Essere missionari nel quotidiano: la Messa è la partenza, non l’arrivo

7 Novembre 2026

Giubileo delle Misericordie e dei Fratres
Giubileo delle Misericordie e dei Fratres

È trascorsa da poche settimane la Giornata Missionaria Mondiale, celebrata il 18 ottobre scorso. Ma sappiamo che tutto il mese di ottobre è dedicato alla riflessione e alla riscoperta partecipe di questo aspetto fondante della Chiesa. Continuiamo quindi questo approfondimento.

Ho necessità di premettere che amo profondamente il Signore e la fede donatami, ma sono un peccatore. Dico questo perché quello che affermerò non deve risuonare come un’invettiva contro altri: è per me stesso, in primis. Prendo allora l’occasione per porre, all’attenzione dei lettori, qualcosa che a me pare non sia così chiaro a tutti i credenti e praticanti. 

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È il battesimo che ci introduce nella missionarietà: nella celebrazione di questo Sacramento, infatti, diventiamo Re, Sacerdoti e Profeti attraverso l’unzione con l’olio e quindi attrezzati di tutte le caratteristiche necessarie all’esercizio della missionarietà cristiana. Poi è attraverso la Cresima che confermiamo, in prima persona, di accettare ed onorare questo impegno nella vita di cristiani adulti.

Per questo, la Santa Messa (messa, dal latino “mittere” che significa inviare, mandare, spedire) è la riunione, l’assemblea di coloro che sono gli “inviati”, i “messi” del Signore.

Riflettiamo allora sul saluto finale del Celebrante che, non appena impartita la benedizione, dichiara che “la Messa è finita, andate in pace”. Questa frase dichiara che è sciolta l’assemblea dei “messi”, dei “mandati” e, in quel preciso istante, proprio costoro sono gli inviati da Cristo e dalla Sua Chiesa ad operare nella vigna del Signore, nei campi e nelle praterie del mondo, nei luoghi di lavoro, nei cantieri, nelle scuole, negli ospedali, tra i poveri e i derelitti; ecco i missionari, cioè tutti noi, sostenuti dalla Parola di Dio, appena ascoltata, e dall’Eucaristia, appena ricevuta, per essere pienamente in Comunione con Gesù e la Sua Chiesa. Con questi straordinari strumenti siamo pronti per andare dappertutto, nel mondo, ed essere veri missionari, “portatori sani” del Vangelo di Gesù!

E invece è proprio all’uscita dell’assemblea dei “messi” che la nostra azione si spenge, come se la partecipazione alla Messa fosse l’arrivo e non la partenza! Così ci si ferma, si lascia ad altri l’azione e le scelte; e noi ci limitiamo ad una quotidianità fatta di preghiere ripetute a memoria, banali elemosine, pensieri positivi su “altri” che fanno il bene; buone consuetudini, niente di più. La nostra azione missionaria ritorna ad essere uno strumento non utilizzato, che non produce, mentre col pensiero lo releghiamo a qualche prete o suora scomodi che operano in paesi lontani, lontani, lontani.

Mi viene da fare due considerazioni, per evitare questa banalizzazione della nostra fede:

La prima: impariamo a superare il precetto della messa domenicale. A Messa ci si va non perché ci si deve andare ma con desiderio e piacere; è quello il momento per sapere cosa ci vuol dire Gesù, attraverso la Sua Parola, solo così otteniamo la forza, il coraggio di testimoniare, alimentandoci del Pane Vivo che ci nutre.

La seconda: chiediamo durante la Messa proprio a Lui, a chi mangiamo nell’Eucaristia, di suggerirci delle azioni missionarie da poter fare, subito, vicino a noi. Sono certo che arriverà un suggerimento, dall’alto, che renderà viva e concreta la nostra azione missionaria appena scesi gli scalini di chiesa.

Foto di Umberto Banchi

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