Ad Accra, il St. Martin Deaf Ministry accompagna le persone sorde nella vita della comunità cristiana
In occasione della Giornata internazionale delle lingue dei segni, anche la Chiesa è chiamata a interrogarsi su come abbattere le barriere che possono lasciare qualcuno ai margini.
In Ghana, ad Accra, una piccola esperienza pastorale è diventata una concreta testimonianza di inclusione.
Tutto nasce nel novembre 2020, quando padre René Yao, della Society of African Missions, avvia nella periferia di Accra la “Pastoral Care of the Deaf”, oggi conosciuta come St. Martin Deaf Ministry.
All’inizio non c’è nemmeno un ufficio. Il sacerdote racconta di essersi seduto sotto un albero, vicino alla chiesa, per incontrare e accompagnare le persone sorde e ipoudenti. Poi alcuni parrocchiani decidono di aiutarlo e nasce un piccolo spazio dedicato a questa attività pastorale.
Da quel momento il progetto cresce. L’obiettivo non è soltanto offrire assistenza spirituale, ma permettere alle persone sorde di sentirsi pienamente parte della comunità. La lingua dei segni entra così nella vita della parrocchia e vengono organizzati anche corsi rivolti ai fedeli udenti, perché imparare a comunicare è il primo passo per incontrarsi davvero.
La scelta di padre Yao è significativa: non creare una Chiesa separata per le persone sorde, ma una comunità nella quale tutti possano pregare insieme.
«Non voglio separare le Messe per i sordi», spiega il sacerdote, sottolineando che chi vive già situazioni di esclusione non dovrebbe essere ulteriormente isolato anche nella propria comunità cristiana. L’orizzonte è quello di un unico corpo, nel quale ciascuno abbia il proprio posto.
È una prospettiva che va oltre la semplice traduzione della liturgia. Significa imparare una lingua nuova, ma soprattutto modificare lo sguardo.
Le mani che si muovono durante una celebrazione non sono un linguaggio “aggiunto” alla preghiera: sono il modo attraverso cui alcune persone ascoltano, rispondono, cantano e partecipano.
Anche il sostegno alla missione nasce dalla comunità. Piccole donazioni e la generosità dei parrocchiani permettono al ministero di continuare le proprie attività, unendo accompagnamento spirituale, formazione e attenzione alla dimensione sociale.
Ad Accra, la lingua dei segni diventa così un ponte. E ricorda alla comunità cristiana che l’inclusione non consiste nel trovare un posto per qualcuno ai margini, ma nel costruire una casa nella quale nessuno sia considerato estraneo.
Foto di Oswald Elsaboath su Unsplash
Fonte: Vatican News

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