Egitto e Giordania: risonanze di un pellegrinaggio

13 Settembre 2026

Don Vito Vacca

Don Vito Vacca
Palestina Palestina

Eucarestia con il vescovo copto
Eucarestia con il vescovo copto cattolico durante il pellegrinaggio di luglio in Giordania

Le testimonianze raccolte tra i pellegrini accompagnati da don Vito Vacca

Carla Marongiu

Carissimi compagni di viaggio… vorrei ringraziare tutti per l‘accoglienza… ognuno di voi si è preso cura di me. Ringrazio particolarmente don Vito e padre Antonio per le catechesi e per le riflessioni, ne farò tesoro. Un grazie ai chitarristi che hanno reso le celebrazioni belle e vivaci… un applauso speciale va alle nostre teenager che hanno reso vivo ogni momento e hanno fatto questo faticoso pellegrinaggio con noi «diversamente giovani».
Siete delle perle preziose agli occhi di Dio… non dimenticatelo, continuate così. Dio vi benedica. E grazie a Gesù che ci ha permesso di fare l’Esodo.

Lucia Mazzi

Sono arrivata a casa… un po’ frastornata, ma emotivamente e spiritualmente piena. Non avevo mai partecipato a un pellegrinaggio e questo è andato oltre le mie aspettative. Ringrazio tutto il gruppo, in particolare don Vito e don Antonio che, in maniera diversa, ci hanno fatto riflettere sulla nostra vita e sul cammino di fede che stiamo facendo.
Dunque, da oggi in poi, sempre più pellegrini e meno vagabondi. Un abbraccio particolare alle meravigliose ragazze del gruppo e a Mario che dubito voglia più fare un viaggio con mamma e amiche della mamma. A presto.

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Patrizia Tirrito

Descrivere quello che ho vissuto in questi giorni in questo messaggio è riduttivo. Non è stato solo un viaggio nei luoghi fisici, ma anche dentro il mio cuore.
Avrei potuto visitare ugualmente a giugno l’Egitto e vedere in quattro giorni le piramidi ed il GEM, ma sarebbe stato solo un tour.
Ho desiderato con tutto il cuore fare questo pellegrinaggio sin dal primo momento in cui ci è stato presentato. Poi… qualche giorno prima ho avuto degli ostacoli ma alla fine… sono riuscita a partire!

Grazie a don Vito, grazie a padre Antonio, colonne ed esempi di forza e di fede per me, e penso per tutti noi, nonostante qualche anno in più.
Grazie a tutti voi perché abbiamo camminato insieme in questi giorni, fisicamente e con lo stesso spirito, in comunione, nonostante fossimo perfetti sconosciuti gli uni agli altri. È stato bello anche riuscire a celebrare l’Eucaristia con comunità diverse, nonostante parlassimo lingue diverse.
Trovarci sui luoghi dove Israele ha camminato e mormorato mi ha dato un’idea, seppur in minima parte, di quello che hanno provato loro in 40 anni.

Camminare di notte, senza tanta luce, affidandosi gli uni agli altri, con la paura di cadere rovinosamente dalle rocce e farsi male, affidandosi a Dio… tutto ciò è un fatto, un memoriale per me.

Ringrazio Dio per avermi chiamata a fare questo pellegrinaggio e ringrazio voi, ex sconosciuti, per aver camminato con me. Un abbraccio forte a tutti!

Roberto ed Emilia

Io ed Emilia vorremmo salutare e abbracciare ancora una volta tutti voi fratelli «pellegrini». Avere una meta comune aiuta a camminare insieme sostenendoci gli uni gli altri così come realmente è avvenuto.
Ha ragione don Vito: questo non è stato un tour turistico ma un pellegrinaggio che ha interrogato le nostre coscienze e che deve continuare nella vita di ciascuno di noi. Grazie a tutti, in particolare ai nostri ragazzi che hanno rallegrato i nostri cuori e grazie ai nostri santi presbiteri che ci hanno accompagnato non solo fisicamente ma anche nello spirito. Con la speranza di rivederci presto, un grande abbraccio.

E altri di luglio…

Don Dario

Grazie al Signore, che ci ha chiamati, preceduti e accompagnati passo dopo passo. Grazie a don Vito, al quale ho già espresso personalmente tutta la mia riconoscenza. E grazie a ciascuno di voi. Ognuno è stato un dono per tutti gli altri. Nessuno è stato lì per caso. Dio ha voluto proprio quel gruppo, con le sue storie, le sue fragilità, i suoi talenti e perfino i suoi limiti. Ed è proprio lì che Lui ha operato.

Siamo partiti pensando di andare a visitare dei luoghi santi. In realtà il Signore ci ha fatto una sorpresa: il vero Luogo Santo non era il Sinai, né il Giordano, né Petra, né il deserto, né lo Yabboq. Il vero Luogo Santo era il nostro cuore. Perché è nel cuore dell’uomo che Dio desidera abitare. Abbiamo camminato tra deserti e montagne, ci siamo fermati davanti a fiumi, monasteri e città antiche.

Ma il viaggio più lungo è stato quello dall’esterno all’interno, dalla geografia alla vita. E lì abbiamo scoperto una verità che spesso dimentichiamo: il cuore può diventare una terra occupata dai vizi, dalle paure, dall’orgoglio, dalla sfiducia. Ma quello stesso cuore può diventare il santuario di Dio.

Non siamo andati in queste Terre, come spesso ci ha ribadito don Vito, per collezionare emozioni o fotografie, ma perché il Signore potesse rivelarci che la nostra storia è una «terra santa», spesso ferita, a volte arida, eppure infinitamente amata.

Ogni Parola ascoltata, ogni Eucaristia celebrata, ogni confessione vissuta, ogni volto incontrato, ogni fatica affrontata non è stata un episodio del viaggio: è stata una visita di Dio. Le consolazioni ci hanno fatto gustare la sua vicinanza. Le fatiche, invece, hanno smascherato tutte quelle false sicurezze alle quali continuiamo ad aggrapparci. Perché Dio non toglie ciò che ci sostiene davvero; toglie ciò che ci impedisce di fidarci di Lui.

Ora il pellegrinaggio comincia davvero. Le strade di queste Terre Sante ci hanno riportati nella terra più difficile da evangelizzare: la nostra vita quotidiana. Le nostre famiglie, il lavoro, la parrocchia, gli affetti, le ferite che ancora ci portiamo dentro. È lì che Cristo ci aspetta. È lì che desidera regnare. È lì che vuole trasformare le nostre schiavitù in libertà, le nostre paure in fiducia, le nostre cadute in occasioni di salvezza.

Quando l’entusiasmo di questi giorni sembrerà affievolirsi e gli «undici vizi capitali» torneranno a bussare alla porta del nostro cuore, ricordiamoci una cosa: il miracolo più grande non è stato attraversare il deserto, non è stato salire sul Sinai, non è stato sostare sulle rive dello Yabboq ma il miracolo più grande è stato permettere a Cristo di attraversare la nostra vita. Perché il Signore non ci ha portati fin lì per mostrarci dei luoghi, ma per mostrarci noi stessi con il suo sguardo.

Il vero frutto del pellegrinaggio sarà questo: non avere nostalgia del pellegrinaggio, ma riconoscere che Cristo continua a camminare con noi nelle strade di ogni giorno. Se torniamo a casa uguali a come siamo partiti, abbiamo fatto un bellissimo viaggio. Se invece torniamo con un cuore un po’ più libero, un po’ più umile, un po’ più innamorato di Cristo, allora abbiamo vissuto un autentico pellegrinaggio…

Gerardo Zurlo

Voglio ringraziare prima di tutto Dio che mi ha dato la possibilità di fare questo pellegrinaggio. Per me è stata una sfida perché avendo problemi alle ginocchia non è stato tutto facile, ma ringraziando Dio ce l’ho fatta. Mi sono sentito in famiglia.
Ho registrato ogni parola perché ero attratto dalla predicazione che mi ha fatto vivere in pieno l’Esodo. Un grazie di cuore a don Vito che mi ha dato questa possibilità e gli auguro ogni bene e un grazie a don Dario per la premura verso tutti, sempre a dirci: «Come stai?». E un grazie a voi tutti partecipanti. Vi voglio bene nel Signore e vi porterò sempre nel cuore. Un bacione.

Giuseppe

Grazie a questo gruppo, variegato e proveniente da varie parti della nostra Italia. Errando nella terra d’Egitto e della Giordania abbiamo percorso il nostro Esodo. Lasciavamo la nostra vita quotidiana per andare in cerca dei luoghi in cui vi erano passati profeti, un popolo in fuga dalla schiavitù.
Ci siamo ritrovati tutti nella ricerca del nostro Dio, dei luoghi santi. È stato il più bel dono che potevamo ricevere. Grazie a tutti per questi giorni speciali e preziosi ricevuti.

Berno Egidio

Oggi, 1° settembre è il primo giorno in cui abbiamo la possibilità di sederci, chiudere la «porta» della nostra camera e rimanere in silenzio almeno per il «tempo» di un respiro. Cosa ci è successo? Cosa abbiamo visto, toccato, respirato, gustato, ascoltato?

È come aver riempito un’altra «valigia» e ora avere la possibilità di disfarla, per ammirare il suo prezioso contenuto. E, dopo aver attraversato insieme questa affascinante e misteriosa esperienza, proteggiamola, senza darle la possibilità di essere «rapita» dall’esterno.
Con questo augurio, mio e di Gabriella, vi abbracciamo fraternamente, dicendovi GRAZIE e ringraziamo Dio perché dà anche a noi la possibilità di parlare con Lui faccia a faccia, come Mosè.

Foto di don Vito Vacca

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