Africa, Ciad | La gioia del vangelo tra i giovani di Bongor

3 Agosto 2026

La gioia del vangelo in Ciad
In Ciad, il missionario saveriano riscopre la gioia dell'annuncio del vangelo

Nel vangelo, giorni fa, si parlava di gioia, quella vera, quella genuina. Di un uomo che pur di ottenerla è disposto a sacrificare tutto.

Da dove viene la gioia?

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Da un incontro che ti cambia la vita.

Mentre prego, il pensiero va ai ragazzi di Sei Missione (M6) che tra poco partiranno per i campi estivi a Scampia (Na) ed in Albania.

“Carissimi,

da quando sono arrivato in Ciad è la prima volta che vi scrivo.

Penso che il legame che ha tenuto unito il gruppo in questi anni sia la gioia. Missione è gioia e la gioia è contagiosa.

Un giorno, uno di voi ha detto: «A Scampia non sapevo bene cosa mi sarei aspettato, ma vivendo qui mi sono sentito a casa».

C’è un proverbio congolese che dice: “Ciò che tocca il cuore muove i piedi di buon mattino”. Per me l’incontro con Cristo è stato mediato da una donna camerunese, Florence, per voi chi è?

In questi giorni, abbiamo avuto la visita di due giovani: Maria Teresa, 23 anni di Parma, e Michele, 36 anni di Rimini, accompagnati da P. Alex che voi conoscete bene. Hanno trascorso 3 giorni a Bongor partecipando al Grest, all’adorazione in un villaggio e ad un’assemblea giovani.

Il primo Grest del vicariato ha riunito 80 bambini (0 – 12 anni). La mattinata era composta da animazione, rosario, giochi, catechesi ed infine il pasto a base di semolino, molto gradito specialmente dai piccoli.

A Bagarai, nel villaggio vicino al fiume, hanno vissuto un pomeriggio di preghiera alla presenza di una sessantina di cristiani. Poi, la visita ad una casa-concessione Masa.

La casa-concessione è un insieme di capanne dove abitano tutti i membri della stessa famiglia. Considerando che il capo-famiglia aveva 5 mogli, facilmente si raggiungono numeri importanti di figli.

L’amico che ci aveva accolto non era in grado di rispondere alla domanda: “Ma quanti siete?”.

I giovani italiani si sono accomodati nella capanna centrale, riservata alla preghiera, e poi si sono dispersi per visitare vari luoghi: cucina, orto, magazzini, stalla, granaio…

Uno dei momenti chiave del campo è stato l’incontro tra i giovani italiani e quelli ciadiani nel quale si sono poste alcune domande: «Cosa vi piace fare per divertirvi?, C’è un impegno politico nelle vostre vite?, Qual è la cosa più bella e quale la più brutta del Ciad?». Inoltre: «Come vivono i giovani in Italia?, Qual è lo scopo della vostra missione? Come avete fatto a venire in Ciad, è il governo che vi ha mandato?».

C’è tanta vita a Bongor ed il segno più evidente sono i bambini, tanti, belli, rumorosi. Sono loro il simbolo della gioia, come nelle missioni di Scampia e Scutari – Puka.

Mi viene in mente l’ultima Messa che ho celebrato in prigione. Era presente un gruppo di cristiani di Bagarai ed una mamma inavvertitamente è entrata col neonato sulla schiena.

Avreste dovuto vedere la meraviglia dei detenuti. Durante la Messa lo sguardo era fisso sul bebè.

Alla fine uno di loro lo ha preso in braccio ed ha cominciato a farlo giocare, a farlo ridere. Un raggio di sole era entrato in quel luogo oscuro dove tutto si paga, anche un posto all’ombra.

Il vangelo parlava del buon grano e della zizzania e Dio ha inviato il sorriso di un neonato.

Carissimi, da dove viene la gioia? Da un cuore capace di restituire ciò che ha ricevuto. Vi lascio con le parole che hanno dato vita al nostro gruppo e che sono per noi la luce ed il fuoco per “essere missione”:

«La gioia del vangelo riempie il cuore e la vita di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciassero salvare da lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza e dall’isolamento. Con Gesù sempre nasce e rinasce la gioia».

È dalla stessa lettera di Papa Francesco che deriva il nome M6-SEI MISSIONE:

«Io sono una missione su questa terra e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare».

Carissimi, portatemi con voi. Voi siete sempre presenti nel mio cuore e nella mia preghiera.

Vi voglio bene, Carlo.”

Foto di padre Carlo Salvadori

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