(di Paola Passera)
Poi accade, talvolta, che la stanchezza prenda il sopravvento, che le energie scemino, che si fatichi, un poco, a cogliere con chiarezza il senso e che sia necessario ricomporre pian piano tutti i pezzi. Ed ecco che allora accade, forse ancor più in questi momenti, che pazientemente, sorprendentemente, così come solo lei sa fare, la vita ti si sieda accanto, ti avvolga nel suo delicato abbraccio e cominci a sussurrarti all’orecchio una storia.
Un intreccio di storie. Una lunga cucitura di liete novelle. E tu ti fermi. Fai pace tutt’intorno.
E solamente ascolti. La lieta novella di un uomo mezzo stracciato, incontrato per strada, che, non visto, ripone il suo obolo di speranza nelle mani di un altro, più stracciato di lui. Perché povertà o ricchezza non è affatto questione di tasche.
La lieta novella di una donna, un’infermiera, una mamma, chissà, che si china con infinita tenerezza su di un freddo letto d’ospedale, su di un bimbo non suo, un bimbo di nessuno e per questo di ciascuno di noi, io penso, a carezzarlo, a nutrirlo per un tempo che sembra infinito, a pulirlo con una cura e una dolcezza che paiono più che umane. Non ce la farà quel bambino. Lo sa lei e lo so anche io, che osservo, quel bambino non un minuto, un’ora, un giorno o tutto il tempo concesso, quel bambino non sarà più ‘di nessuno’. Sarà semplicemente figlio. Pupilla degli occhi. Compiuto contenitore di amore raro. Di quelli che, almeno una volta nella vita, bisognerebbe aver grazia d’incontrare.
La lieta novella di due bambini che non camminano e non parlano. Ma intessono un muto discorso fatto di risa cristalline. A ricordare che la felicità è questione di attimi. Che è vera solo quando la si condivide, nell’intreccio sorprendente di un incontro. E beato chi se ne accorge. Beato chi non si lascia sfuggire quell’alito di vento, che passando rinnova tutto quello che trova sul suo cammino.
La lieta novella di un adolescente impaurito. Che per una volta non sbatte porte, non alza la voce, non ha solo paura. Ha solo paura. E con rispetto, con umiltà, in uno slancio di fiducia che pure gli costa fatica, ti chiede solo ‘stai qui’. ‘Fermati ancora un po’ con me’. ‘Non fare niente, non dire niente, non darmi soluzioni’. ‘Solo stai qui’. Tanto basta. La lieta novella.
Ecco, accade. Talvolta. Che la vita ti prenda per mano. Che filo dopo filo, punto su punto, con infinita, incalcolabile pazienza, ricucia ogni strappo. Che ricomponga il disegno. Non un rattoppo, ma una nuova creazione. E accade che di quel disegno tu ti senta parte. Che ti ci riconosca. Che sia, un poco, anche tuo. E non ti riesca altro che di dire… grazie. Grazie.
Accade, talvolta. Alla fine del mondo. A Brazzaville, Congo. A tutti i portatori di liete novelle. A chi le sa raccontare. A chi si prende ancora il tempo di ascoltarle.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Fonte: “Guarderanno verso colui che hanno trafitto” – Sussidio CMD Como 2024. Pp. 54-55
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