In India, una ragazza che conosce da vicino la fragilità ha scelto di trasformare ciò che ha ricevuto in un dono per gli altri. La sua storia è raccontata da suor Marina Rossignoli, delle Figlie della Carità Canossiane, che l’ha accompagnata nel suo percorso di crescita e di studio.
La ragazza ha un nonno malato di lebbra e appartiene a una famiglia che ha conosciuto da vicino le difficoltà e lo stigma legati alla malattia.
Ha frequentato gratuitamente la scuola delle suore fino alla classe XII, concludendo gli studi lo scorso anno. Poi è arrivato il momento di cercare un lavoro e di capire quale strada prendere. Nel frattempo, però, aveva già iniziato a occuparsi degli altri.
Un impegno quotidiano tra i bambini della colonia
Nella colonia raccoglieva i bambini, figli e nipoti di persone colpite dalla lebbra, insieme ad altri bambini poveri del quartiere. Insegnava loro e dava ripetizioni, ricevendo in cambio quel poco che le famiglie potevano offrirle. Circa 3.000 rupie al mese: una somma modesta, ma sufficiente a permetterle di contribuire alle necessità della sua famiglia.
La sua giornata, però, non finiva con le lezioni. A volte, al mattino, prima di andare a scuola, aiutava il nonno a medicare le piaghe provocate dalla malattia. Un gesto quotidiano, fatto senza clamore, che racconta una forma concreta di cura: stare accanto a una persona fragile quando avrebbe bisogno soprattutto di non essere lasciata sola.
Il riconoscimento per l’educazione non formale
Il 5 settembre 2026, in occasione del Teachers’ Day, la giornata dedicata agli insegnanti che in India viene celebrata ogni anno, è arrivato un riconoscimento inatteso. La ragazza è stata nominata per un premio come insegnante di non-formal education, l’educazione non formale destinata a chi spesso rimane ai margini dei percorsi scolastici tradizionali.
È tornata dalle suore felice, mostrando il certificato e la stola ricevuti. Un riconoscimento che, racconta suor Marina, ha condiviso con particolare gratitudine, senza dimenticare l’aiuto ricevuto negli anni.
La misericordia che genera altra cura
La sua storia parla di una misericordia che passa attraverso gesti semplici: insegnare a un bambino, dedicare tempo a chi ha meno opportunità, prendersi cura di un familiare malato. Ma racconta anche qualcosa di più: la cura, quando viene ricevuta, può diventare una forza capace di generare altra cura.
Quella ragazza non ha ancora smesso di cercare la propria strada. Intanto, però, ne sta indicando una ad altri bambini: quella dell’istruzione come possibilità di futuro e della solidarietà come responsabilità quotidiana.
Una piccola scuola nata ai margini può così diventare un luogo in cui la misericordia passa di mano in mano: da chi ha ricevuto aiuto a chi, oggi, ha bisogno di qualcuno che gli insegni a sperare.
Foto di suor Marina Rossignoli
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