In questi ultimi mesi, qui a Cuba, non si parla molto di pace; anzi, si è riaccesa abbondantemente la retorica della guerra, dopo che il presidente statunitense Trump ha manifestato l’intenzione di conquistare l’Isola.
La cupola militare che governa Cuba ha cominciato a proporre esercitazioni di guerra a tutta la popolazione. Già a marzo, il primo giorno del mio rientro dall’Italia, al mattino presto sono stato svegliato dalla spaventosa esplosione di bombe che simulavano un eventuale attacco nemico.
Dopo lo spavento iniziale, non sai se ridere o piangere di fronte a queste manifestazioni che vogliono essere prove di forza, e in realtà, sono dimostrazioni di debolezza, ingenuità e arroganza.
Dà tristezza vedere come la loro unica preoccupazione sia quella di mantenere ingannata la gente, per non perdere il potere a qualsiasi costo.
In occasione della Settimana Santa hanno dato anche l’indulto ad alcuni detenuti, ma a criminali comuni, non ai prigionieri politici, come invece chiede la stampa internazionale. Così non hanno fatto altro che replicare ancora una volta la liberazione di Barabba.
Io qui nella mia parrocchia cerco di rassicurare la gente, dicendo che qui la guerra non arriverà… Anche perché la gente vive già la “guerra quotidiana” della sopravvivenza. Il pane c’è un giorno a settimana ed è sempre più piccolo, la corrente elettrica c’è due ore al giorno quando va bene, i trasporti sono paralizzati per mancanza di carburante, ecc…
In questa situazione, è difficile mantenere la pace innanzitutto nella mente e nel cuore. Lo stress, la preoccupazione e la rabbia sono spine costanti nel fianco delle persone, che sfociano poi anche in malattie o delitti.
Noi missionari non smettiamo di visitare le varie comunità per celebrare la Risurrezione di Gesù e la speranza che continua ad accendere in noi.
Stiamo camminando molto a piedi: domenica scorsa per arrivare a celebrare la Messa, abbiamo percorso circa 11km, proprio come diceva il Vangelo dei discepoli di Emmaus. Si è più stanchi e meno efficienti, ma speriamo più efficaci e più forti.
E mi pare che così possiamo sentire di più anche la pace che ci dà il Signore.
Foto di don Efrem Lazzaroni


