(di Francesca Colombo)
In tutti questi anni la vita in città con i suoi ritmi frenetici ci ha portate spesso, durante i giorni di vacanza, a fare gite fuori porta. Al ritorno da queste piccole fughe, con i bambini e i ragazzi, che di volta in volta sono passati per casa nostra, che dormivano sfiniti sui sedili posteriori, io e Cristina pensavamo sempre a come sarebbe stato vivere lì, tra fiumi e montagne con la Grande Muraglia a fare da cornice.
Questo pensiero ha continuato ad accompagnarci in tutti questi anni, ma solo negli ultimi due è diventato “oggetto” di discernimento più serio che ci ha imposto nuovi sguardi: sia sulla missione, sia sui “poveri”, che per motivi che solo Dio conosce arrivano ad incrociare il nostro cammino.
Come per tanti missionari che vivono in Cina, anche per noi, l’inserirsi nella società con il lavoro è stato molto importante per conoscere meglio la cultura e creare relazioni, ma il rischio che abbiamo iniziato ad intuire è che si entra a far parte di un sistema che a lungo andare ti cambia e ti fa perdere il senso per cui si è stati inviati.
Ecco allora il cercare di avere uno sguardo nuovo sulla missione qui, non lasciarsi imbrigliare dalla società locale sempre più complessa, non lasciarsi imbrigliare dal “si è fatto sempre così, si può fare solo così”, ma aver il coraggio di osare strade nuove, mai battute, strade da inventarsi con creatività, per esprimere ciò per cui siamo state chiamate e inviate in questa terra.
Negli ultimi mesi poi i nostri sguardi si sono incrociati con quelli di Youyou, Mini e di tanti altri ragazzi e dei loro genitori.
Per i motivi più disparati questi ragazzi abbandonano la scuola, alle medie, o alcuni già alla fine delle elementari, per poi passare le giornate davanti ad uno schermo, la vita finisce lì.
Sono sguardi spenti e impauriti, sono sguardi di ragazzi fragili che chiedono disperatamente a noi adulti: che senso ha la vita? Sono sguardi impotenti, smarriti quelli dei genitori, che, forse ancora più impauriti dei figli, si torturano con sensi di colpa inutili.
Dall’incrocio del nostro nuovo sguardo sulla missione con gli sguardi di questi ragazzi e ragazze, madri e padri, sta iniziando a prendere forma il sogno di trasferirci in uno dei tanti villaggi sulle montagne che circondano Pechino.
Una missione diversa, dove vorremmo provare ad essere un segno di contraddizione, proponendo uno stile di vita diverso, più a contatto con la natura, più umano, che in questo tempo e in questo contesto è forse la testimonianza più efficace.
Pensiamo che per ravvivare gli sguardi di questi ragazzi, ci sia bisogno di un ritorno ad una vita reale, non virtuale, dove ci si possa sporcare le mani vedendo il frutto del proprio lavoro. Ecco perché la casa dove ci trasferiremo ha un orto e un giardino.
Pensiamo anche che sia necessario un posto bello per far scoprire o riscoprire il bello della vita, per stupirsi della meraviglia che è la propria vita, ecco perché la casa è in una valle su un fiume.
Il desiderio è quello di aprire la nostra casa sia per percorsi di formazione per i genitori, sia per periodi residenziali più o meno lunghi per i figli.
Da tempo portiamo tutto ciò nel cuore e nella mente, pregando spesso, e sembra che i segni ci indichino tutti questa via, che nei prossimi mesi inizieremo, non senza timore, a percorrere, certe che il Signore, che ci ha condotte fino a qui, non farà mai mancare il suo sostegno.
Foto di Antonio Castellano su Unsplash
Fonte: “Guarderanno verso Colui che hanno trafitto”, sussidio Cmd Como, pp. 88-89.
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