Allargare lo sguardo e il cuore

17 Agosto 2026

Migranti accolti
Alcuni soci delle due associazioni a fine lezione di italiano (Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce)

«Il mondo è troppo piccolo per ciò che desidero fare».

È una frase che racconta bene il suo modo di guardare il mondo. Madre Cabrini vide negli emigranti non semplicemente persone da assistere, ma persone con una storia, una dignità e una speranza da accompagnare.

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È un messaggio che sentiamo ancora profondamente attuale.

Un legame speciale tra Chicago e Sant’Angelo Lodigiano

C’è poi un legame particolare tra Santa Francesca Cabrini e Papa Leone XIV che abbiamo avuto modo di conoscere direttamente dalla Madre Generale e dalle sue consorelle, e che trovo davvero suggestivo.

Madre Cabrini morì a Chicago, nell’ospedale che aveva fondato.

E proprio lì, molti anni dopo, nacque Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV. È un legame che sembra quasi attraversare il tempo.

E il Papa stesso ha mostrato in modo concreto la sua vicinanza a Madre Cabrini: ha visitato la sua casa natale a Sant’Angelo Lodigiano e si è raccolto in preghiera davanti al cuore della Santa.

Mi piace pensare a questo filo che unisce una donna che ha dedicato la propria vita agli emigranti e un Papa nato nella stessa città dove lei ha concluso la sua vita terrena.

Una missione per conto di Dio: ironia e comunità

E, visto che stiamo parlando di Chicago, permettetemi una piccola parentesi, che forse farà sorridere qualcuno. Chicago è anche la città dei Blues Brothers.

E qui c’è una curiosità che mi piace particolarmente: il critico Vecchi, sulle pagine dell’Osservatore Romano, dedicò un articolo al film che si conclude proprio così: «Una missione per conto di Dio. Che alla fine riuscirà. Consegnando alla storia del cinema e della musica un film memorabile. Stando ai fatti, cattolico».

Mi piace questa piccola parentesi perché, dietro l’ironia e la musica dei Blues Brothers, c’è anche una storia di comunità, di riscatto e di persone che si mettono in cammino per una missione.

E forse non è poi così strano che tutto questo ci riporti ancora a Chicago, alla città di Santa Francesca Cabrini e alla sua straordinaria esperienza accanto agli emigranti.

L’esperienza sul campo con la Caritas

Ma torniamo alla nostra esperienza.

Come operatore della Caritas, in questi anni ho partecipato più volte agli interventi in occasione degli sbarchi sulle nostre coste.

Sono esperienze che lasciano un segno. Davanti a uomini, donne e bambini provati dal viaggio, capisci che il primo bisogno non è soltanto materiale.

È sentirsi accolti, guardati con rispetto, riconosciuti nella propria dignità. A volte basta una coperta, un bicchiere d’acqua, una parola gentile per restituire un po’ di fiducia. Ma l’accoglienza non finisce con l’emergenza.

Dall’emergenza all’autonomia e alla partecipazione

Nella nostra diocesi le parrocchie sono il primo punto di ascolto.

Sono il luogo in cui si intercettano i bisogni, si distribuiscono i pacchi alimentari e i beni di prima necessità, ma soprattutto si costruisce quella prima relazione di fiducia che permette a una persona di non sentirsi sola.

Poi, quando emergono bisogni più complessi, entra in gioco una rete più strutturata. Da circa due anni e mezzo è attivo lo Sportello per cittadini stranieri dell’Ambito territoriale, gestito dalla Cooperativa IPAD e da APS Form.Ami.

Lo Sportello accompagna le persone nell’orientamento, nell’accesso ai servizi, nelle pratiche amministrative e nei percorsi di inclusione sociale e lavorativa. È un percorso che parte quindi dai bisogni primari, ma cerca di arrivare all’autonomia.

E c’è un aspetto che considero particolarmente significativo: attraverso questo lavoro di accompagnamento, insieme al Comune e alle realtà del territorio, sono nati anche percorsi di partecipazione e autorganizzazione.

Penso all’Associazione Maliani di Puglia e all’Associazione Denè Farafiná – Aiuto Africano, nate anche grazie all’affiancamento dello Sportello e alla collaborazione con il Sindaco.

È un passaggio importante: significa che le persone straniere non sono soltanto destinatarie di aiuti, ma possono diventare protagoniste della comunità, mettendo a disposizione competenze, esperienze e capacità.

Questo, credo, è il senso più profondo del nostro lavoro: non fare le cose al posto delle persone, ma accompagnarle perché possano costruire il proprio percorso. E qui nessuno opera da solo. Parrocchie, Caritas, Ambito territoriale, istituzioni, associazioni e volontariato sono parti di una stessa rete.

Una finestra sul Mediterraneo per sperare insieme

Vorrei concludere tornando alla frase di Santa Francesca Cabrini: «Il mondo è troppo piccolo per ciò che desidero fare».

È un invito ad allargare lo sguardo e il cuore.

Noi viviamo in una terra che don Tonino Bello definiva “finestra sul Mediterraneo”. Una finestra non serve per chiudersi, ma per aprirsi: per guardare oltre, incontrare l’altro e lasciarsi interrogare dalle storie di chi arriva sulle nostre coste.

E vorrei affidare la conclusione alle parole di Papa Leone XIV, che ci ricorda quanto sia importante che cresca «nel cuore dei più il desiderio di sperare in un futuro di dignità e pace per tutti gli esseri umani».

Credo che sia proprio questo il senso del nostro lavoro: aiutare chi arriva nella nostra terra a non perdere la speranza e, allo stesso tempo, aiutare la nostra comunità a scoprire che l’incontro con l’altro può renderci tutti più umani. Perché una comunità che accoglie non cambia soltanto la vita di chi arriva. Cambia anche se stessa.

Foto di Massimo Buccarello

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