Ho passato 20 anni lì.
Le sfide della natura e la scoperta dei 72 villaggi
Sicuramente, quello che normalmente i giovani vogliono sapere sono le avventure: pericoli di vita tantissimi, lì solo acqua, senza strade, senza moto, senza macchine, realtà veramente difficili e pericoli anche della natura. Ho anche naufragato, ma il Signore mi ha salvato per i capelli! Coccodrilli, serpenti che ti passano sui piedi, tarantole…
Ci sarebbero da raccontare tante cose, ma la cosa bella che vi voglio dire è questa: dopo 3 anni, io e altri due giovani frati abbiamo scoperto che dalla nostra parrocchietta — un villaggio indio senza energia, senza elettricità, senza telefono, con precarietà veramente grandissima (io avevo perso già 10 chili, preso la malaria, eccetera, eccetera) — potevamo raggiungere altri 72 villaggi, dove si poteva arrivare solo in canoa, alcuni a un giorno e più di viaggio.
Ci siamo guardati e abbiamo detto: «Ma se noi continuiamo con questo ritmo moriamo, ci ritrovano al cimitero! Come avrebbe fatto Gesù? Ma come ha fatto, infatti?».
Lui ha chiamato i 12 apostoli, poi ha visto che la missione era grande e ne ha chiamati altri 72, che non erano più solo i sacerdoti, ma erano famiglie, giovani, uomini, donne.
Il coinvolgimento degli indios Ticuna e la nascita di una chiesa viva
E così abbiamo fatto con gli indigeni, gli indios Ticuna, popolo generoso. Quelli più vicini, quando abbiamo cominciato a capire e a parlare la lingua loro dopo 3 anni e più, li abbiamo invitati ad essere missionari anche loro.
Non vi dico la generosità di questo popolo umile…
Oggi, ci sono non solo catechisti che riuniscono centinaia, migliaia di bimbi contando tutti i villaggi, ma anche tanti giovani che, con una disponibilità, generosità e fiducia immensa nello Spirito Santo, sono diventati grandi missionari.
E ricordiamo che tanti giovani diventano papà e mamma a 15 anni e, quando ne hanno 20-25, hanno già 6, 7, 8 figli!
Oggi, abbiamo una chiesa indigena viva, grazie alla generosità di questi giovani che dicono sì al Signore.
FINE TERZA PARTE
Foto di fra Paolo Maria Braghini

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