Davanti alla croce di Cristo: l’opera di misericordia di seppellire i morti.
Adesso, prima di continuare il nostro cammino, sostiamo davanti alla croce.
A tu per tu con Gesù: noi e Lui / io e Lui.
“Davanti a Gesù non ci sono segreti: Egli legge nel cuore, nel cuore di ognuno di noi”.
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
(Isaia 11, 1-2)
“Il senso profondo, vero, magari inconfessato, dell’Adorazione della Croce è l’incontro, a tu per tu, con l’uomo dei dolori.
Nel volto sfigurato di Gesù, segno di sofferenza e di profondo patimento, ciascuno di noi incontra sé stesso, i suoi problemi, le sue sofferenze, delusioni, ansie, paure.
Ci avviciniamo a Lui, in processione, per sostare alla Sua presenza soli pochi secondi. Sono forse i secondi più eterni di sempre: la nostra mente e il nostro cuore gli mostrano la nudità del nostro essere. A lui che per primo ha vissuto nella sua carne le sofferenze più atroci.
Baciare i piedi, il costato e le mani di Cristo Crocifisso è come dirgli: stai vicino a noi, non ci lasciare soli.
Non è patimento, ma com-patimento!
Non è angustiarci per quello che Gesù ha patito, ma un ritrovarci insieme nel cammino di una vita difficile e piena di afflizioni.
Ho visto anziani, giovani, persone di ogni estrazione sociale chinarsi davanti a Lui, baciare le Sue ferite. Tutti ci siamo trovati al suo cospetto con simpatia d’animo, perché nessuno di noi è esente da sofferenze.
Ecco perché la celebrazione del Venerdì Santo non è un atto devozionale fine a sé stesso: è azione vera, reale, la più umana.
Ma c’è di più, molto di più.
Chi abbiamo davanti a noi, assiso in quella Croce, è il Cristo, il Signore della vita, il Risorto, Colui che ha sconfitto la morte.
Il nostro com-patimento è in realtà speranza di vita, perché presentiamo la fragilità del nostro essere uomini a Colui che sappiamo sa trasformarla in vita e gioia eterna.
Ecco: l’incontro della Croce è l’incontro della vita.
Quell’uomo dal volto sfigurato è la nostra salvezza. È il nostro Dio.
Ed è bello sapere che questo Gesù è l’Emmanuele, il Dio con noi, nostro fratello”.
(A. Savarino, L’incontro della Croce, incontro di vita, 18 aprile 2025)
Preghiera al Volto Santo di san Giovanni Paolo II
Signore Gesù, crocifisso e risorto, immagine della gloria del Padre, Volto Santo che ci guardi e ci scruti, misericordioso e mite, per chiamarci alla conversione e invitarci alla pienezza dell’amore, noi ti adoriamo e ti benediciamo.
Nel tuo Volto luminoso apprendiamo come si è amati e come si ama; dove si trova la libertà e la riconciliazione; come si diviene costruttori della pace che da te si irradia e a te conduce.
Nel tuo Volto glorificato impariamo a vincere ogni forma di egoismo, a sperare contro ogni speranza, a scegliere le opere della vita contro le azioni della morte.
Donaci la grazia di porre te al centro della nostra vita; di restare fedeli, tra i rischi e mutamenti del mondo, alla nostra vocazione cristiana; di annunciare alle genti la potenza della Croce e la Parola che salva; di essere vigili e operosi, attenti ai più piccoli dei fratelli; di cogliere i segni della vera liberazione, che in te ha avuto inizio e in te avrà compimento.
Signore, concedi alla tua Chiesa di sostare, come la Vergine Madre, presso la tua Croce gloriosa e presso le croci di tutti gli uomini per recare ad essi consolazione, speranza e conforto.
Lo Spirito che ci hai donato porti a maturazione la tua opera di salvezza, perché tutte le creature, liberate dai vincoli della morte, contemplino nella gloria del Padre il tuo Volto Santo, che splende luminoso nei secoli dei secoli. Amen
(Preghiera proposta dal Papa durante la visita pastorale all’Arcidiocesi di Lucca il 23-24 settembre 1989)
Il nostro sarà un viaggio più vigoroso e bellissimo se sostiamo in preghiera davanti alla Croce Gloriosa di Cristo Risorto.
E se provassimo a seppellire i morti?
Cosa possiamo fare in concreto?
Le prime sei opere di misericordia corporali sono contenute nel capitolo XXV del Vangelo di Matteo. Seppellire i morti, atto di pietà cristiana, è un’opera di misericordia aggiunta dalla tradizione della Chiesa come l’ultimo gesto corporale di amore e rispetto verso il defunto.
“Va riconosciuto che, tra tutte le azioni di misericordia corporale, la sepoltura dei morti è quella di cui meno ci si preoccupa; anzi, oggi è diventata quasi impossibile da viversi con consapevolezza e sentimenti umani. La compassione, la misericordia anche verso i morti appartengono a quelle “leggi non scritte e non mutabili” che emergono, o dovrebbero emergere, dal cuore di ogni persona e che richiedono per chi muore un luogo, il cimitero, in cui si dorme e si riposa; in cui, per la fede cristiana, c’è il segno di una vita che non può andare perduta e che al di là della morte riceve una nuova forma, quella della vita eterna.
Infine, non si dimentichi che anche questa azione di misericordia corporale causa un grande bene a chi la compie: lo porta a riflettere sull’interrogativo della morte, su ciò che la morte è come enigma/mistero per ciascuno; a misurare il proprio limite; a discernere ciò che è essenziale alla vita; a riflettere su cosa sono gli altri per noi; a misurare se il nostro amore dura finché l’altro ci è utile oppure se resta anche quando l’altro non c’è più. La fede cristiana ci rivela che, con il battesimo, siamo stati con-morti con Cristo e siamo stati con-sepolti con lui, per rinascere con lui nella resurrezione (cf. Rm 6,3-5; Col 2,12). Siamo dunque stati con-sepolti con Cristo, e praticare questa azione verso gli altri è dire “amen” al nostro cammino insieme a Gesù verso il Padre, Dio”.
(Enzo Bianchi, Seppellire i morti)
Spunti di riflessione
“Trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,21).
Fonte e immagine: N. Savarino, “Testimoni di misericordia”

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Essere testimoni di misericordia – ILLUMINARE
2 Febbraio 2026