Africa, RdC | Artigiani di pace e riconciliazione a Uvira

8 Novembre 2026

Don Tacite Mulonda Itulamya

Don Tacite Mulonda Itulamya

In questo periodo, dopo l’ottobre missionario, possiamo fare una piccola riflessione sulla missione e la riconciliazione nel territorio della Repubblica Democratica del Congo.

Come fare una missione presso un popolo che vive lontano dai loro villaggi, una comunità che ha lasciato tutto dietro a sé per mettersi in riparo, un popolo sempre in guerra. Ottobre missionario è prima di tutto riconciliazione, ricerca della Pace.

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Riconciliazione

 «Uno in Cristo, uniti nella missione»

 “Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). In queste parole si svela il desiderio più profondo del Signore Gesù e, al tempo stesso, l’identità della Chiesa, comunità dei suoi discepoli: essere una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità, a servizio della fraternità tra tutti gli esseri umani e dell’armonia con tutte le creature” messaggio di ottobre missionario 2026.

La missione a Uvira oggi non può non parlare della riconciliazione visto che i rapporti tra i popoli hanno subito danni storici grave. La riconciliazione è un atto coraggioso di chi riconosce che il Tutto è superiore alle parti (Francesco, Evangelii gaudium, 234), e che la comunione vale più della divisione.

Dopo ogni conflitto, ogni gruppo ha tutta la ragione per detestare altri gruppi. Ad un certo punto, infatti, non si ricorda più il motivo primario del conflitto stesso. Ognuno ricorda il torto immediato che ha subito. Chi ha perso un parente entra in gioco per vendicarlo. Chi ha iniziato la guerra è arrabbiato del fatto che l’altra parte abbia reagito.

A questo punto, diventa difficile ogni tentativo di rappacificazione. Cosi comincia un ciclo di violenza che nessuno vuole fermare. Tutti vittime, tutti innocenti, anche se tutti responsabili. Alcuni sono responsabili attivi, cioè i combattenti; altri passivi, chi non fa niente per fermare, o chi trattiene discorsi di odio e di discriminazione.

Purtroppo, nei conflitti del terzo mondo, ci sono attori nell’oscurità che tirano le corde sottolineando le differenze per alimentare sempre di più il caos per motivi economici. Questi uomini del business bellico non hanno nessun interesse nella pace.

Nella zona Est della Repubblica Democratica del Congo, abbiamo bisogno di una missione che prepara une generazione degli artigiani della pace, una generazione che crede alla possibilità di mettere insieme tutte le etnie, tutte le tribù, tutte le religioni, tutte le razze.

Artigiani della pace

La pace è una cultura. Si può insegnare a vivere in pace gli uni accanto agli altri o allenare la mente alla pace. La nozione della Pace rimane una delle nozioni più fluttuante. Quando Gesù dice “vi lascio la pace, vi do la mia pace” vuole cambiare la nozione terrena della pace. Quella dei vincitori che dettano le leggi, e i vinti che subiscono impotenti, ma in attesa di una nuova strategia, delle nuove alleanze per fare ripartire la Guerra.

In questi trent’anni di Guerra in Congo, come dappertutto dove ci sono stati conflitti, possiamo osservare qualche periodo di tranquillità che segue i conflitti. Ma dura poco: uno o due anni.

Diventa quindi difficile parlare di pace oggi, perché a molti sembra una utopia irraggiungibile, un periodo di tregua per preparare un nuovo assalto.  

“Oggi probabilmente avvertiamo più di allora la fatica, forse addirittura l’insignificanza di un continuare a parlare di pace, quando altre sono le parole, i discorsi, le riflessioni prevalenti e più assordanti. A me pare che uno dei rischi maggiori che oggi corriamo, oltre evidentemente al pericolo che i conflitti dilaghino e si moltiplichino in modo inarrestabile, è che la guerra diventi nella nostra consapevolezza un qualcosa di ineluttabile, una realtà inevitabile nel rapporto tra stati, popoli, nazioni. E che dunque la pace, più che essere tale, non possa risultare altro che una tregua tra una guerra e l’altra. Di conseguenza, più che parlare di pace, dovremmo parlare di come contenere i conflitti, di come limitarne gli effetti e le conseguenze, di come imporre regole che li frenino” (Abate Montecassino)

E subito ci ricorda che Parlare di pace è grazia, è dono che si riceve dall’alto, da invocare. Dobbiamo pregare per la pace, dobbiamo però anche pregare affinché il Signore ci doni la grazia di continuare a parlare di pace persino quando ci pare di remare inutilmente controcorrente.

La pace è profezia e sappiamo dalla testimonianza biblica come i falsi profeti siano più ascoltati dei veri profeti che parlano in nome di Dio.

Evangelizzare il linguaggio

La nostra missione è di educare alla pace. Tutto comincia dall’evangelizzare il linguaggio, perché prima della spada, arriva un linguaggio discriminatorio, un linguaggio di odio. Certe immagini, anche nella mente dei bambini lascia un veleno.

Chiamare tutti i membri di una comunità serpenti crea automaticamente un meccanismo di difesa nella testa dei ragazzi. Per molti comunità i Tutsi sono serpenti (non ci si può fidare), per i Tutsi gli altri sono bicucu (canna da zucchero non ancora matura, e quindi persone immature). Anche i bambini usano queste etichette per parlare degli altri.

La vita monastica in Occidente, insegnava Antonio Fallica, è stata fondata da San benedetto la cui figura spirituale e umana è delineata da questi tre tratti: essere «messaggero di pace», «realizzatore di unione» e «maestro di civiltà». I nostri bambini devono essere alla scuola di conflicts salving. Non mancano loto figure africane che hanno lottato per la Pace: Nelson Mandela, Desmond Mpilo Tutu, la forza tranquilla di Santa Joséphine Bakhita, di Floribert Bwana Chui…

Inoltre, la terra di Uvira è stata innaffiata dal sangue dei beati martiri Albert Joubert, Luigi Carrara, Vittorio Faccin e Giovanni Didonè, uccisi il 28 novembre 1964. Il rito del loro beatificazione si è svolto il 18 agosto 2024 presso la Cattedrale di Uvira.

Certi conflitti sembrano banali alle persone estranee al territorio. Il che rende difficile una riconciliazione portata da persone che non capiscono le dinamiche concrete del conflitto. Per esempio il conflitto tra agricoltori (gruppi tribali bafuliru) e pastori o allevatori di mucche (etnia Tutsi) nell’axe plaîne de la Ruzizi. Capita che le mucche pascolano nei campi degli agricoltori e, questi li avvelenano o tagliano con machete le zampe delle mucche. Così inizia una guerra che fa perire gruppi interi di popoli. Questo vuole dire che le persone non hanno imparato come risolvere i conflitti. Di conseguenza, qualsiasi problema è sufficiente per scatenare l’inferno.

In effetti, prima dell’inizio del conflitto (1996) chi ha aperto la porta a questo lungo cammino nelle tenebre, eravamo bambini tutti uguali. Andavamo a scuola tutti senza problema, fino a quando ci hanno insegnato a identificare i tratti fisici che facevano la differenza, e peggio ancora, la pericolosità degli altri che, fino a quella epoca, non ce ne rendevamo conto. Tutto dipende da come i guru della Guerra la vogliono raccontare.

Perciò, in questo mese di missione, abbiamo riflettuto molto con i bambini sul tema della pace, della guerra, del conflitto.

Gruppi dei bambini

Sottolineare Troppo la realtà guerra ai bambini sembra veramente chiedere troppo al loro livello. Ma bisogna già prepararli con catechesi adatte, con giochi di squadra, per farli capire che la vita non è esclusione ma comunione. “Uno in Cristo, uniti nella missione” come ci ricorda il messaggio del Santo Padre per il mese missionario.

La Vergine Maria e la Pace: Il gruppo dei bambini dell’Armata Bianca imparano a coniugare la parola armata che fa pensare all’esercito militare che, nel nostro contesto, invece di dare sicurezza e protezione, riferisce al sangue; all’innocenza e alla purezza che vivono nella consacrazione alla Madonna e nella recita del rosario.

La liturgia e la Pace: “Anges du Ciel” è un gruppo liturgico dove sono radunati tutti bambini, indipendentemente dell’origine tribale. Accompagnano i canti con qualche passo di danza, ma seguono soprattutto la catechesi sulla coesione e la pace tra di loro. Vanno insieme a scuola, fanno tutto con gli altri, non devono adottare su di sé il conflitto politico. Sembra una sfida impossibile, ma dobbiamo cominciare dalla culla per sanare le generazioni future dalla cattiveria nella quale i grandi non riescono più a venire fuori.

Viva la missione, viva la Pace!

Foto di don Tacite Mulonda Itulamya

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