La testimonianza e l’incontro con padre Pio
«Io ho vissuto con lui molto tempo: negli anni dello Studentato, fino alla mia ordinazione sacerdotale, anno della sua morte».
A raccontare la propria esperienza – con fra Nazareno da Pula (CA), Cappuccino e Venerabile dal maggio scorso – è fra Roberto Sardu, sacerdote e Frate Minore Cappuccino di Sardegna. Egli testimonia:
«Fra Nazareno è stato un consolatore degli afflitti: ogni anima che si rivolgeva a lui veniva consolata. Era una persona dolce ma, allo stesso tempo, severa; ma di una severità che era tipica nell’uomo di quel tempo, come i nostri papà e come i nostri nonni.
Era figlio spirituale di padre Pio; ha incontrato il Santo del Gargano dopo il rientro dall’Africa, perché ha partecipato alla guerra lì, dove aveva anche un ristorante; dopo è rientrato. Era lontano da Dio, ha avuto una conversione, ha lasciato la ragazza; e, quindi, ha desiderato di andare a San Giovanni Rotondo, per incontrare padre Pio. Questi lo tratta molto male, è molto severo con lui e lo caccia via.
Nazareno testimonia di aver pianto molto, ma non si arrende: resta a San Giovanni Rotondo, ritorna al turno della confessione, e – allora – padre Pio lo accoglie, lo confessa, gli dà l’assoluzione, lo abbraccia; Giovanni Zucca (al secolo) diventa suo figlio spirituale.
Ecco, così, che nascerà la sua vocazione: lascerà la sua ragazza, con l’intento di diventare Cappuccino, seguendo l’esempio di san Pio da Pietrelcina. Vorrebbe intraprendere il cammino vocazionale a San Giovanni Rotondo, ma padre Pio gli dirà di proseguire in Sardegna perché “lì farai molto bene”.
E così è stato: un fraticello umile che, dopo la morte del nostro Beato fra Nicola da Gesturi, venne mandato dal Ministro Provinciale del tempo, fra Filippo Pili, per la questua a Cagliari. Qui, la gente cominciava a vedere in fra Nazareno un uomo di Dio, di pietà e di molta preghiera; e iniziava a ricevere grazie, guarigioni fisiche, perché aveva il dono di scrutare i cuori.
Pian piano la gente scoprì questo e venne preso d’assalto il convento di Cagliari. Io ho assistito – perché l’estate andavo da lui – al suo ministero di consolazione degli afflitti e di accoglienza incondizionata delle persone: anche fino a cinquanta al giorno».
Un ministero di preghiera, lavoro e ascolto
«Dico subito che era un uomo di preghiera: si alzava alle due del mattino e rimaneva in preghiera fino alle sette, quando andava alla Santa Messa. Dopo aver consumato un po’ di tè, accoglieva la gente. Quando non lo faceva, lo trovavi con la zappa a lavorare.
Maggiore era – però – il ministero della consolazione degli afflitti; infatti, volle edificare un santuario, nella periferia di Cagliari, dedicato alla Madonna Consolazione degli afflitti. Per ognuno aveva una parola, per ognuno aveva una preghiera; ognuno ascoltava e per tutti aveva un consiglio, e la gente andava via contenta. Abbiamo tante grazie operate in vita da fra Nazareno».
Foto di fra Piero Sirianni

Italia


