“Chi è stato perdonato molto, ama molto”

17 Settembre 2026

Padre Piero Masolo

Padre Piero Masolo
Stati Uniti Stati Uniti

Suor Anna
Suor Anna con alcune delle sue allieve di danza
«Mentre la donna stava dietro, presso i piedi di Gesù, piangendo, cominciò a bagnargli i piedi con le sue lacrime. Poi li asciugò con i suoi capelli, li baciò e versò su di essi il profumo» (Luca 7,38).

La testimonianza di suor Anna: dalla discoteca alla lode di Dio

Alcuni anni fa ho incontrato suor Anna. Eravamo in un monastero vicino a Milano, in Italia, e come gruppo giovanile parrocchiale avevamo programmato di trascorrere un fine settimana di preghiera e silenzio. La comunità di suor Anna ci accolse; ci unimmo a loro per una cena speciale il venerdì sera, quando celebravano lo Shabbat, come fanno i pii ebrei per il giorno di riposo.

Poi, dopo cena, ci propose di ballare con lei. Eravamo stupiti! Sapevamo che la comunità era giovane e piena di vita, ma non potevamo immaginare di ritrovarci tutti insieme a ballare per il Signore. Fu fantastico!

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Il giorno seguente suor Anna ci raccontò la sua storia. Era una ballerina cubista in una discoteca, quello era il suo lavoro, finché andò ad Assisi, la città di san Francesco, con il gruppo giovanile della sua parrocchia, e fece esperienza di «un incontro travolgente con la persona di Gesù Cristo, il Figlio di Dio», come ci raccontò.

Pianse molto e la sua vita cambiò radicalmente. Cominciò a discernere ciò che il Signore le chiedeva e, dopo alcuni anni, divenne monaca. La sua congregazione le chiese di insegnare danza e lei fondò la compagnia Holy Dance, con la quale gira per l’Italia, attirando molti giovani a lodare Gesù attraverso la danza.

L’incontro nella casa di Simone tra giudizio e accoglienza

La sua storia ci aiuta a comprendere la donna che incontra Gesù nella casa di Simone il fariseo (Luca 7,36-50). Questo fariseo che invita Gesù è il primo ad avere un atteggiamento positivo nei suoi confronti, ma Luca concentra la sua attenzione su una donna, che sorprendentemente viene indicata come una peccatrice di quella città (Lc 7,37).

Ci sono gli stessi personaggi che abbiamo trovato nella casa di Levi (Lc 5,27-39), dove abbiamo notato la vicinanza tra Gesù e i peccatori, le critiche fatte dai farisei e le affermazioni della risposta di Gesù.

Sulla scena ci sono un fariseo e una peccatrice: non due semplici personaggi, ma due tipi completamente diversi, contrapposti l’uno all’altro. I farisei avevano un atteggiamento ostile verso Gesù (6,7.11). Qui un monologo interiore del fariseo («Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è questa donna che lo tocca…», Lc 7,39), che ha invitato Gesù, dà inizio alla trama, ci permette di conoscere i valori farisaici del personaggio ed è fatto esclusivamente per il lettore.

Il tipo del peccatore era già emerso con la chiamata di Simon Pietro (Lc 5,8); nel motivo accusatorio contro Gesù, che è «un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori» (Lc 5,30; 7,34); e soprattutto nel Discorso della pianura, nel quale Gesù chiese di andare oltre la reciprocità, giustificando questo atteggiamento tre volte con l’affermazione: «anche i peccatori fanno lo stesso» (Lc 6,32-34).

Il silenzio di Gesù e la reazione del fariseo

Qui la donna è vicina a Gesù, dove non dovrebbe essere, poiché i banchetti erano riservati agli uomini; è ai suoi piedi, continuando a piangere: è la prima volta nel terzo Vangelo che una peccatrice si avvicina a Gesù di propria iniziativa.

I gesti della donna potrebbero essere letti come una provocazione o, almeno, come una trasgressione ingiustificata: ciò che scandalizza il fariseo è l’immobilità di Gesù, il suo silenzio che accetta il comportamento della donna; così, nella sua testa, nasce immediatamente il giudizio che quest’uomo non può essere un profeta.

Un giudizio sostenuto sulla base dell’assioma secondo cui un profeta è qualcuno che sa; pertanto Gesù non può ignorare chi sia la donna: deduciamo che il fariseo attribuisce alla figura profetica il dono della chiaroveggenza e la fedeltà alla Legge di Dio, che richiede una chiara separazione dai peccatori. Gesù era già stato riconosciuto come profeta dalla folla dopo la risurrezione del figlio della vedova di Nain (Lc 7,16).

Per due volte il narratore parla della casa, usando OIKOS (casa) e OIKIA (casa, ma anche famiglia, proprietà domestica), per dire che Gesù entra in quella del fariseo (OIKOS), così come la donna (OIKIA). Termini che accompagnano la maggior parte delle scene a tavola.

È interessante considerare lo sviluppo dei personaggi: l’ospite Gesù viene giudicato non essere un profeta dal fariseo, che tuttavia lo ascolta chiamandolo maestro, ed egli dimostra di essere un profeta sia per ciò che dice sia mostrando la sua divinità nel perdonare i peccati.

La donna peccatrice di quella città diventa semplicemente una donna, ma una donna speciale perché sa amare molto. Il narratore mostra come Gesù continui a far evolvere il fariseo e la peccatrice oltre gli stereotipi. L’attenzione non è sul tipo, ma su ciò che fanno.

La parabola dei due debitori e la misura dell’amore

Nella parabola che Gesù racconta («Due persone dovevano del denaro a un certo creditore. Una gli doveva cinquecento denari e l’altra cinquanta…», Lc 7,41-42), l’accento è posto sulla sproporzione del rapporto, che permette di trasferire e applicare il significato della parabola all’intera scena narrata (gli esegeti la chiamano mise en abyme).

Luca confronta la sproporzione tra le due cifre del debito nella parabola con l’atteggiamento di Simone e quello della donna peccatrice nell’accogliere Gesù. Lui non lo ha fatto, lei sì. Il confronto pone quindi lei al centro dell’attenzione e Gesù si rivolge verso di lei (Lc 7,44), compiendo il suo unico movimento in tutta la scena.

Gesù rimescola le carte nel segno del rovesciamento che gli è caro; dà un ruolo fondamentale all’amore, che non è scontato e che diventa la nuova definizione della donna. Lei è una persona che ha amato molto.

L’amore è il criterio distintivo tra la donna e Simone: i due si presentano come possibili alternative di comportamento nei confronti di Gesù.

La fede che salva e conduce alla pace

Nella conclusione (Lc 7,50), l’amore per Gesù e il perdono assumono i nomi di fede e salvezza, ma in Luca le due coppie di nomi corrispondono. Il rischio della fede che la donna assume su di sé la porta a mostrare il suo amore per Gesù in una serie di azioni, che la aprono al perdono che Cristo le assicura.

Il perdono è un dono di Dio per la salvezza e, alla fine, permette alla donna di camminare in pace.

Gesù è l’ospite, il non-profeta scoperto dal fariseo, l’oggetto dell’amore della donna, il profeta che sa scrutare i cuori e colui che conduce la storia e la guida verso la rivelazione di sé stesso.

Egli è il Signore che suor Anna loda ogni volta che danza!

Foto di padre Piero Masolo

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