La fede che serve diventa scomoda
A Barasat, nel Bengala Occidentale, anche una cappella e un cimitero possono diventare il motivo di intimidazioni. A subirle sono le Figlie di Maria Ausiliatrice, le suore Salesiane, impegnate da anni nella vita della comunità e nel servizio alle persone.
La loro presenza, fatta di educazione, accompagnamento e vicinanza, si è trovata improvvisamente al centro di pressioni e minacce legate alla costruzione di una cappella e di un cimitero, strutture che risultano regolarmente autorizzate.
La comunità cattolica ha espresso profonda preoccupazione e ha chiesto alle autorità di garantire protezione alle religiose e alle loro opere.
L’All India Catholic Union ha richiamato il rispetto dei diritti costituzionali delle minoranze religiose, compreso quello di professare liberamente la propria fede e di amministrare le proprie istituzioni e proprietà.
Non si tratta soltanto, dunque, di una controversia locale: in gioco c’è il diritto fondamentale di una comunità a vivere la propria fede senza paura.
Proteggere chi protegge la vita
Le intimidazioni contro le suore salesiane si inseriscono in un clima più ampio di preoccupazione per episodi di molestie e violenze contro cristiani e istituzioni ecclesiali in diverse aree dell’India.
La Chiesa cattolica ha chiesto alle autorità di intervenire con decisione, soprattutto quando le denunce presentate dai cristiani rischiano di non essere accolte o registrate.
Nei giorni scorsi, una delegazione della Conferenza episcopale dell’India ha incontrato il ministro federale degli Interni, Amit Shah, per esprimere le proprie preoccupazioni. Il dialogo con le istituzioni è importante, ma non può rimanere soltanto una promessa: la libertà religiosa si misura nella vita concreta delle persone, nella possibilità di pregare, educare, assistere, costruire e seppellire i propri morti senza essere minacciati.
La misericordia non arretra
Le suore non sono semplicemente una presenza religiosa. In India, come in molte parti del mondo, le religiose sono spesso accanto ai più fragili: bambini, donne, poveri, persone escluse. La loro missione non si impone con la forza. Si costruisce lentamente, attraverso relazioni, scuole, opere sociali e gesti quotidiani.
Per questo la vicenda di Barasat interpella anche noi, perché serve difendere la dignità e la libertà di chi si trova sotto pressione. Difendere le suore significa difendere una comunità, ma anche il diritto di ogni persona a non essere perseguitata per la propria fede.
Quando una religiosa viene intimidita perché costruisce un luogo di preghiera, non è soltanto una suora a essere minacciata. È la possibilità stessa di vivere insieme nella diversità. E proprio lì, dove qualcuno vorrebbe seminare paura, la missione è chiamata a continuare a seminare presenza, coraggio e pace.
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Fonte: Agenzia Fides


